Non fiction, il meglio del 2019: Fisher, Bridle, Calasso, Franzen -3-

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Milano, 23 dic. (askanews) - Come si vede la questione è cruciale e, benché sia anche qui chiaramente un tema filosofico, si declina nella nostra vita quotidiana, continuamente: pensate agli algoritmi che agiscono in tutte le applicazioni mobili di cui non siamo più in grado di fare a meno. Pensate al cloud, che Bridle definisce in maniera illuminante: 'Una relazione di potere alla cui sommità non c'è quasi nessuno'. E' un'immagine spaventosa, nella quale a salvarci, per ora, resta solo quel 'quasi' nessuno.

E poi il libro tratta della mole di informazioni dalle quali siamo incessantemente bombardati: una pluralità che pensiamo come ricchezza, come possibilità, ma che finisce per produrre non una 'realtà coerente', bensì 'una realtà dilaniata dall'ossessione fondamentalista per le narrazioni semplicistiche, attraversata da teorie del complotto e politiche post-fattuali. E' su questa contraddizione che nasce l'idea di una nuova era oscura: un'era in cui il valore che abbiamo dato alla conoscenza viene annientato dall'abbondanza di quella stessa redditizia merce, e in cui brancoliamo nel buio in cerca di nuovi modi per comprendere il mondo'. Può bastare? probabilmente sì, ma il quadro sul pensiero di Bridle non sarebbe completo se non citassimo il suo riferimento alla 'Nube della non-conoscenza', un concetto filosofico che risale alla mistica cristiana del XIV secolo e che fa riferimento a una dimensione di bontà e giustizia che esiste nello spazio che separa l'umano dal divino. 'Abbiamo molto da imparare dalla non-conoscenza - scrive James Bridle -. L'incertezza può essere produttiva, persino sublime'. Viene di nuovo in mente Harari e un altro suo saggio bestseller, dedicato alla storia dell'umanità e intitolato 'Da uomini a dei': forse lì, nella volontà di perseguire questo salto ontologico, si annida il problema. Forse lì, come scriveva Thomas Eliot, 'cade l'ombra'.

Forse, nel caso del prossimo libro di questo elenco, parlare di non fiction è limitativo, o semplicemente non ha senso. Di certo si tratta di letteratura, e letteratura al suo meglio, ma che cosa effettivamente sia, in termini di definizioni, l'intera opera di Roberto Calasso, è molto difficile da dire (per citare il titolo di un bel libro di Ettore Sottsass che avrebbe potuto stare in questa lista). Anzi, il modo giusto di guardare all'intellettuale-editore è probabilmente quello di ritenere che le definizioni siano superate e che la sua 'opera in corso' di cui 'Il libro di tutti i libri' è la decima parte abbia, tra gli altri, anche l'intento di dimostrare l'unicità della letteratura, il suo essere se stessa nonostante le forme molteplici che può assumere. E pensare, anche in questo senso, alla nube della non-conoscenza, è un altro modo per valutarne la ricchezza e la portata di umanità, nel senso di una compiuta realizzazione dell'umano, fuori dalla necessità che questa sia definibile o, peggio, tangibile. 'Il libro di tutti i libri', che esce naturalmente nella Biblioteca Adelphi, è un testo sulla Bibbia, che parte da una considerazione decisiva come quella che 'alla Torah era indifferente che il mondo esistesse o meno' (potete sostituire alla parola 'Torah' la parola 'Letteratura' con la maiuscola, e poi potete decidere voi come valutare la frase).(Segue)