"Non siamo mai stati così forti e non siamo mai stati meglio", dice Trump

rita lofano

Donald Trump sarà il secondo speaker martedì alla 74esima edizione dell'Assemblea generale dell'Onu, dopo il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, come vuole la tradizione. L'inquilino della Casa Bianca, che snobberà il 'Climate Action Summit' della vigilia a Palazzo di Vetro, intende rivendicare i successi degli Usa. "Diremo che gli Stati Uniti sono il Paese più grande del mondo. Non siamo mai stati così forti e non siamo mai stati meglio", ha anticipato il presidente mentre funzionari della Casa Bianca hanno riferito ai cronisti che Trump intende "affermare il ruolo di leadership dell'America nel sistema internazionale basato sulle regole".

Trump avrà una serie di incontri bilaterali a margine dei lavori dell'Assemblea dell'Onu ma tra tra i leader dell'Europa occidentale vedrà solo il premier britannico Boris Johnson. I riflettori saranno puntati anche sul suo faccia a faccia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo le indiscrezioni di stampa sulle pressioni che avrebbe fatto perché screditasse l'ex vice presidente Joe Biden, in corsa per la Casa Bianca.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato che presenterà alle Nazioni Unite un piano di cooperazione regionale per la pace e pur avendo annunciato sanzioni e l'invio di nuove truppe in Arabia Saudita, Trump ha lasciato aperta la porta del dialogo con Teheran.

Il presidente americano, che oggi sarà a Houston, in Texas, per partecipare ad evento con il primo ministro indiano Narendra Modi dove sono attese 50.000 persone, lunedì sarà a Palazzo di Vetro dove ha organizzato un incontro sulla libertà religiosa, proprio in concomitanza con il vertice sul clima, quasi a voler distrarre l'attenzione.

Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha chiesto ai circa 60 leader mondiali che parteciperanno al summit sul cambiamento climatico di lunedì, compreso il premier italiano Giuseppe Conte, "di portare azioni concrete e non discorsi" al vertice, dopo l'accordo internazionale sul clima di Parigi del 2015, dal quale il presidente Donald Trump ha annunciato il ritiro che pure non potrà avvenire prima del 4 novembre del 2020, ovvero il giorno successivo elezioni presidenziali americane.