"Non riusciremo a salvare tutti". L'amara confessione degli alleati ai collaboratori afghani

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AGI - Qualcuno resterà indietro. E non saranno in pochi. Resteranno nella mani dei talebani, che da quando sono tornati al potere danno una caccia senza quartiere a c hi ha collaborato con gli alleati. Resteranno nascosti fino a quando non riusciranno a stanarli o non troveranno una via di fuga verso l'Occidente. Perché la massiccia operazione di salvataggio di informatori, interpreti, ex militari e collaboratori di vario genere che negli ultimi 20 anni hanno aiutato la Nato a tenere sotto controllo la delicata situazione della sicurezza in Afghanistan, fallirà. Non del tutto, forse, ma fallirà. È la consapevoleza cui sono giunti, ad esempio, Francia e Spagna che hanno detto senza mezzi termini che portare in salvo tutti entro il 31 agiosto non sarà possibile. O la Gran Bretagna, che si è rassegnata alla improrogabilità della scadenza.

E mentre l'Unione europea quadruplica gli stanziamenti per aiutare gi afghani, il ponte aereo ininterrotto deve fare i conti con una situazione logistica e di sicurezza che degenera di ora in ora.

"Alla videoconferenza dei leader G7 di oggi annuncerò un aumento del sostegno umanitario per gli afghani, all'interno e intorno al Paese, da oltre 50 milioni a oltre 200 milioni di euro. Questi aiuti umanitari si aggiungeranno ai contributi degli Stati membri per aiutare il popolo afghano" scrive in un tweet la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Ma nel frattempo la Francia annuncia che concluderà le evacuazioni dall'Afghanistan giovedì 26 agosto se gli Stati Uniti confermeranno il ritiro totale entro il 31 agosto. Nicolas Roche, capo dello staff del ministro degli Esteri transalpino, Jean-Yves Le Drian, ammette sconsolato: "Se gli Stati Uniti completano totalmente il ritiro il 31 agosto come previsto, per noi significha che la nostra operazione termina giovedì sera, quindi ci restano tre giorni"

La Spagna, da parte sua, non riuscirà a evacuare tutti i cittadini afghani che hanno collaborato con la missione diplomatica di Madrid a Kabul a causa della "drammatica" situazione sul terreno. Lo ha dichiarato a Cadena Ser la ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles. "Evacueremo quanta più gente possibile ma ci sono persone che resteranno indietro per ragioni che non dipendono da noi ma dalla situazione là", ha spiegato Robles.

È "improbabile" che le evacuazioni dall'aeroporto di Kabul vengano estese oltre il termine del 31 agosto,  ha dichiarato il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, mentre il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, alle 18 italiane, rilascerà delle dichiarazioni sullo stato delle operazioni nell'aeroporto di Kabul e sul vertice del G7.

Nelle ultime 24 ore sono state evacuate 10.900 persone. Il trasferimento è stato reso possibile grazie a 15 voli militari statunitensi che hanno trasportato circa 6.660 sfollati e 34 voli della coalizione che hanno trasportato 4.300 persone. La Casa Bianca inoltre ricorda che dal 14 agosto gli Stati Uniti hanno evacuato e facilitato l'evacuazione di circa 48.000 persone. Dalla fine di luglio invece sono state trasferite circa 53.000 persone.

Le operazioni per evacuare le 10.900 persone sono durate complessivamente 12 ore, ha precisato la Casa Bianca in un tweet. E sono già 662 gli sfollati provenienti dall'Afghanistan e atterrate alla Nas di Sigonella nell'ambito dell'operazione "Allies Refuge". Un primo gruppo è arrivato a bordo di un KC-10 Extender della U.S. Air Force dalla base aerea di Al Udeid nel Qatar., poi sono arrivati altri due velivoli C-17 Globemaster III.

L'operazione "Allies Refuge" è il piano del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per l'evacuazione sicura di cittadini statunitensi, dei richiedenti visto di immigrazione speciale e di altri afghani a rischio, nel modo più rapido e sicuro possibile. Lavorando in collaborazione con i suoi alleati dell'Aeronautica militare italiana e del governo italiano, la Nas Sigonella sta fungendo da luogo di transito per gli sfollati prima del loro successivo spostamento verso altre località.

Italia, insieme a Spagna e Germania, si sono impegnate a ospitare 15 mila profughi afghani prima che vengano reinsediati negli Stati Uniti. "Germania, Italia e Spagna hanno lavorato coraggiosamente a fianco delle truppe statunitensi e degli altri alleati della Nato in Afghanistan e ora continuano ad aiutare il popolo afghano collaborando con i nostri sforzi per evacuare gli afghani a rischio" ha annunciato il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, che non ha detto se ci sarà un limite di tempo per tale collaborazione neéspiegato quanti rifugiati saranno ospitati da ciascun Paese, ma ha spiegato che i rifugiati saranno alloggiati temporaneamente nelle basi militari che gli Stati Uniti hanno congiuntamente con quei Paesi europei. 

Nel caso della Spagna, quattromila afghani saranno nelle basi militari di Moron (Siviglia) e Rota (Cadice); nel caso della Germania, circa settemila persone sono già alla base di Ramstein, dove il personale militare ha piantato diverse tende per dare riparo agli sfollati, tra cui ci sono molti bambini.

Per quanto riguarda l'Italia, è appunto la Nas di Sigonella in Sicilia quella in cui vengono evacuati gli afghani prima che vengano trasferiti in altre località nell'ambito dell'operazione Allies Refuge. L'obiettivo, secondo Price,  che Spagna, Italia e Germania possano ospitare 15 mila persone "a rotazione", cioè chiarita la situazione di un gruppo di rifugiati ne prende il posto un altro gruppo. 

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