Non fiction, il meglio del 2019: Fisher, Bridle, Calasso, Franzen

Lme

Milano, 23 dic. (askanews) - Quando si parla di letteratura oggi non è possibile non considerare, accanto ai romanzi, ai racconti e ai testi teatrali, anche tutto ciò che si colloca sotto il vasto ombrello della non-fiction, anche perché, come avviene nell'arte contemporanea, è spesso da un più diretto e serrato confronto con quell'oggetto misterioso a cui abbiamo deciso di dare il nome di 'realtà' che arrivano poi alcuni dei risultati più sorprendenti e dei veri e propri scarti in avanti sul piano culturale. Per questo, accanto ai testi di fiction che ci sono apparsi più interessanti tra quelli pubblicati in Italia nel 2019, ne abbiamo scelti anche alcuni che, in modi molto diversi e forse perfino dubbi, possono essere considerati saggistica (il che, sia detto per chiarezza, non modifica il loro status di oggetti letterari). Ma prima di passare all'elenco vale la pena citare una considerazione di uno degli autori di non fiction (meritatamente) più letti, lo storico e pensatore israeliano Yuval Noah Harari, che nel suo saggio '21 lezioni per il XXI secolo' ha messo nero su bianco il fatto che in un futuro, ormai vicinissimo, nel quale non esisterà più il lavoro come lo abbiamo sempre inteso, ci sarà sempre più bisogno di filosofi che sappiano spiegarci che cosa siamo e che cosa possiamo continuare a essere. Ecco, in un certo senso, l'idea di non fiction a cui abbiamo guardato potrebbe essere intesa come questa ricerca di una filosofia del presente.

Per cui, andiamo a iniziare. 'Negli ultimi dieci o quindici anni internet e le tecnologie di telecomunicazioni mobili hanno completamente modificato la trama dell'esperienza quotidiana. Eppure, e forse proprio a causa di ciò, proviamo la crescente sensazione che la cultura abbia perso la capacità di cogliere e articolare il presente. O forse, in un particolare senso molto importante, sentiamo che ormai non esiste più nessun presente da cogliere e articolare'. A scrivere queste parole, illuminanti nella loro apparente semplicità, è Mark Fisher, scrittore e critico culturale inglese morto suicida nel 2017 alle soglie dei 50 anni, che oggi, con la sua postura punk aggiornata al contesto della contemporaneità, appare uno degli interpreti più lucidi delle dinamiche in cui ci troviamo a vivere, muoverci, pensare. 'Spettri della mia vita', la raccolta pubblicata in Italia da minimum fax, è un libro che è praticamente impossibile definire e abbracciare nella sua interezza. Una antologia di ciò che Fisher, autore di un testo fondamentale come 'Realismo capitalista', ha rappresentato nel mondo della cultura e di quanto abbia saputo ampliare la portata stessa di questa parola, 'cultura', inglobandone a pieno titolo la musica, con anche elementi indefinibili prima di lui, come il tema del 'crepitio' nei brani musicali ('Il crepitio - scrive - ci rende coscienti del fatto che stiamo ascoltando un tempo che è fuor di sesto; ci impedisce di cadere vittime dell'illusione della presenza'), piuttosto che il cinema o le serie televisive.(Segue)