"Non ci si può sempre nascondere dietro al Sud". Intervista all'economista Nicola Rossi

Bianca Di Giovanni

“Qui non si tratta della secessione dei ricchi. Semmai sarebbe la secessione degli efficienti a fronte di un sistema bloccato da troppo tempo”. Nicola Rossi, economista esperto di Mezzogiorno, nonché per diversi anni parlamentare dell’Ulivo, non fa sconti al “suo” Sud neanche nella partita delle autonomie giocata dalle Regioni più ricche del Paese.

“Non basta dire no all’autonomia sostenendo che avrebbe conseguenze pesanti nel Mezzogiorno. Ammettiamolo, questa è una risposta insufficiente”, insiste. D’altro canto da anni Rossi fa una critica radicale alle politiche adottate finora per il Mezzogiorno. Lo ha ribadito anche nell’introduzione a un importante saggio pubblicato di recente da Ibl libri ( A. Accetturo, G. De Blasio, “Morire di aiuti”): troppi sussidi, e spesi malissimo, con effetti nulli sull’economia della regione. Ciò non vuol dire che il percorso dell’autonomia del nord sia privo di rischi. Anzi, tutt’altro. “Resta forte la preoccupazione – ammette Rossi – che si apra un canale di spesa alla fine incontrollabile. Tutte le volte che in Italia abbiamo ampliato le competenze di una amministrazione, si è aperto un buco nella finanza pubblica. L’affermazione di principio per cui l’autonomia non abbia costi mi pare molto dubbia”. Ma torniamo al Mezzogiorno.

Il Sud già soffre di una crisi endemica. L’autonomia che effetti avrà?

“La crisi del Sud è conclamata da anni. Secondo me la prima cosa da domandarsi oggi è: perché arriva ora questa questione dell’autonomia? La mia sensazione è che quando si destinano al Mezzogiorno considerevoli risorse senza nessun risultato da 25-30 anni, c’è una parte del Paese che si irrita. Una parte del Paese che utilizza in modo per lo più efficiente le proprie risorse tollera sempre meno che un’altra grande parte del Paese continui a dilapidare con regolarità le sue risorse. Il punto è questo”.

Ma senza quelle risorse forse le cose sarebbero potute andare ancora...

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