Non fiction, il meglio del 2019: Fisher, Bridle, Calasso, Franzen -2-

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Milano, 23 dic. (askanews) - E poi, al cuore del libro, c'è il ragionamento sulla 'hauntologia', intesa come 'l'azione del virtuale, dove lo spettro evocato non va inteso affatto come entità soprannaturale, ma come ciò che agisce senza essere (fisicamente) esistente'. In due accezioni: ciò che non è più, ma continua ad agire in forma virtuale e ciò che non è ancora avvenuto, ma che già incide sui nostri comportamenti. E guardare a questi 'spettri' è anche un modo, per Mark Fisher, di fare i conti con il fatto che, da un certo punto che lui colloca a livello musicale negli anni Novanta, ma che vale anche in senso generale, 'non soltanto il futuro non è mai arrivato, ma neppure sembra più possibile'.

'Spettri della mia vita' è un grande libro, un libro fondamentale ci verrebbe da scrivere, anche se (e forse a maggior ragione perché) in molti passaggi tratta di dischi, band o telefilm molto legati a una particolare scena britannica che al lettore italiano possono dire poco. Ma non è importante sapere chi erano i T-Rex per cogliere l'attualità di una frase come questa: 'Ascoltare oggi i T-Rex non fa più venire in mente il 1973, ma i programmi nostalgici sul 1973'. Abbiamo perso il futuro, ma abbiamo perso anche il passato, e ciò che resta è solo la mediazione culturale che ce ne viene proposta, in questo senso tutto può solo diventare un ragionamento sugli spettri che sono la nostra vita… In uno degli ultimi saggi del libro, dedicato al regista Christopher Nolan, Fisher parla dei livelli di inganno che le sue trame sempre contengono e della lucidità (tragica) dello spettatore consapevole: 'Disinteressarsi del fatto che stiamo ingannando noi stessi - scrive - può essere il prezzo della felicità - o perlomeno il prezzo che si paga per liberarsi dal tormento dell'angoscia di vivere'. La vicenda biografica di Mark Fisher ci porta a pensare che per lui, come persona, non sia stato possibile disinteressarsi dell'inganno. Quello che però conta oggi, in questa sede, è il fatto che leggerlo continua a essere una forma, complessa ovviamente, ma tangibile, di felicità letteraria.

Realtà profonde, controllo, dominio assoluto della computazione sulla nostra vita. Tra i molti saggi ipercontemporanei che la casa editrice NERO (probabilmente la più interessante realtà editoriale del momento a livello di dinamismo e ricerca filosofica su terreni eterodossi) ha pubblicato negli ultimi mesi abbiamo scelto di soffermarci su 'Nuova era oscura' di James Bridle, un viaggio dentro, per dirla con Hans-Ulrich Obrist, la 'direzione che abbiamo intrapreso', e che è una direzione pericolosa, soprattutto per il fatto che l'oscurità del titolo viene attribuita al sempre più incontrastato dominio di ciò che, ci hanno sempre raccontato, avrebbe dovuto portare la chiarezza e le risposte: il calcolo, il computer, l'intelligenza pura. Bridle si focalizza sull'ossessione per la comprensione che la computazione porta inevitabilmente con sé e oppone la sua forma di resistenza: 'Solidarietà e sopravvivenza - scrive devono essere possibili anche senza comprensione. Non ci è dato di comprendere il tutto, ma restiamo capaci di pensarlo. La capacità di pensare senza pretendere (né tantomeno cercare) di comprendere ogni cosa è essenziale alla sopravvivenza in una nuova era oscura, anche perché spesso comprendere è impossibile'.(Segue)