"Non possiamo vivere in quarantena perenne", dice Tognotti

Stefano Barricelli

AGI - Non possiamo vivere "in una quarantena perenne, circondati da un cordone sanitario di mascherine, guanti, gel, distanziamento, linee guida e ordinanze. Il livello di incertezza sul quando finirà tutto questo non ha precedenti: a ben vedere, anzi, è il carattere distintivo di Covid 19, rispetto - ad esempio - alla Sars, all'Influenza H1N1 2009 e prima ancora alla Spagnola, che scomparve poco più di un anno dopo il suo esordio".

Tutte le epidemie "hanno un inizio e una fine"

 "Non è affatto scontato, anzi, che ci sarà una seconda ondata: nel caso, le lezioni apprese saranno tali da mitigarne sostanzialmente la portata". Eugenia Tognotti, ordinario di Storia della medicina e della Sanità pubblica all'Universita' di Sassari, studiosa delle epidemie e autrice di un saggio sulla storia delle quarantene, dalla peste all'Influenza A, citato in tutto il mondo da innumerevoli giornali a cominciare dal New York Times, spiega all'AGI che la narrazione della pandemia è condizionata da una convinzione sbagliata: quella che "dovremo imparare a convivere con la minaccia della 'seconda ondata' per chissa' quanto tempo, "stravolgendo modi e tempi delle nostre giornate e il ritmo delle nostre vite".

"Siamo di fronte - ricorda Tognotti - a un unicum, che non ha alcun precedente nel passato e che ha segnato una cesura nella storia delle epidemie: non c'è mai stato prima un lockdown così prolungato nel tempo e nello spazio, che riguardasse una percentuale così estesa della popolazione mondiale e un numero cosi' grande di Paesi.

Un lockdown che ha sicuramente contribuito ad arginare gli effetti della pandemia ma che ha aperto scenari difficilissimi per l'economia globale". In tutto questo, "è sorprendente - secondo la studiosa - che gli esperti e le task force in campo stiano organizzando il nostro futuro prossimo partendo dall'idea che l'epidemia durerà a lungo tanto che - ed è davvero inaudito - le Università si stanno equipaggiando per svolgere anche nel prossimo anno accademico l'insegnamento a distanza per una parte grande dei loro studenti, cancellando di fatto l'antica vocazione dell'Università di essere prima di tutto un luogo fisico organizzato per offrire a docenti, ricercatori e studenti un'esperienza intellettuale e scientifica fortemente formativa".

"Dovremo rassegnarci a vivere una vita ad ostacoli, in guanti e mascherina?

Una vita dove, anche in aree geografiche free Covid, bisogna sostare in fila sotto il sole per comprare un vestito o un paio di scarpe ed entrare dopo essersi disinfettati le mani? Dove andare in spiaggia con il metro? Dove dover misurare la temperatura per entrare in un ristorante?

Fino all'idea, la più folle di tutte, di alzare dei divisori di plexiglass a scuola tra un bambino e l'altro: una soluzione priva di qualsiasi giustificazione e che presuppone che gli alunni restino seduti tutto il tempo, senza mai avvicinarsi gli uni agli altri".

"Nel passato, le autorità sanitarie dei vari Stati hanno sempre preso rigorose misure di quarantena contro peste e colera. Ma queste misure non duravano anni, erano legate alla durata delle epidemie - ricorda Tognotti - In tanti fanno giustamente riferimento alla famigerata spagnola del 1918, che fece milioni di vittime in tutto il mondo: come ho documentato in uno dei miei libri ("La Spagnola in Italia: storia della influenza che fece temere la fine del mondo", ndr), il picco da noi ci fu tra settembre e ottobre, ma poi cominciò la fase discendente e a novembre si tornò a vivere una vita quasi normale, con i sindaci che chiedevano di ripulire le scuole e le chiese, i ristoranti e i luoghi di ritrovo che riaprivano".

"Per quanto sia spericolato fare paragoni tra due periodi e due situazioni cosi' diverse, c'è da ricordare che la seconda ondata, arrivata nell'inverno del 1918, fu molto meno grave della prima, e legata in parte ai movimenti dei soldati di ritorno dal fronte. Viviamo in un mondo globalizzato ma abbiamo un nuovo arsenale rispetto ad un secolo fa: non è affatto detto che sia inevitabile la famosa seconda ondata, per evitare la quale dovremmo comprimere le nostre vite".

Tra l'altro, "non parliamo di Ebola o della peste polmonare ma di un virus molto aggressivo che ha mietuto le sue vittime soprattutto in determinate fasce d'età e tra i più vulnerabili per altre patologia. Se facciamo tesoro delle dolorose lezioni ricevute, potremo tenere sotto controllo i rischi. Affidandoci alla medicina del territorio. Isolando tempestivamente nuovi casi ed eventuali nuovi, piccoli focolai. Ed osservando tutti, nessuno escluso, regole di igiene personale e di buonsenso. Perche' in nome del 'mantra' della sicurezza non possiamo rinunciare a vivere le nostre vite".