I No Vax di Confalonieri e il nostro confortevole Truman show

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(Photo: MIGUEL MEDINA via Getty Images)
(Photo: MIGUEL MEDINA via Getty Images)

Fedele Confalonieri ha sempre impersonato l’anima colta, garbata, pragmatica senza infingimenti, purtroppo non maggioritaria, del mondo berlusconiano: una specie di rimedio al pragmatismo mascherato da scanzonata ipocrisia di Silvio Berlusconi. E infatti stamattina, in un colloquio sul Foglio con Salvatore Merlo, Confalonieri spiega con disincanto l’ineluttabilità della smisurata e smodata presenza di no vax nei dibattiti di Mediaset: “Il talk show deve fare casino, sennò chi lo guarda?”. La questione è imperdibile: i talk show sono così perché la politica è così; oppure chissà, la politica è così perché i talk show la vogliono così.

Quasi trent’anni fa, la sera penosa delle monetine al Raphaël, Berlusconi era con Bettino Craxi per abbracciarlo di solidarietà e non ricordo se Craxi o uno dei suoi gli disse perfetto, tutto molto bello, ma intanto le tue tv collaborano all’elevazione all’eroismo della Procura di Milano, e alla riduzione al gangsterismo della Prima Repubblica - molti ricorderanno le dirette davanti al palazzo di giustizia per la gioiosa contabilità dei rastrellamenti. Berlusconi – la scanzonata ipocrisia – si alzò e allargò le braccia nel caro slancio mistico, a mimare Gesù in croce, e attaccò con una litania in rima baciata: “Mentana/Pamparana”, cioè due giornalisti provenienti proprio dal mondo socialista, e ormai a cavallo dell’onda manettara (come la stragrande maggioranza di noi). Naturalmente Berlusconi giocava all’editore liberale, e l’avrebbe fatto per i decenni successivi, ma il punto era già quello: il popolo voleva il sangue, come oggi vuole il casino, e gli si diede il sangue come oggi gli si dà il casino.

L’aspetto straordinario del conflitto d’interessi di Berlusconi non è, al contrario dell’arguzia dominante, che non confliggessero affatto: confliggevano e confliggono. Berlusconi sta con Craxi e le sue tv lo fucilano, Berlusconi è contro i Cinque stelle e le sue tv li coccolano, Berlusconi è pro vax e le sue tv blandiscono i no vax. L’interesse politico di Berlusconi confligge con l’interesse commerciale delle sue tv, e non è per nulla una questione di liberalismo, ma di profitto: sennò chi li guarda i talk show?

Un bel problema, perché non è una questione che riguardi soltanto Mediaset, riguarda l’intero panorama televisivo italiano, e non sarò certo io a rabbrividire davanti alle esigenze di far quadrare i bilanci. Ma il problema c’è: fino a che punto anche l’informazione politica giustifica di farsi intrattenimento, anzi proprio il circo con marionette e saltimbanchi, perché altrimenti a casa cambiano canale? Qui di santi non ce ne sono: la questione interroga anche la carta stampata, o online come nel nostro caso, e per esempio negli ultimi giorni siamo andati al setaccio dei canali web antivaccinisti per estrarne le posizioni più rimbambite e minacciose ed elevarle a paradigma, o meglio a consuetudine. Va a finire che raccontiamo chi sempre, chi spesso, chi talvolta, un mondo al contrario.

Trent’anni fa abbiamo linciato la Prima Repubblica, ormai proterva e morente, come il prodotto banditesco di mafia e corruzione, quando era la Prima Repubblica nata dalla Resistenza, dalla scrittura della Costituzione, dallo schieramento nel mondo libero e democratico, e aveva trascinato il paese nel benessere e nella modernità. Se avessimo misurato gli errori (e i reati) successivi sui meriti precedenti, senza curarci troppo di navigare comodamente col vento in poppa, ora vivremmo in un altro paese: in quei tre anni, dal 1992 al 1994, abbiamo costruito con cemento armato le fondamenta su cui hanno trovato domicilio il dipietrismo (e il dipietrismo dell’intera sinistra), la ridicola retorica anticasta, la ancora più ridicola retorica dell’emergenza corruzione (la nostra emergenza è che siamo rimasti agli anni Novanta e oggi ci servono i soldi del Recovery per rimetterci in pari col resto d’Europa), l’inevitabile filiazione del grillismo, un colossale cazzonismo in cui tutto ormai è carnevalata, è finzione – sennò chi lo guarda il talk show, chi mi segue su Facebook, chi mi vota?

Alla fine a Mediaset fanno il reality coi no vax per gli stessi motivi per cui Enrico Letta segue Matteo Salvini sul terreno dei suonatori di trombetta – quanto mi dispiace, per la stima che ho di Letta – e non si accorge di salvinizzarsi. È diventato tutto un Truman show, ce lo siamo costruiti da soli e lo troviamo molto confortevole. Però il mondo è là fuori.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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