"Non smettevano più, pensavo di morire". Il racconto del giornalista di Repubblica picchiato dalla polizia

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"Ho pensato di morire, non mi vergogno di dirlo

“Ho pensato di morire, non mi vergogno di dirlo. Non smettevano più di picchiarmi, vedo ancora quegli anfibi neri, che mi passavano davanti al volto e, nella testa, mi rimbomba ancora il rumore sordo delle manganellate”. Inizia così la drammatica testimonianza di Stefano Origone, giornalista di Repubblica, picchiato a colpi di manganellate dalla polizia a Genova, durante gli scontri tra CasaPound e un gruppo di antagonisti. 

Mi trovavo in piazza Corvetto, all’angolo con via Serra, l’unica via di uscita di una piazza completamente blindata dai mezzi della polizia e dagli agenti in tenuta antissommossa. Era una buona posizione, per osservare i contatti tra a polizia e i manifestanti, c’erano già state cariche, ma mi sentivo tranquillo, proprio perchè alle spalle avevo la via di fuga. E poco prima la polizia era anche arretrata. Poi non so cosa sia scattato, non ricordo l’innesco della follia. Mi hanno detto poi che i poliziotti hanno visto un ragazzo vestito di nero e hanno lanciato la carica. So che mi sono arrivati addosso, intorno a me non c’era quasi nessuno, ero in un punto defilato. Li ho visti arrivare, avevo il cellulare in mano perchè stavo facendo qualche foto, mi sono uteriormente spostato. Ma mi sono arrivati addosso. Ho cominciato a scappare, ma non ne ho avuto il tempo.

 

 

Aggredito, Origone ha iniziato a gridare  “sono un giornalista, sono un giornalista”. Ma la violenza degli agenti non si è fermata. Solo quando un Giampaolo Bove, un poliziotto, ha urlato “fermi, è un giornalista!”, le manganellate sono finite. 

A un certo punto è arrivato un poliziotto, Giampiero Bove, che conosco da molto tempo: si è buttato sul mio corpo, con il casco: “Fermatevi, fermatevi, cosa state facendo, è un giornalista, fermatevi”, ha gridato. Mi ha salvato. Gli sarò per sempre grato. E, come automi, gli agenti hanno smesso e se ne sono andati. Come se il loro furore fosse stato spento, con un clic.

Il leader M5S, Luigi Di Maio,...

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