Non solo Popolare Bari. Quali sono le altre banche in crisi

Matteo Buffolo

Dopo la Popolare di Bari, che già di per sè rappresenta un istituto di dimensioni limitate sia in termini assoluti che relativi, nonostante sia il più grande del Sud, non si intravedono attualmente in Italia altre crisi bancarie significative all'orizzonte.

Le perdite degli ultimi bilanci

Fatto salvo l'istituto barese (che fra 2017 e 2018 ha cumulato un rosso da 419 milioni), se si analizzano gli ultimi dati elaborati dall'area Ricerche e Studi di Mediobanca, gli altri 4 istituti che hanno chiuso i gli ultimi due bilanci maggiormente in rosso rappresentano casi già messi in sicurezza o per cui un percorso di risanamento è già stato avviato. Si tratta infatti di Mps, Unipol Banca, Carige e Credito Valtellinese. A parte la banca ligure, inoltre, gli altri tre istituti hanno registrato questi passivi per operazioni di ripulitura dei bilanci dai crediti deteriorati. 

Scendendo nel dettaglio, Mps ha cumulato, fra il 2017 e il 2018, perdite per circa 3,2 miliardi, dovuti alle svalutazioni fatte nel bilancio di due anni fa, mentre lo scorso anno ha visto la banca più antica del mondo chiudere in utile per 287 milioni (sono 187 i milioni di utile al 30 settembre di quest'anno).

Unipol Banca, 722 milioni di perdite cumulate nel biennio, è stata ripulita completamente dai crediti deteriorati dal gruppo finanziario e ceduta a Bper, di cui la stessa Unipol è il principale azionista. Carige (661 milioni di perdite fra 2017 e 2018), come la Popolare di Bari in difficoltà da anni, ha, con il supporto del Fitd, portato avanti un percorso di ristrutturazione che sta vivendo un importante passaggio col rafforzamento patrimoniale da 700 milioni in corso, a cui seguirà l'emissione di altri 200 milioni di bond subordinati.

Il Creval, invece, il proprio aumento di capitale lo ha già portato a termine nella prima parte del 2018, che ha chiuso in utile per circa 32 milioni; nel 2019 questa cifra è già stata superata nei primi nove mesi dell'esercizio, che hanno visto il risultato netto attestarsi a 33,4 milioni. Se si restringe lo sguardo ai bilanci 2018, emergono altre tre banche che hanno fatto registrare perdite significative: si tratta di Deutsche Bank (-218 milioni), Dexia Crediop (-78 milioni) e Bim (-154 milioni). I primi due casi sono tuttavia diversi: l'istituto tedesco attraversa un momento di difficoltà e di ristrutturazione generale, in cui l'Italia non rappresenta un particolare problema; l'ex Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche, nato nel 1919, ha completato proprio nei giorni scorsi un aumento di capitale da 120 milioni, sottoscritto da Dexia Credit Local che è ora di fatto l'unico azionista. 

I dossier aperti

Caso diverso è quello della Bim: Banca Intermobiliare, private bank nata a Torino negli anni 80 e quotata a Piazza Affari dall'inizio degli anni 90, era entrata a far parte del gruppo Veneto Banca. Con la crisi di quest'ultima lo storico istituto è finito in mano al fondo Attestor, che ne controlla oltre l'86%: il cda del gruppo ha lanciato un piano per il rilancio al 2024 ed è stato varato un aumento di capitale da 100 milioni, da realizzare in una o più tranche nel giro di 5 anni. Di questi 36,8, sui 44,1 promessi da Trinity, sono già arrivati.

Gli ultimi numeri segnalano un passaggio difficile anche per Volksbank - Banca Popolare: l'istituto altoatesino, che conta circa 60 mila soci, presente anche in Veneto dopo l'acquisizione della Popolare di Marostica, si prepara a tre mesi difficili. La semestrale ha segnalato perdite per 101 milioni dopo le nuove rettifiche sui crediti deteriorati e sulla piattaforma Hi-Mtf le azioni sono difficilmente vendibili, con il valore che è sceso dai 19,2 euro dell'ultimo aumento di capitale a 11,9 euro nonostante 5 milioni messi a disposizione per sostenere la liquidità dei titoli tramite acquisti affidati a Equita. Con l'assemblea che approverà il bilancio 2019 uscirà lo storico dg Johannes Schneebacher ed anche il cda è da rinnovare.

Anche la Banca Agricola Popolare di Ragusa si è rivolta all'investment bank milanese per sostenere la liquidità delle proprie azioni, dopo le forti proteste dei soci di inizio anno; l'incarico, recentemente rinnovato per 12 mesi, prevede acquisti in questo periodo per circa 2,6 milioni. La banca stessa, a ottobre, ha stanziato altri 1,5 milioni per acquistare direttamente titoli a 83,5 euro rispetto a un massimo di 117,40 euro e nelle ultime settimane ha portato avanti nuove operazioni di derisking.