Non solo Jorginho, la Juve studia anche con il Chelsea una maxi-operazione: tutti i nomi in ballo

Nicola Balice

Salire su un aereo non è così semplice in questi giorni. Ma questo non impedisce al calciomercato di andare avanti. Con Fabio Paratici che anche se a distanza è come se sia nel bel mezzo di un tour europeo: Barcellona, Roma, Parigi, Londra... D'altronde il mercato si complica, passare alla politica degli scambi aiuta il bilancio ma non semplifica di sicuro le trattative. Basti vedere il tavolo con i blaugrana, aperto da oltre un anno, fin qui in grado di partorire solo un topolino da circa 8 milioni di plusvalenza a testa (lo scambio Marques-Matheus Pereira ) ma pur sempre una montagna che ridurre ancora oggi solo al caso Arthur-Pjanic è sbagliato oltre che prematuro. Col Psg pure si parla tanto, spesso, di tanti giocatori e molti soldi. E poi c'è il Chelsea. Come filo conduttore potrebbe esserci sempre Miralem Pjanic, ma non solo in quanto contropartita, magari soltanto come giocatore da sostituire. Con la Juve determinata ad accontentare Maurizio Sarri, provando a regalargli come anticipato da Calciomercato.com il figlioccio Jorginho.

INTRECCI – Valutazione da circa 40 milioni di euro per il regista della Nazionale, che rientrerebbe perfettamente nei nuovi parametri bianconeri anche dal punto di vista dell'ingaggio. Ma se Pjanic dovesse continuare a restare tiepido rispetto all'opzione Chelsea, ecco che bisognerebbe trovare nuove soluzioni. Alla Juve piace e molto, da tempo, pure Emerson Palmieri. Dopo il rinnovo pure Olivier Giroud potrebbe tornare in ballo al fine di sistemare l'organico bianconero e completare una maxi trade. Con i Blues che valutano Federico Bernardeschi, Douglas Costa e Alex Sandro avendo preventivato una rivoluzione sugli esterni bassi e alti, per quanto pure Adrien Rabiot sia visto dalla Juve come una fiche da poter usare su ogni tavolo. Ce n'è per tutti i gusti insomma. Non a caso a stretto giro di posta è previsto un nuovo summit tra Fabio Paratici e i dirigenti del Chelsea. Perché Londra e Roma, Parigi e Barcellona, sono oggi tutte alla stessa distanza. E una pedina che si muove da una parte cambia gli equilibri anche delle altre trattative. Mica facile...