No Vax come l'aborto? Perché l'urticante messaggio dei vescovi non può non dividere

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Holy Mass celebrated by Pope Francis in suffrage for the deceased Cardinals and Bishops during the year. Vatican City (Vatican), November 4th, 2021 (Photo by Pool/P. Scavuzzo/GG/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
Holy Mass celebrated by Pope Francis in suffrage for the deceased Cardinals and Bishops during the year. Vatican City (Vatican), November 4th, 2021 (Photo by Pool/P. Scavuzzo/GG/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

Nel messaggio dei vescovi italiani in preparazione della prossima Giornata nazionale per la vita c’è un “anche” che pesa come un macigno. I vescovi usano parole forti per contrapporre due atteggiamenti. Da una parte ci sono l’impegno e la generosa dedizione di quanti, fin dai primi giorni della pandemia, si sono presi cura di ogni vita, talvolta mettendo a rischio la propria. Queste donne e questi uomini sono “la parte migliore della Chiesa e del Paese” e a loro ”è legata la speranza di una ripartenza che ci renda davvero migliori”. Dall’altra ci sono “manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità” spesso ispirate a una “malintesa affermazione di libertà” e a una “distorta concezione dei diritti”. Molte persone hanno agito così perché “comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia”, ma i vescovi non esitano a denunciare la gravità di comportamenti e discorsi che, in altri casi, esprimono “una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione”.

I vescovi stanno parlando anche di chi continua a rifiutare il vaccino? Il testo non lo dice esplicitamente, ma il riferimento alle comprensibili paure sembrerebbe autorizzare questa lettura. Non ci sono dubbi, in ogni caso, sul valore riconosciuto alla vaccinazione come strumento essenziale nella lotta contro la pandemia. Se i vaccini rappresentassero una minaccia per la libertà, la dignità e la salute delle persone, se si trattasse di uno strumento al servizio di complotti luciferini, di un insulto alla legge di Dio, dovrebbe essere considerato un privilegio quello dei poveri del mondo, che rimangono assai lontani dal livello di profilassi raggiunto nei paesi ricchi grazie alla vaccinazione di massa. Ma i vescovi dicono esattamente il contrario: il fatto che, anche per i vaccini, prima vengano i ricchi fa sì che i poveri, “come sempre accade”, paghino il prezzo più alto, che la loro vita sia meno custodita dall’insidia del male.

L’analisi del testo potrebbe anche fermarsi a questo punto, considerandolo un esempio fra i tanti della tesi che il vaccino è un dovere di solidarietà, oltre che un diritto. Ma i vescovi fanno un passo oltre ed è questo il collegamento al quale alludevo all’inizio. Alla dura condanna di una malintesa affermazione di libertà e di una distorta concezione dei diritti segue immediatamente l’affermazione che anche la riaffermazione del diritto all’aborto e la prospettiva di un referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente “vanno nella medesima direzione”.

Non può sfuggire il significato dirompente di questo allineamento del rifiuto delle limitazioni di libertà e diritti imposte dalle esigenze di tutela della salute pubblica a quello dei limiti all’autodeterminazione in alcune fondamentali questioni bioetiche.

È facile immaginare che non sarà apprezzato da quanti, all’interno della Chiesa, rifiutano vaccini e controlli, in qualche caso con il linguaggio di un estremismo inquietante, ma insistono nel sostenere che dovrebbe essere negata la comunione a quanti non si oppongono con adeguato vigore alle leggi che consentono l’interruzione volontaria della gravidanza. Anche se non dovrebbero avere motivo di temere che qualcuno proponga analoga sanzione per chi, con le sue azioni e le sue omissioni, si sottrae al dovere di dare il suo contributo alla custodia della vita di tutti o mette addirittura a repentaglio la salute degli altri.

La continuità indicata nel messaggio non può che risultare fortemente urticante anche per tutti coloro che considerano il diritto all’aborto e all’eutanasia una conseguenza del pieno riconoscimento e non della perversione del valore della libertà e che sono certamente i più nel primo caso e almeno molti nel secondo. Per questi lettori il messaggio sarà probabilmente una conferma che la Chiesa può essere un alleato prezioso su alcuni temi, ma resta un avversario irriducibile su altri, con la sua pretesa di trasformare i suoi peccati in reati. È la Chiesa a non voler capire cosa siano e cosa implichino la libertà e i diritti.

Resta però il fatto che i vescovi italiani utilizzano l’argomento più pesante fra quelli a loro disposizione a supporto della tesi che quel che accade in tempo di pandemia è cruciale per comprendere e orientare l’etica del quotidiano in una società pluralistica e complessa. Il tema, che non può che essere di comune interesse, è quello delle premesse di uno sviluppo umano integrale, per citare la pagina della Caritas in veritate nella quale Benedetto XVI attribuiva in questa prospettiva alle questioni bioetiche il significato di un aut aut decisivo.

Le posizioni su aborto ed eutanasia resteranno diverse. Ma non può essere facilmente accantonata la sollecitazione a riconsiderare il modo in cui ci siamo abituati a pensare libertà e diritti, in Italia come nelle altre democrazie occidentali. Serve fiducia nella scienza per vincere questa battaglia. Ma serve anche qualcosa che le evidenze scientifiche, da sole, non ci daranno mai e che riguarda quel che siamo disposti a fare non solo per noi, ma anche per gli altri. È “il dovere di responsabilità, particolarmente verso i più fragili”, che il presidente Mattarella è tornato a indicare nel suo intervento alla cerimonia di celebrazione de “I giorni della ricerca”. Forse la fedeltà al Vangelo è diventata un problema di pochi, ma quella allo spirito della Costituzione è un dovere di tutti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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