Non solo preti sposati e diaconesse

“Quante volte, anche nella Chiesa, le voci dei poveri non sono ascoltate e magari vengono derise o messe a tacere perché scomode”. Il giorno dopo, Papa Francesco non ha voluto celebrare la grande vittoria della riforma della Chiesa segnata dalle votazioni conclusive del Sinodo sull'Amazzonia, con le aperture alla ministerialità femminile e alla possibilità di ordinare preti, in Amazzonia, i diaconi sposati.

Nella messa celebrata in San Pietro con i padri sinodali e una multiforme rappresentanza degli “aborigeni dell'Amazzonia”, come li ha salutati, Bergoglio ha preferito invece invitare a pregare per “chiedere la grazia di saper ascoltare il grido dei poveri: è il grido di speranza della Chiesa. Il grido di speranza della Chiesa”.

“Facendo nostro il loro grido, anche la nostra preghiera – siamo sicuri – attraverserà le nubi”, ha scandito e nella voce del Papa si avvertiva ancora lo sdegno per gli episodi di intolleranza da parte di gruppi integralisti durante il Sinodo, a partire dal bruttissimo furto delle statuine della fecondità che erano nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e che sono state recuperate dai carabinieri nel Tevere e riconsegnate al segretario di Stato Pietro Parolin. “Quante volte chi sta davanti, come il fariseo rispetto al pubblicano, innalza muri per aumentare le distanze, rendendo gli altri ancora più scarti. Oppure, ritenendoli arretrati e di poco valore, ne disprezza le tradizioni, ne cancella le storie, ne occupa i territori, ne usurpa i beni”, ha osservato in proposito Bergoglio.

Quante “presunte superiorità, che si tramutano in oppressioni e sfruttamenti, anche oggi! Gli errori del passato non son bastati per smettere di saccheggiare gli altri e di infliggere ferite ai nostri fratelli e alla nostra sorella terra: l'abbiamo visto nel volto sfregiato dell'Amazzonia”, ha denunciato ancora Papa Francesco rendendo esplicito il richiamo alla Popolorum Progressio di Paolo VI, pubblicata 52 anni fa e ancora oggi attualissima:  "Voi tutti che avete inteso l'appello dei popoli sofferenti, voi tutti che lavorate per rispondervi, voi siate gli apostoli del buono e vero sviluppo, che non è la ricchezza egoistica e amata per se stessa, ma l'economia a servizio dell'uomo, il pane quotidiano distribuito a tutti come sorgente di fraternità e segno della Provvidenza",  erano le preoccupazioni di un Papa a cui giustizia sociale, pace, emancipazione, stavano davvero a cuore, nel quadro di «una civiltà dell'amore".

Non tutti compresero il grido di dolore dei poveri che Paolo VI aveva fatto suo. Ma oggi ricomincia il cammino. "Il grido dei poveri, insieme a quello della terra, ci è giunto dall'Amazzonia. Dopo queste tre settimane non possiamo far finta di non averlo sentito. Le voci dei poveri, insieme a quelle di tanti altri dentro e fuori l'Assemblea sinodale – Pastori, giovani, scienziati – ci spingono a non rimanere indifferenti. Abbiamo sentito spesso la frase 'più tardi è troppo tardi': non può rimanere uno slogan", ha ripetuto il Papa all'Angelus.

L'anatema contro il saccheggio del creato

La Chiesa Cattolica intende infatti “definire il peccato ecologico come un'azione o un'omissione contro Dio, contro il prossimo, la comunità e l'ambiente”, afferma un capoverso storico nel documento finale votato dal Sinodo per l'Amazzonia, perché segna una conversione irreversibile nella coscienza cristiana. Inquinare o danneggiare la Foresta Amazzonica e in generale il Creato “è un peccato contro le generazioni future e si manifesta in atti e abitudini di inquinamento e distruzione dell'armonia dell'ambiente, trasgressioni contro i principi di interdipendenza e rottura delle reti di solidarietà tra le creature e contro la virtù della giustizia”.

L'Amazzonia, seconda area più vulnerabile al mondo a causa dei cambiamenti climatici provocati dall'uomo, è “in una corsa sfrenata verso la morte” e ciò esige urgentemente – ribadisce il Sinodo – una nuova direzione che consenta di salvarla, pena un impatto catastrofico su tutto il Pianeta. Dunque una chiamata ineludibile all'impegno.

Inoltre, come in tutta l'America Latina, “difendere e promuovere i diritti umani, oltre che un dovere politico e un compito sociale, è un'esigenza di fede”. Di fronte a questo dovere cristiano il Sinodo denuncia la violazione dei diritti umani e la distruzione estrattiva; assume e sostiene, anche in alleanza con altre Chiese, le campagne di disinvestimento delle compagnie estrattive che causano danni socio ecologici all'Amazzonia; propone una transizione energetica radicale e la ricerca di alternative; propone inoltre lo sviluppo di programmi di formazione per la cura della “casa comune”.

