Nobili: operazione Antiterrorismo Milano è più importante d’Europa

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Milano, 11 giu. (askanews) - "Si tratta della più importante operazione portata a termine in Europa, contro un'organizzazione che ha messo in mano anche a terroristi dei documenti d'identità consentendogli così di girare per tutti i Paesi. Dare dei documenti a dei terroristi consentendogli di muoversi in tutta Europa, equivale ad armarli". E' quanto ha dichiarato il coordinatore della Sezione antiterrorismo della procura di Milano, Alberto Nobili, parlando dell'ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip del capoluogo lombardo Raffaella Mascarino a carico di cinque cittadini ucraini, uno romeno e uno russo accusati di far parte di una organizzazione internazionale dedita al traffico di documenti falsi. Documenti che sarebbero finiti ad almeno trenta soggetti contigui al terrorismo islamico coinvolti in indagini svolte praticamente in tutti i Paesi europei. Complimentandosi con i poliziotti della divisione Antiterrorismo della Digos di Milano che hanno svolto le indagini coordinate dal suo ufficio (a cui ha contribuito la guardia di finanza per i complessi accertamenti economico-finanziari), Nobili ha definito l'attività svolta come "umile, sottotraccia, da mediano di spinta che blocca l'affondo avversario".

Tra i sette destinatari del provvedimento ci sono il presunto capo del "gruppo ucraino" dell'organizzazione, il 43enne ucraino Vitalii Zaiats (titolare di una ditta di spedizioni in Ucraina dove vive, arrestato ieri appena arrivato a Milano per consegnare dei documenti falsi), e il 35enne russo di etnia cecena Turko Arsimekov, che era uscito dal carcere di Opera da tre giorni dopo essere stato arrestato l'11 novembre 2020 nell'abitazione nel Varesotto dove abita con la moglie e i loro cinque figli. Arsimekov, ufficialmente disoccupato, risulta essere anche indagato per associazione con finalità di terrorismo perché accusato di essere l'unico dell'organizzazione a conoscenza del fatto che alcuni documenti contraffatti erano stati richiesti e ottenuti da soggetti legati all'estremismo jahidista. Arsimekov, attraverso un austriaco di origine kosovara, era ad esempio entrato in contatto (aveva la sua fototessera in uno dei suoi cellulari) con il 20enne di origine macedone Kujtimi Fejzulai, che il 2 novembre 2020 a Vienna uccise quattro persone dopo aver ripetutamente ma invano cercato di andare in Siria a combattere con l'Isis.

Con loro sono tornati in carcere (erano già stati arrestati nel dicembre 2020 in un deposito a Pogliano Milanese) tre corrieri che si occupavano della consegna materiale dei documenti: un romeno di origine ucraina residente a Pioltello (Milano), un ucraino residente a Legnano (Varese) e uno ucraino residente in Romania. Gli ultimi due arrestati sono invece due insospettabili: madre e figlio ucraini, 65 anni lei, 43 anni lui, residenti in un'abitazione del popolare quartiere Affori di Milano. Secondo l'accusa, i due facevano da tramite tra i corrieri e Arsimekov che passava quasi tutta la sua giornata attaccato al pc e suoi social per procacciare clienti e promuovere i servizi dell'organizzazione: "800 euro per i permessi di soggiorno, 400 per i documenti quali carta d'identità e patenti di guida, 1.600-2.000 euro per un passaporto". Prezzi altissimi nel mercato del falso ma che erano giustificati dalla qualità altrettanto elevata del prodotto contraffatto e praticamente identico all'originale emesso dalle autorità di Lettonia, Lituania, Romania, Moldavia, Polonia, e per le patenti anche dall'Ucraina. E, secondo gli inquirenti, era sempre il 35enne russo di etnia cecena a ricevere gli ordini, i pagamenti e le fotografie dei clienti e a trasmetterli a Zaiats che produceva i falsi documenti e li faceva avere ad Arsimekov tramite corrieri via madre e figlio.

Ora le indagini dei poliziotti dell'antiterrorismo della Digos milanese proseguono, anche nell'analizzare la mastodontica mole di dati recuperati nella memoria dei 14 telefoni e dei quattro computer sequestrati ad Arsimekov. Nel frattempo, diverse e preziose informazioni sono già state girate agli organi di polizia europea e alle autorità giudiziarie di diversi Paesi dell'area Schengen perché possano procedere con operazioni analoghe.