Non si scappa dal rinvio della Brexit

Angela Mauro
(AP Photo/Jean-Francois Badias)

Ancora un rinvio della Brexit. A sera la prospettiva diventa concreta al Parlamento europeo, che giovedì a Strasburgo avrebbe dovuto votare sull’accordo siglato dal premier Boris Johnson con l’Ue, se fosse stato approvato a Londra. Invece no: non succederà. Alla conferenza dei presidenti dei gruppi con il capo negoziatore europeo sulla Brexit Michel Barnier, il timore diventa una certezza dopo che oggi a Westminster lo speaker John Bercow non ha messo in votazione l’accordo negoziato la scorsa settimana e celebrato in pompa magna a Bruxelles al consiglio europeo. Strasburgo non si muove, non calendarizza alcunchè, giovedì i capigruppo si rivedono. Al termine della loro riunione di oggi l’aria sa di pessimismo. In questo caos, obtorto collo, i leader europei dovranno accettare di concedere un altro rinvio alla Gran Bretagna, anche se Emmanuel Macron fa trapelare di essere disposto anche al ‘no deal’: strumentale.

“Non vedo uno scenario credibile che giovedì la House of Commons possa completare il suo processo” sulla Brexit e “dunque lo stesso scenario vale anche per la plenaria del parlamento giovedì”, dice il co-presidente dei Verdi europei Philippe Lamberts a chi gli chiedeva se giovedì ci sarà un voto del Parlamento europeo sulla Brexit.

Il rinvio non è una prospettiva che piace. E dopo la riunione dei presidenti dei gruppi resta la possibilità che il Parlamento venga rinconvocato in tutta fretta e in via del tutto straordinaria la prossima settimana per votare l’accordo, qualora dovesse passare a Londra: anche se la prossima settimana è festiva e con il rischio che ci siano pochi europarlamentari presenti. Ma questa è una possibilità remota. Nessuno ci crede. E il rinvio si affaccia all’orizzonte come l’unica possibile via, che spetta ai leader decidere magari in un summit straordinario nel prossimo weekend, ma solo quando lo avrà chiesto Londra. Come? Beh, questo ancora non si sa.

Ma Londra non potrà non chiederlo, se...

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