Non è bastato il referendum, gli inglesi continuano a dividersi sulla Brexit

Gregorio Sorgi
Pro-EU demonstrators in their tens of thousands flood Whitehall during the 'March for a People's Vote' in London, England, on June 23, 2018. The march was organised by campaigners to call for the terms of the UK's eventual Brexit deal to be put before the British people in the form of a public vote. Exactly two years have now passed since Britain's deeply divisive referendum on EU membership, with the country due to leave the union in March 2019. (Photo by David Cliff/NurPhoto via Getty Images)

Le due piazze della Brexit distano pochi metri, ma parlano due lingue completamente diverse. I maxi schermi che sono stati allestiti nella piazza degli europeisti, a due passi dal Parlamento, proiettano i volti placidi e distesi dei paladini della soft Brexit, che salgono sul palco e chiedono a gran voce di avere un secondo referendum dopo l'accordo con la Ue. Gli oratori non vengono tutti dalla stessa parrocchia, anzi. C'e Anna Soubry, deputato conservatore, che mercoledì scorso ha votato, contro le indicazioni del suo stesso partito, a favore di un emendamento che avrebbe lasciato il verdetto della Brexit nelle mani del Parlamento. Prima di lei, era salito sul palco David Lammy, storico volto di punta del Partito Laburista, già ministro nel governo Brown, che ha inveito contro il suo stesso leader: "Jeremy Corbyn, riesci a sentirmi?".

Tra il popolo della soft-Brexit, le bandiere britanniche dell'Union Jack si mischiano con gli stendardi dell'Unione Europea, e occasionalmente spuntano fuori i colori degli altri stati membri: Francia, Germania, Polonia, Spagna. Gli studenti cantano, e sollevano bandiere e striscioni: "Usciamo dalla Brexit" oppure, "Avremmo un accordo, e sarà un pessimo accordo". Ma la piazza europeista non è fatta di soli giovani, anzi. Ci sono tanti nonni con i nipoti sulle spalle, e con un entusiasmo da ragazzini: il cappellino con le 28 stelle, e il volto dipinto con i colori dell'Ue.

La piazza della hard Brexit, vicinissima ma difficile da raggiungere per via dei cordoni della polizia che tracciano un confine tra i due "popoli", si auto- definisce "una marcia per la libertà". È proprio questa la parola più pronunciata dai dimostranti: libertà da Bruxelles, libertà dai burocrati, libertà dalla Germania. "Abbiamo vinto due guerre ma siamo sempre schiavi della Germania", grida un manifestante. Alle sue spalle, quattro giovani reggono una bandiera dell'Unione Europea con una falce e martello. Perché? "L'Unione Europea è la nuova...

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