Non è mai troppo tardi per leggere un capolavoro come "Il male oscuro" di Giuseppe Berto

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Non ho ancora letto il romanzo “La cosa buffa” di Giuseppe Berto riproposto in questi giorni dall’editore Neri Pozza. Lo farò presto perché sono molto curioso, ma soprattutto sono sicuro che l’autore di un capolavoro come “Il male oscuro” non possa aver scritto un brutto libro. Quello che davvero non capisco è perché tante persone colte, “lettori forti” come si dice, e che non si perderebbero per nessuna ragione al mondo l’ultima, attraente novità editoriale, non si siano ancora tuffati nella lettura del “Male oscuro”: un romanzo, come si dice, di una “modernità” imperitura, un libro-confessione che sa miscelare alla perfezione ironia e dramma personale, psicopatologia e sarcasmo liberatorio, in una lingua fresca, pungente, arguta, disperata (avete presente il monologo senza punteggiatura di Molly Bloom? Ecco).

Non saprei ben capire il perché di tanta sordità, di tanta riluttanza a divorare senza indugio questo capolavoro, e neanche Emanuele Trevi e Camilla Baresani, che hanno scritto cose molto intelligenti su Berto, riescono a fornire una spiegazione convincente. Forse il pur esausto residuo mentale di chi ancora reagisce alla nomea di uomo rinchiuso nel recinto infetto della “destra”? Il ricordo dell’“epico scontro” con Dacia Maraini per via di un premio ingiustamente negato? O l’assoluta anomalia del suo stile, del suo linguaggio, la sua inclassificabilità, la sua un po’ misantropica refrattarietà all’autopromozione, ai riti logori della società letteraria? Comunque, non è mai troppo tardi: Berto e il suo capolavoro vi aspettano.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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