I no green pass alla borgata Circo Massimo

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21/10/2018 Roma,Italia 5 Stelle, interventi di chiusura (Photo: Francesco FotiaFrancesco Fotia / AGF)
21/10/2018 Roma,Italia 5 Stelle, interventi di chiusura (Photo: Francesco FotiaFrancesco Fotia / AGF)

Fa un certo effetto osservare le critiche dei cosiddetti libertari nostrani a proposito della cosiddetta “stretta alle manifestazioni” dei no green pass. Per cogliere la distorsione cognitiva che piega il dibattito sulla falsa alternativa ‘Stato autoritario/no vax alfieri della libertà’ basterebbe dare una scorsa alla vituperata circolare della ministra Lamorgese. Prendiamo la decisione di vietare il dissenso nei centri storici, spostandolo dai luoghi dello shopping alle aree limitrofe, più appropriate per evitare disordini e ulteriori assembramenti. Prendiamo Roma, dove al posto della sfortunata piazza del Popolo, tra le aree possibili per urlare contro la dittatura del green pass, sabato prossimo, è stata individuato il Circo Massimo.

Sì proprio il Circo Massimo, antica Valle Murcia, sotto le pendici del Palatino e dell’Aventino. Dove, ben prima delle bighe di Ben Hur e dello spogliarello della Ferilli per lo scudetto dell’amata Roma, la tradizione vuole sia avvenuto il celebre Ratto delle Sabine. In pratica, la fondazione con altri mezzi (più o meno leciti, ma è materia per la cancel culture) della civiltà romana ed europea. Luogo di fasti antichi e moderni, dove non hanno esitato a fare un bel casino il Boss Springsteen, e i Rolling Stones, con tanto di contenzioso sugli introiti che non mancò di arrivare alla Corte dei Conti. E in altre notti di coppe e di campioni, con alterne fortune, dove Antonello Venditti poggiava il panama sul pianoforte come fosse nel suo salotto o dove la nazionale campione del mondo del condottiero Lippi festeggiava il suo trionfo in terra germanica.

Il Circo Massimo dove recentemente è stato rinvenuto un secondo arco di Tito, (quello famoso è ai Fori), il generale che distrusse i giudei e il loro tempio a Gerusalemme. E sarà il solito scherzo della storia se proprio sulla sua sommità in tempi successivi verranno tumulati gli ebrei romani (oggi c’è un grazioso roseto con pianta a candelabro a sette braccia). Il più grande edificio per spettacoli dell’antichità con i suoi 600 metri di lunghezza e 140 di larghezza. Teatro in legno delle corse dei carri al tempo dei re tarquini, poi circo in marmo con il dittatore Giulio Cesare, imponenti lavori di ristrutturazione che non dovettero evitare - pare - che da un focolaio nelle botteghe limitrofe divampasse secoli dopo il paradigmatico incendio attribuito a Nerone.

Per tornare al legittimo dissenso democratico, laddove Sergio Cofferati portò ben tre milioni di persone contro l’articolo 18 del governo Berlusconi, e gli stessi cinque stelle non esitarono a celebrare l’acme della rivoluzione, con tanto di candida manina complottista agitata da Beppe Grillo contro il Quirinale dai “troppi poteri”. Insomma il Circo Massimo, oggi simbolo della cosiddetta stretta autoritaria, vero cuore di Roma più che una borgata dove spedire spaesati no green pass. Magari periferia della ragione, quello sì.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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