"Non chiederò mai a Bova di sposarmi, tocca all'uomo". La 'madrina' del Festiva di Venezia è tradizionalista

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AGI - Rocio Munoz Morales affronta un'intervista dietro l'altra nello Spazio Campari del Lido di Venezia dove i suoi genitori, Manuel e Maria Pilar, sposati da 52 anni, la seguono con orgoglio e discrezione. Le risposte alle curiosità dei giornalisti sono molto sagge e ponderate, l'ufficio stampa la `sorveglia', non mollandola un attimo.

C'è bisogno di più donne nella politica? Le elezioni si avvicinano e la `madrina' della 79esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema dice di sì, prendenola alla larga. «Penso che le donne possano fare sempre di più - spiega all'AGI - e che siamo su una buona strada anche se ci sono ancora molti gradini ancora da salire. Io, per quanto posso, nel mio cerco sempre di far valere il mio essere donna non solo perché io lo sono ma anche perché ho due figlie che saranno il futuro di questo Paese e del mondo. Spero per me, ma soprattutto per loro, che ci sia sempre più presenza al femminile non solo nella politica ma in tutti i settori».

Rocio ha un approccio tradizionalista sul matrimonio: «Io e Raul Bova non siamo sposati, ma io non spero niente. Deposito la mia fiducia in me stessa e nelle mie cose. Ci amiamo follemente, abbiamo due figlie meravigliose. Ma seguo la tradizione: non sarò certo io a chiedergli di sposarmi".

Domani lui ci sarà? "Spero proprio che prima o poi arrivi».

Modella a Madrid, dove ha studiato da attrice, la madrina ha debutatto nel cinema italiano con `Immaturi - Il viaggio' e non si è spostata più. «Se non avessi fatto l'attrice, sarei diventata una scrittrice, una giornalista, una psicologa. Mi piacciono le storie».

Dopo Sanremo, questo ruolo in una delle manifestazioni cinematografiche più importanti del mondo, sempre in Italia. «Perché mi chiamano? Non lo so nemmeno io- ride -. Io di sicuro mi sento italiana. Guido, faccio le lavatrici, litigo in italiano e adesso faccio anche i compiti con le bambine in italiano. È il Paese che ho scelto, la mia casa».

Alla serata inaugurale del Festival, toccherà a lei pronunciare il discorso che delinea gli orizzonti di questa `creatura' che compie 90 anni, il cui manifesto, per la prima volta nella storia, mostra una Leonessa e non un Leone: «Il discorso è pronto, è nella testa e soprattutto nel cuore. Non volevo scrivere un intervento da maestrina, da politica ma esprimere un mio sentimento che penso sia comune. Voglio parlare del cinema come momento di unione».

Ci sarà spazio per la guerra e la pandemia? «Si parla del nostro presente, della nostra vita a e devo per forza parlare del mondo che soffre ma mi è stato chiesto un discorso positivo, sorridente. Un po' come il manifesto della Leonessa con le ali che si libera. Spero che questa edizione della Mostra serva per togliere un po' di brutto dal mondo e aggiungere un po' di magia e di bellezza".