Non sapevo di avere un no-vax in casa

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·2 minuto per la lettura
vax (Photo: Getty)
vax (Photo: Getty)

“Ho l’opportunità di ricevere il vaccino anti covid tra una settimana. Ma penso di rifiutare”. Me l’ha detto mentre stavamo cenando, buttato lì tra un “com’è andata la settimana” e “certo che in questi giorni sta facendo davvero freddo”. Neanche mi ha guardata in faccia, torturava con la forchetta il cibo rimasto nel piatto, ma l’ho notato lo stesso l’imbarazzo nel suo sguardo. O forse era timore per la mia replica: evidentemente, lo avrebbe scoperto dopo pochi minuti, non mal riposto. First reaction: shock. Forse ho capito male. “In che senso?”, ancora attonita, come se di sensi ce ne potessero poi essere diversi. Eccola lì, una persona a me cara, che per una questione di privacy chiamerò “Familiare Zero”, mi stava confessando il suo segreto: era un occasionale no-vax.

Ora, io del mio Familiare Zero ho un ottimo concetto, stimo molto la sua intelligenza. Ci tengo a sottolinearlo anche alla luce del fatto che nella successiva fase della conversazione temo di averlo definito “idiota” più volte. Nello specifico, quando a giustificazione della sua presa di posizione, mi elencava queste motivazioni: “Poi mi verrà la febbre alta come reazione al vaccino”, “mi sono confrontata con i miei colleghi e non lo fa nessuno”, “è troppo presto”.

Il bersaglio mi veniva servito su un piatto d’argento. L’ho visto trasformarsi in bistecca, come nei cartoni animati in cui gli animali sono accecati dalla fame. Nel mio caso era la rabbia ad annebbiarmi, non lo vedevo e non lo sentivo più, era solo un buco nero dove scaricare un anno di frustrazioni. E via con lo show, il discorso non ho dovuto neanche prepararlo, come nelle incazzature più genuine. Le parole stavano lì a ribollire dal 9 marzo 2020, gliele ho vomitate addosso con un tono di voce che saliva in una ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.