"Non esiste una Spectre europea che ci vuole male", dice il ministro Amendola

“Non esiste una Spectre europea che ci vuole male”. Ma quel che va evitato è alimentare gli scontri con l'Unione europea “per poi ritrovarsi con rischi di procedure di infrazione”, che tuttavia non sono il frutto di un complotto di Bruxelles ai danni dell'Italia. In una lunga conversazione con Il Foglio il ministro degli Affari Europei Enzo Amendola espone la sua idea di un'Italia “credibile e virtuosa in Europa” assai diversa di quella impersonificata dal governo precedente e dal suo azionista di riferimento, l'ex ministro Matteo Salvini.

L'Europa, nella visione di Amendola, “è una comunità di intenti e di destini e non ho paura – dice – di sembrare retorico, perché questo senso di comunità è quel che ci tiene insieme: l'Europa non è un bancomat, semmai è una polizza assicurativa, ancor più rilevante se alziamo lo sguardo e vediamo gli squilibri e la competizione che ci sono fuori dai nostri confini”. Meglio, l'Europa “è un'assicurazione, e quando andiamo in giro per il mondo ci conviene tenerlo ben esposto, il tagliandino della polizza”. Anche se al suo interno “ci sono ventisette, o chissà ventotto, paesi che difendono il loro interesse nazionale, ma non c'è un interesse nazionale più interesse degli altri”.

E “finché c'è stato Matteo Salvini al governo – dice Amendola – abbiamo trattato un problema strutturale come un'emergenza. Ma sa di che cosa si è occupato l'ex ministro durante il suo mandato? Del nove per cento degli arrivi, il nove per cento, quello gestito dalle ong. In un clima emergenziale continuo, non soltanto non abbiamo fatto passi avanti nella costruzione di una politica comunitaria, ma ci siamo occupati di una piccolissima parte del fenomeno”. Ma a quei paesi e a quei partiti nazionalisti che dicono “è arrivato questo governo e gli sbarchi sono aumentati”, Amendola cosa oppone?

La risposta del ministro è semplice e parte dalla constatazione che se si guarda “dentro ai numeri”, si vede che sono cresciuti gli arrivi dalla Tunisia, “dove la situazione politica è in trasformazione”, ma “con la Tunisia ci sono degli accordi dai tempi di Maroni e abbiamo tutti gli strumenti per gestire questo flusso”, che comunque è nel suo complesso in calo rispetto al passato. “Ma anche in questo caso non dobbiamo pensare che il pericolo sia scampato – dice Amendola – L'immigrazione è un fenomeno strutturale e globale: oggi la rotta del Mediterraneo è quella più problematica, ma trent'anni fa l'immigrazione arrivava dall'est e tra vent'anni chissà se non sarà ancora diversa la geografia dei flussi”. “Per questo – aggiunge – io ho un approccio molto pragmatico con i miei partner europei: ho in programma visite ai colleghi dei paesi Visegrád, voglio togliere di mezzo l'ideologia nei colloqui con loro, e avere discussioni pragmatiche”.

Ma esiste uno “stile di vita europeo”? E cosa ne pensa in proposito il ministro? “Credo – risponde – che la richiesta di definire in modo preciso il portafoglio del commissario alla Protezione dello stile di vita europeo sia giusta e che la presidente von der Leyen l'accoglierà”. Ma cosa sarà mai questa European way of life? “Civiltà del diritto, welfare e inclusione sociale”, risponde di getto il ministro Amendola, che a proposito di Brexit chiosa: “la nostra linea è quella del capo negoziatore Michel Barnier e del presidente Jean-Claude Juncker: fino all'ultimo minuto dell'ultima ora di negoziato, cercheremo di ottenere una Brexit ordinata”.