Non è un caso se il Califfo ha fatto subito uccidere due preti

Due preti armeni Housib Abraham Bidoyan, capo della Chiesa cattolica armena di Qamishli, e suo padre sono stati uccisi dal Califfato dell'Isis. È il primo assassinio di religiosi da quando Abu Ibrahim al-Qurashi ha preso il posto del califfo Abu Bakr al Baghdadi, l'uomo la cui uccisione era stata da poco raccontata trionfalmente da Trump.

A dimostrazione che l'unica strada per una pace duratura con l'Islam è un dialogo che che consenta di far emergere la parte non fanatica e fondamentalista della religione fondata da Maometto e non l'uccisione di chi comanda, operazione che ottiene l'unico effetto di riproporre un capo peggiore di quello assassinato.

Califfi, sultani, sceicchi, imam, sono termini che noi occidentali usiamo come fossero sinonimi, ma ci sbagliamo. In particolare, è necessario sapere che il califfato è quella forma di governo fortemente caratterizzato dalla religione musulmana che ha l'obiettivo di proseguire l'attività politica e religiosa del profeta Maometto ricostituendo il suo regno. Il califfo alla base del suo odio verso l'occidente, e quindi i cristiani, ha la ferita aperta nel 1924 quando venne abolito, in Turchia, il califfato. Per questo il 29 giugno 2014 l'Isis aveva annunciato a Mosul, in Iraq, proprio la ricostituzione del califfato. Da allora dice di aver ricostituito lo stato islamico, quello stato che ora ha per califfo Abu Ibrahim al-Quras che infatti non per nulla si è subito premurato di uccidere due preti cristiani.

L'Islam afferma di adorare il medesimo Dio della Bibbia ma, nel califfato, si presenta come antagonista del cristianesimo. Il lavoro culturale sarebbe quello di sposare l'affermazione per cui la religione del musulmano non è antagonista del cristianesimo, ma alternativa. Il monoteismo di Maometto non è semplicemente quello giudeo ma è, dichiaratamente, un monotesimo antitrinitario: nella dichiarazione del fedele musulmano si ripete che Allah "non è stato generato e non ha mai generato".

Questa espressione non esiste nella Torah, e può essere dovuta solo alla fonte di cristianesimo monofisita che Maometto aveva conosciuto. Dopo il Concilio di Calcedonia del 451, quello che rigettò il monofisimo ovvero la definizione del dogma cristiano per cui Gesù Cristo ha due nature, quella divina e quella umana e non solo quella divina, Egitto e Siria si chiusero nelle proprie tradizioni. Ma da quel cristianesimo, invece, Maometto rimase affascinato. La fonte monofisita cristiana legata ad Antiochia ed Alessandria che gli parlava di Cristo, gli diceva che il Messia cristiano aveva una sola natura, quella umana, e che Maria era madre e vergine, ma negava che fosse la Madre di Dio.

Può l'Islam fermarsi a questa affermazione senza dover aggiungere che devono essere sterminati i cristiani convinti che Cristo sia uomo e allo stesso tempo anche Dio? La gran parte del mondo musulmano dice di sì: ma forse, per facilitare l'espandersi di questa convinzione, bisognerebbe trovare la strada politica per sanare la ferita inferta dall'abrogazione di quel califfato solo morale e spirituale che c'era all'epoca.