Non c'è pace per il Recovery fund, nuovo scontro tra Stati e Parlamento Ue

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
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European Commission President Ursula von der Leyen removes her face mask before delivering a speech on the EU's coronavirus recovery fund plan at the Campalimaud Foundation in Lisbon, Tuesday, Sept. 29, 2020. (AP Photo/Pedro Rocha) (Photo: ASSOCIATED PRESS)
European Commission President Ursula von der Leyen removes her face mask before delivering a speech on the EU's coronavirus recovery fund plan at the Campalimaud Foundation in Lisbon, Tuesday, Sept. 29, 2020. (AP Photo/Pedro Rocha) (Photo: ASSOCIATED PRESS)

Non c’è pace per il recovery fund. E’ ancora scontro tra il Parlamento europeo e la presidenza tedesca di turno dell’Ue, che tratta a nome degli Stati membri (Consiglio europeo). Ieri a Bruxelles si è consumata un’altra drammatica riunione: la presidenza tedesca ha respinto l’ennesima proposta degli eurodeputati sul bilancio. Davvero adesso il recovery fund rischia di non partire a gennaio.

In sostanza, ieri i negoziatori del Parlamento europeo hanno avanzato un’altra proposta di mediazione. Come quella precedente, la proposta esclude dal bilancio pluriennale europeo 2021-27 la spesa degli interessi sul debito comune europeo, che la Commissione europea accumulerà per mettere da parte i soldi del recovery fund. In questo modo, si libererebbero nel bilancio 12,9 miliardi di euro, da spendere sui programmi europei tipo Erasmus o il programma sanitario ‘Eu4Health’, programmi sacrificati dall’accordo tra i 27 leader Ue a luglio. Ma – ed è questa la novità della proposta di ieri – questi 12,9 miliardi non verrebbero automaticamente destinati ai programmi europei: sarebbe il Consiglio a deciderlo.

Ma nemmeno questa ipotesi è piaciuta alla presidenza tedesca che ha il fiato sul collo dei paesi ‘frugali’, interessati a non perdere un euro in più per il recovery fund, anche a costo di danneggiare programmi europei utili a molti cittadini.

“Il Consiglio ha cecamente rifiutato di considerare un possibile compromesso, sostenendo che questa proposta andava a toccare una delle ‘linee rosse’ stabilite dai leader a luglio. Sembra che il Parlamento abbia un mandato negoziale, mentre il Consiglio ha solo ‘linee rosse’”, è il duro commento del team negoziale del Parlamento sul bilancio Ue guidato dal fiammingo Johan Van Overtveldt. “Ma la nostra offerta non toccherebbe le linee rosse stabilite a luglio, quei 12,9 miliardi non si toccherebbero se il Consiglio non lo decide, ma soprattutto da nessuna parte nell’accordo di luglio è scritto che le spese per gli interessi debbano essere calcolate dentro i tetti del bilancio pluriennale dell’Ue”.

A questo punto, lo scontro è diventato davvero grave. Indicativamente la fine di ottobre doveva essere la scadenza per un accordo. Ci siamo, ma l’accordo non c’è. E ormai i negoziati si allungano pericolosamente al mese prossimo. “Speriamo di farcela per la metà di novembre, ma non è detto”, dice addirittura Jan Olbrycht, polacco del Ppe, uno dei negoziatori del Parlamento.

Oggi ci saranno altri round negoziali, ma siamo al muro contro muro. Da una parte, gli Stati membri che non vogliono sia toccato l’accordo di luglio sul recovery fund. Dall’altro un Parlamento europeo che è molto frammentato e non più incline a sottomettersi alle decisioni del Consiglio, come sovente succedeva in passato. Il risultato è che i fondi del piano europeo rischiano di ritardare. Sarebbero arrivati nell’estate 2021, secondo la tabella di marcia iniziale al netto di tensioni nei negoziati. Ora che il livello dello scontro è così alto, si rischia di dover attendere chissà quanto.

“E dobbiamo considerare - sottolinea Olbrycht - che in Consiglio non è ancora iniziata la procedura di ratifica del recovery fund”. Vale a dire la procedura per cui il Consiglio approva all’unanimità la parte sull’introduzione delle risorse proprie (digital tax, carbon tax ecc) che poi deve essere ratificata in ogni Parlamento nazionale dell’Ue. “E’ tragico - continua Olbrycht - come fa il fondo a partire a gennaio? Questa procedura non è nostra responsabilità, non riguarda il Parlamento, ma gli Stati membri: e non è ancora iniziata!”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.