Forza nuova, attacco al cuore della Cgil

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Un gruppo di manifestanti è entrato nella sede della Cgil a Roma, 09 ottobre.
Un gruppo di manifestanti è entrato nella sede della Cgil a Roma, 09 ottobre.

Nel giorno in cui la Lega chiede ad alta voce l’allungamento della validità dei tamponi a 72 ore per evitare “il caos” in vista del 15 ottobre, la protesta No Vax incendia la Capitale. Diecimila persone da piazza del Popolo si disperdono in cortei non autorizzati, la polizia presidia il “triangolo” tra il Parlamento e Palazzo Chigi, idranti e fumogeni contro petardi e bombe carta, viene occupata la sede della Cgil. C’è un agente ferito. Il Viminale è in massima allerta: la tensione nel Paese sta salendo, la paura di infiltrazioni è realtà. Con interi pezzi di manifestazione inquinati da violenti in passamontagna accanto alle famiglie con passeggini, insulti a Draghi “boia” e Mattarella, la presenza netta dell’estrema destra, il leader di Forza Nuova Castellino che minaccia: “Stasera ci prendiamo Roma”. Fibrillazioni anche a Milano.

Un corto circuito che infiamma il clima politico e isola il partito di Salvini dal restro della maggioranza. Draghi a sera tira dritto: “Solidarietà a Landini e ai sindacati, presidio di democrazia e diritti dei lavoratori, intimidazione inaccettabile”. Anche Mattarella chiama il segretario della Cgil. Mentre il segretario Dem Letta chiede di sciogliere Forza Nuova. Ma la nota di Palazzo Chigi contiene un’inequivoca direzione di marcia: “Il governo prosegue nel suo impegno per portare a termine la campagna di vaccinazione e ringrazia i milioni di italiani che hanno gia’ aderito”.

Una porta in faccia per le aspettative di Salvini. Che, dopo ore di silenzio, è uscito in sincrono con la Meloni con una scarna nota: “La violenza non è mai giustificata, non confondiamola con le richieste ragionevoli di chi vuole tutelare diritti e lavoro”. Appena più articolata la posizione della leader FdI: “Violenze vergognose, solidarietà a Landini, ma anche ai manifestanti pacifici, sbigottita da pessima gestione del Viminale”. Intanto, il resto delle forze politiche “risponde” all’allarme degli scontri di piazza. “Attenzione a non soffiare sul fuoco della protesta” avvisa il totiano Napoli. “Non c’è spazio per i violenti” è l’altolà del coordinatore forzista Tajani. La capogruppo al Senato Bernini invoca “tolleranza zero contro gli estremismi”. “E’ fascismo, una prova di forza contro lo Stato, tutti i partiti condannino”, attacca il Dem Enrico Borghi. Ancora più esplicito l’ex ministro Boccia: “Lega e FdI si distanzino da scontri fomentati dagli squadristi di destra”. Il ministro Speranxa esprime solidarietà alla Cgil: “Squadrismo inaccettabile”. Durissimo anche il titolare degli Esteri Di Maio: “Non sono manifestanti, sono delinquenti”.

E’ l’epilogo cupo di una giornata cominciata con l’apertura di un nuovo fronte strategico e comunicativo da parte della Lega, frutto della tregua siglata nell’ufficio di Salvini tra l’anima di lotta e di governo. Un tridente: la doppia intervista di Zaia e Fedriga a favore dei test nasali fai-da-te, e il Capitano a ruota: “Allungare il green pass è doveroso. Fondamentale evitare caos, blocchi e licenziamenti”. Se ne parlerà in conferenza delle Regioni, che Fedriga presiede, mercoledì prossimo.

Mossa accolta gelidamente tra Palazzo Chigi e il ministero della Salute. “Il decreto per il green pass nei luoghi di lavoro è stato varato con largo anticipo proprio per dare tempo alle imprese di organizzarsi. Non è una decisione presa dall’oggi al domani. Siamo nel campo della scienza e chi ne fa una questione politica sbaglia” avvisa il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Draghi è irritato, l’ala rigorista non intende fare passi indietro. Reduce dal faccia a faccia chiarificatore con il leader leghista, il premier non si aspettava un attacco su uno dei provvedimenti cruciali per il governo e per la ripresa economica su cui tanto sta investendo. Dal ministero do Brunetta rispondono con i fatti: le linee guida per applicare la carta verde nella Pubblica Amministrazione sono pronte. Al dicastero di Speranza si fatica a trattenere l’insofferenza per l’ennesimo “più uno” del partito più irrequieto del governo. “Se ci saranno criticità saranno gestite, ma mettere in discussione l’impianto è questione di credibilità” trapela.

Dal Nazareno arriva la stessa linea: “L’unica strada è il rispetto delle norme votate da tutti e il monitoraggio della loro applicazione, poi valuterà il governo”. Un richiamo esplicito al voto dei ministri padani nel consiglio dei ministri che ha varato il “super green pass”. No basta: l Pd fa uscire i suoi uomini sul territorio. L’assessore alla Sanità di Zingaretti, D’Amato, uomo forte delle vaccinazioni nel Lazio: “No alle deroghe, servono certezze”. Poi il governatore toscano Giani: “Incomprensibile allungare la validità dei tamponi”. Scelta condivisa dall’infettivologo Bassetti: “In nessun Paese Ue valgono 72 ore, troppi rischi”.

Forza Italia si posizione all’estremo opposto della battaglia leghista. Bernini, infatti, individua una soluzione ben diversa: “Per evitare il caos e tutelare l’economia il governo valuti l’introduzione dell’obbligo vaccinale”. Claudio Borghi, frontman parlamentare della battaglia leghista al green pass, non depone le armi: “Quel testo non l’aveva visto nessuno, è stato il prequel della delega fiscale, un metodo sbagliato che abbiamo contestato. Sono contento che con percorsi diversi nella Lega siamo arrivati tutti allo stesso punto”. Già: a sera la Lega è unita, ma completamente sola. In un contesto così incandescente che potrebbe diventare difficile da maneggiare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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