Non c'è pace sulle capesante

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Macron/Johnson (Photo: ansa/Getty)
Macron/Johnson (Photo: ansa/Getty)

Per evitare che la “guerra delle capesante” assuma le proporzioni di una nuova battaglia di Trafalgar, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Boris Johnson hanno provato a calmare le acque della Manica, agitate dal dossier dei diritti di pesca post-Brexit. Ma lo tsunami diplomatico che in questi ultimi giorni si è abbattuto sul canale non sembra ancora essere passato visto l’esito delle discussioni di oggi tra il primo ministro e il presidente a margine del G20 di Roma.

Un colloquio bilaterale di mezz’ora avvenuto a porte chiuse. Secondo quanto riferito dall’Eliseo al termine del bilaterale, i due leader hanno trovato un’intesa su un pacchetto di misure che verrà applicato nei prossimi giorni per allentare le tensioni emerse sulle licenze che Londra deve accordare ai pescatori francesi affinché continuino ad operare nelle acque britanniche. Una posizione smentita pochi minuti dopo da Downing Street, secondo il quale la posizione di Londra “non è cambiata”. “Se il Governo francese vuole presentarsi con delle proposte per una de-escalation rispetto alle minacce che hanno formulato saranno i benvenuti”, hanno spiegato i britannici, affondando gli annunci arrivati in precedenza dalla parte francese. Un nulla di fatto, quindi, che affonda un tentativo di dialogo che sembrava destinato a fallire già in partenza visti i presupposti.

L’incontro di oggi è arrivato al termine di una settimana segnata da un’escalation di ostilità. La Francia lamenta da tempo l’atteggiamento delle autorità britanniche, colpevoli di non rispettare gli accordi conclusi alla fine del 2020, che permettono a pescatori europei di continuare ad operare se dimostrano di aver già pescato in quelle zone tra il 2012 e il 2016. Nell’area compresa dalle 6 e le 12 miglia nautiche dalle coste inglesi, Londra ha concesso fino ad oggi 210 permessi contro le 244 richieste da Parigi, mentre l’isola di semi-indipendente di Jersey, che agisce sotto l’influenza del Regno Unito, a fine settembre aveva bocciato 75 richieste, concedendone solo 95.

Stufo delle scuse del Regno Unito, che garantisce di aver accordato il 98 per cento delle domande presentate dall’Unione europea, il Governo francese il 27 ottobre è passato al contrattacco con un ultimatum: misure di ritorsione su approvvigionamenti energetici, divieto di far sbarcare prodotti britannici e controlli doganali più rigidi a partire dal 2 novembre se Londra non sblocca subito tutti i permessi. E per dimostrare di voler fare sul serio, le autorità francesi hanno sequestrato un peschereccio inglese, colpevole di aver pescato più di due tonnellate di capesante senza regolari permessi. La mossa ha fatto perdere il “self-control” dimostrato fino a quel momento da Londra, che ha convocato l’ambasciatrice di Francia, Catherine Colonna, prima di minacciare il ricorso a uno strumento giuridico di di risoluzioni di conflitti nell’ambito del trattato post-Brexit.

La resa dei conti nella Nuvola che ospita il G20. Secondo quanto dichiarato da Parigi e Londra, le posizioni di Macron e Johnson sono rimaste pressoché immutate: il presidente francese ha chiesto il rispetto degli accordi, mentre il premier britannico si è detto preoccupato per le “minacce” arrivate da Parigi. Dichiarazioni che non lasciano intravedere una via d’uscita, anche se al momento resta da definire l’entità delle misure annunciate al termine dei colloqui.

La prossima tappa è prevista per martedì, quando la Francia deciderà se applicare o no le ritorsioni annunciate la settimana precedente.

Ma la questione ha profonde ripercussioni anche sul piano interno dei rispettivi Paesi. Per Macron il dossier diventa sempre più sensibile con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Avere decine di pescatori bloccati nei porti del nord della Francia di certo non aiuta l’immagine di un presidente che aveva promesso la piena protezione della categoria, grazie anche all’aiuto di Bruxelles. La rivale storica, Marine le Pen, ha già rispolverato il suo anti-europeismo accusando l’Ue di aver “sacrificato” la pesca francese alla “guerra inaudita” che l’Ue ha portato avanti contro il Regno Unito. Secondo la leader dell’estrema destra francese, la “lezione” da trarre è che “la nazione protegge” e “l’Ue indebolisce”. Xavier Bertrand, favorito per la candidatura dei Repubblicani nella corsa all’Eliseo, se l’è invece presa direttamente con Macron, che sta rendendo al Francia “sempre meno una potenza”. Ma Parigi adesso si mostra fiduciosa, sostenendo che è “perfettamente possibile” arrivare ad una soluzione per “qualche decina di navi”.

L’inquilino dell’Eliseo vuole portare avanti la sua lotta anche in chiave europea, in vista della presidenza francese del Consiglio Ue prevista per il prossimo semestre. Per questo la ministra del Mare, Annick Girardin, ha chiesto nei giorni scorsi il sostegno della Commissione, che è arrivato attraverso il commissario al Mercato Interno, Thierry Breton, secondo il quale la “buona fede non è sulla sponda britannica”. Macron vuole la leadership di questo dossier, considerandolo come un problema tra Regno Unito e Ue.

Anche per Johnson il tema è particolarmente delicato, e si inserisce all’interno di una Brexit sempre più complicata, con la questione del protocollo sull’Irlanda del Nord ancora da risolvere. La Francia viene vista da Londra come il partner europeo più rigido sulle negoziazioni per l’uscita dall’Ue, con il quale i rapporti sono diventati sempre più difficili negli ultimi mesi. Johnson punta quindi a rimanere sulle sue posizioni per non smentire la linea portata avanti fino ad oggi e salvare la faccia dinanzi a i suoi elettori.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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