No no-vax

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Mario Draghi (Photo: Getty)
Mario Draghi (Photo: Getty)

È quando Maurizio Landini sposta l’obiettivo sull’obbligo vaccinale che Mario Draghi ferma la discussione. Al tavolo affollato di palazzo Chigi siedono anche quattro ministri e i leader di Cisl e Uil. Ma la riunione ormai si è fatta a due. Il premier è risoluto: solo l’estensione del green pass per tutti i lavoratori può tirare la campagna di vaccinazione fuori dalla palude della saturazione. La linea, spinta fin dall’inizio da Renato Brunetta e da Roberto Speranza, non si tocca. Ed è a quel punto che il segretario della Cgil capisce che la prima richiesta è stata bocciata. Draghi snocciola i dettagli del decreto che vuole portare giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri: i tamponi per il certificato verde li pagheranno i lavoratori, non lo Stato. La discussione si riaccende di nuovo. Intervengono anche i ministri per ribadire la linea delle fermezza: i test gratuiti frenano le vaccinazioni, insomma tutto il contrario di quello che invece bisogna fare. E in fretta.

Le parole dei ministri non spengono l’insistenza di Landini, mentre i segretari delle altre due sigle si defilano, quantomeno nei toni. Prima di tornare a parlare dei tamponi, il premier completa il ragionamento sulla soluzione alternativa dell’obbligo vaccinale: il green pass, che si può ottenere anche con il tampone, offre una discrezionalità al lavoratore che non si vuole vaccinare. Può cioè andare a lavoro e non essere sanzionato, mentre l’obbligo chiude questa possibilità. Poi passa ai test. Il premier non ha mai preso in considerazione l’idea di caricare il costo sulle casse dello Stato e non tanto per ragioni economiche. Ora quell’idea è pronta a farsi norma: il tampone lo paga il lavoratore perché l’alternativa - il vaccino - c’è ed è gratuita. Se invece paga lo Stato, in ultima istanza i cittadini, non si aumenta la propensione alla vaccinazione. Landini, che a inizio riunione aveva chiesto tamponi gratuiti fino al 31 dicembre, in linea con la durata dello stato d’emergenza, propone una mediazione: test gratis per un periodo di tempo limitato. Ma il premier e i ministri non vogliono generare una discriminazione nei confronti del mondo della scuola, dove l’obbligo del green pass prevede il costo del tampone a carico del personale fin dal primo giorno dell’entrata in vigore.

Quando i segretari di Cgil, Cisl e Uil lasciano palazzo Chigi, la scollatura con il Governo rimbalza nelle dichiarazioni rilasciate davanti alle telecamere. Landini dice che “il Governo rifletterà sulla richiesta dei tamponi gratis”, ma Draghi e i ministri che sono rimasti dentro intanto vanno avanti con la road map: convocazione del Consiglio dei ministri all’indomani, al mattino la cabina di regia per chiudere il cerchio con Matteo Salvini e poi l’incontro con le Regioni. Il passaggio con la Lega è tutt’altro che secondario e questa consapevolezza pervade anche il presidente del Consiglio, ma allo stesso tempo l’isolamento di Salvini dentro al Carroccio gioca a favore di un disegno che non si vuole comunque consegnare alla bagarre.

Lo schema del decreto dice che l’obbligo del green pass sarà esteso a tutti i lavoratori, pubblici e privati, a partire da ottobre. Già 13,9 milioni hanno la certificazione verde, ma all’appello mancano 4,1 milioni. Nel comparto pubblico sono due milioni, tra personale sanitario e scolastico, gli statali che devono esibire il pass: con l’allargamento si tirerà dentro anche la fetta restante. Sono circa 1,2 milioni di lavoratori impiegati nei ministeri e negli enti locali e tra questi si stima che siano 300mila quelli a non essersi vaccinati. Molto più ampia è la platea dei lavoratori impiegati nel privato. Ma per il Governo la distinzione è solo formale. “Il principio alla base dell’estensione del green pass - spiegano fonti dell’esecutivo - è quello dell’uniformità e per questo si farà un provvedimento organico”. Anche le misure che accompagnano l’estensione dell’obbligo hanno questa traccia: le sanzioni saranno uguali a quelle già in vigore per la scuola e cioè la sospensione dal lavoro, con annesso stop allo stipendio, dopo cinque giorni di assenza ingiustificata perché non si è possesso del certificato verde. I lavoratori che non avranno il pass - e questo è un punto che hanno ottenuto i sindacati - non potranno essere licenziati. I tamponi, si diceva, saranno a carico dei lavoratori, fatta eccezione per i dipendenti che sono impossibilitati a vaccinarsi per motivi di salute. Anche qui si seguirà il modello scuola, quindi prezzo calmierato a 15 euro.

Il testo è di fatto pronto e dovrebbe contenere anche il rifinanziamento, seppure rimaneggiato, dell’indennità di malattia per chi è in quarantena. C’è anche un altro bollino, oltre a quello del Governo, sul decreto: è quello di Confindustria. Carlo Bonomi non è stato convocato a palazzo Chigi e una ragione c’è: il via libera degli industriali al disegno del Governo è arrivato ieri, attraverso contatti che hanno coinvolto alcuni ministri e viale dell’Astronomia. Gli industriali hanno detto sì dall’inizio all’estensione dell’obbligo del green pass, opponendosi però all’ipotesi dei tamponi a carico delle imprese. Quando dall’esecutivo è arrivata la rassicurazione che a pagare il test saranno i lavoratori, tutto è finito in discesa. Ma il mondo del lavoro, destinatario delle nuove misure, è spaccato.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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