"Non ci sono ostacoli insormontabili". Da qui ripartono le trattative tra Pd e M5s

S. Ronda - M. Ceccato

Parola d'ordine: "Non ci sono ostacoli insormontabili". Quasi due ore di confronto tra la delegazione del Pd e quella di M5s. I capigruppo dei due partiti e il vicesegretario dem, al termine, confermano che la trattativa è ormai avviata, anche se restano alcuni "nodi" che, però, spetterà direttamente a Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio sciogliere entro martedì, quando si svolgerà il secondo giro di consultazioni al Quirinale.

Un primo faccia a faccia tra i due c'è stato nella serata di ieri, anche se sul luogo si mantiene un certo riserbo e le bocche restano cucite. Di Maio avrebbe chiesto a Zingaretti di appoggiare un governo Conte bis, richiesta accolta con particolare freddezza dal leader democratico che vorrebbe "discontinuità". I tempi, comunque, stringono, se le due forze vogliono giungere a un accordo su un governo di legislatura. Ma dopo i paletti piantati ieri da entrambe le parti, oggi la strada sui temi dell'agenda appare meno impervia.

Ostacoli, paletti, e aut aut invece, continuano a minare un eventuale accordo sul fronte più spinoso e decisivo: premier e squadra di governo. Sulla trattativa appena avviata piombano le parole di Beppe Grillo: "Conte l'elevato", non va trattato come "una figurina" da sostituire. Poi, l'affondo su Matteo Renzi: "Ha tradito senza decenza la storia del suo partito". Restano, inoltre, diffidenze e dubbi in casa dem - già alle prese con le tensioni interne tra renziani e maggioranza - sulla non totale chiusura da parte pentastellata del doppio forno con la Lega.

Tanto che al tavolo il Pd ha posto subito la questione: "Il Movimento 5 stella deve fare chiarezza, stop ambiguità", è stata la richiesta per proseguire la trattativa. "Aspettiamo un passaggio formale in questo senso, mi pare sia importante che questo sia detto in modo chiaro al capo dello Stato", rimarca Andrea Orlando, dopo un vertice al Nazareno.

Ad alimentare i sospetti dem anche le parole di Alessandro Di Battista, affidate ai social: "Ho visto nuove aperture della Lega al Movimento e mi sembra una buona cosa. Soprattutto perché non mi dispiacerebbe un presidente del Consiglio del Movimento 5 stelle". E aggiunge: "Ho visto inoltre porte spalancate da parte del Pd. Zingaretti fa la parte di chi pone veti e condizioni ma in realtà ha il terrore che Renzi spacchi il Pd". Insomma, "tutti ci cercano. Alziamo enormemente la posta sulle nostre idee e soluzioni per il Paese". I pentastellati, però, assicurano: "Non abbiamo ulteriori tavoli in calendario con altre forze politiche", scandisce il capogruppo alla Camera, Francesco D'Uva, su insistenza dei giornalisti.

Se i dem non si fidano totalmente dei 5 stelle, anche in casa M5s restano perplessità sulle reali intenzioni dei renziani, che va ricordato detengono la maggioranza nei gruppi parlamentari Pd. E infatti, dopo lo scontro tutto interno al Nazareno sull'audio di Matteo Renzi contro Paolo Gentiloni, additato come responsabile di manovre contro la riuscita del confronto tra Pd e M5s, e la secca presa di posizione del segretario a difesa del presidente del partito, Di Maio osserva: "Vedo che già litigano...".

Intanto, Matteo Salvini continua a lanciare messaggi chiari agli ex alleati: "Le porte aperte della Lega sono infinite pur di evitare il ritorno di Renzi al governo". Sirene che non lasciano indifferenti alcuni pentastellati, anche se si tratta di una minoranza, viene assicurato. "La Lega ci corteggia con grande insistenza", confermano fonti parlamentari che attaccano quel "paio di personalità che continuano a remare contro le trattative in corso con il Pd".

Accanto alle tattiche e strategie politiche, che ogni partito in questa fase mette in campo per alzare la posta, si registra una prima "piena" convergenza tra dem e M5s sui punti programmatici. Che fa definire "positivo e costruttivo" l'incontro tra i capigruppo. "Non ci sono ostacoli insormontabili, poi ci sono alcune questioni che verranno spostate al tavolo dei capi politici, come è normale che sia", dice ad esempio il presidente dei senatori M5s, Stefano Patuanelli.

"Sul tavolo non sono emersi ostacoli insormontabili, poi ci sono alcune questioni che verranno spostate al tavolo dei capi politici, come è giusto che sia", aggiunge l'omologo alla Camera, Francesco D'Uva. Stesse parole utilizzate dalla delegazione Pd: "Sui punti affrontati a livello preliminare non si presentano ostacoli insormontabili", riferisce Andrea Orlando. "Ampia convergenza sull'agenda sociale e l'agenda verde ambientalista. Quindi davvero questo è un buon inizio che potrebbe poi avere un esito a breve sulla legge di bilancio", spiega Graziano Delrio. E già domenica pomeriggio si riuniranno i tavoli dem sul programma. Quanto all'imperativo posto dai 5 stelle sul taglio dei parlamentari, il Pd non chiude, anzi. Ma mette in chiaro: niente riforma senza nuova legge elettorale e garanzie costituzionali e sulle regole.