Agli Stati si chiede di smettere di considerare la regione come una dispensa inesauribile, mentre si auspica un “nuovo paradigma dello sviluppo sostenibile” socialmente inclusivo e che combini conoscenze scientifiche e tradizionali. I criteri commerciali, è la raccomandazione, non siano al di sopra dei criteri ambientali e dei diritti umani.

Una Chiesa Amazzonica

A fronte di “una crisi socio-ambientale senza precedenti”, il Sinodo invoca dunque una Chiesa amazzonica in grado di promuovere un'ecologia integrale e una conversione ecologica secondo cui “tutto è intimamente connesso”. L'auspicio è che riconoscendo “le ferite causate dall'essere umano” al territorio, siano ricercati “modelli di sviluppo giusto e solidale”.

Ciò si traduce in un atteggiamento che colleghi la cura pastorale della natura alla giustizia per i più poveri e svantaggiati della terra. L'ecologia integrale non sia intesa come un cammino in più che la Chiesa può scegliere per il futuro, ma come l'unico cammino possibile per salvare la regione dall'estrattivismo predatorio, dallo spargimento di sangue innocente e dalla criminalizzazione dei difensori dell'Amazzonia.

La Chiesa in quanto “parte di una solidarietà internazionale” favorisca il ruolo centrale del bioma amazzonico per l'equilibrio del pianeta e incoraggi la comunità internazionale a fornire nuove risorse economiche per la sua tutela, rafforzando gli strumenti della convenzione quadro sul cambiamento climatico.

“La difesa della terra – afferma il Sinodo – si basa sul principio evangelico della difesa della dignità umana. Bisogna, quindi, rispettare i diritti all'autodeterminazione, alla delimitazione dei territori e alla consultazione preventiva, libera e informata dei popoli indigeni. Un punto specifico viene, poi, dedicato alle Popolazioni indigene in isolamento volontario (Piav) o in Isolamento e contatto iniziale (Piaci) che oggi, in Amazzonia, ammontano a circa 130 unità e spesso sono vittime di pulizia etnica: la Chiesa deve intraprendere due tipi di azione, una pastorale ed un'altra “di pressione”, affinché gli Stati tutelino i diritti e l'inviolabilità dei territori di tali popolazioni.

La linea pastorale da seguire è quella dell'inculturazione – ovvero dell'incarnazione del Vangelo nelle culture indigene – valorizzando la teologia india e la pietà popolare, le cui espressioni vanno apprezzate, accompagnate, promosse e talvolta “purificate”, poiché sono momenti privilegiati di evangelizzazione che devono condurre all'incontro con Cristo.



L'annuncio del Vangelo, infatti, non è un processo di distruzione, ma di crescita e di consolidamento di quei semina Verbi presenti nelle culture. Di qui, il rifiuto netto di “un'evangelizzazione in stile colonialista” e del “proselitismo”, in favore di un annuncio inculturato che promuova una Chiesa dal volto amazzonico, in pieno rispetto e parità con la storia, la cultura e lo stile di vita delle popolazioni locali.

A tal proposito, il Documento sinodale propone che i centri di ricerca della Chiesa studino e raccolgano le tradizioni, le lingue, le credenze e le aspirazioni dei popoli indigeni, favorendone l'opera educativa a partire dalla loro stessa identità e cultura.

Un rito particolare per l'Amazzonia, con preti sposati e forse diaconesse

Il Sinodo dei vescovi sull'Amazzonia apre alla possibilità, per quella regione pastorale, di “ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile”.

Per questo occorre stabilire “criteri e disposizioni da parte dell'autorità competente”. Non si tratta precisamente dei viri probati in quanto vi è previsto il passaggio intermedio del diaconato (come per i preti celibi, del resto) ma è un passaggio storico, approvato da una maggioranza qualificata anche se tra le propositiones ha registrato il maggior numero di ‘no': 41.

Questa novità è accompagnata dalla proposta di “creare un organismo episcopale che promuova la sinodalità tra le Chiese della regione” e “il nuovo organismo della Chiesa in Amazzonia deve costituire una Commissione” per “l'elaborazione di un rito amazzonico che esprima il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale dell'Amazzonia”.

In questo ambito locale è autorizzato l'accesso “al ministero del lettorato e dell'accolitato” per le donne in Amazzonia . I Padri sinodali nel documento finale che ha incassato la maggioranza qualificata dei 2/3 in tutti i 119 paragrafi, al paragrafo 102 scrivono: “Nei nuovi contesti di evangelizzazione e di pastorale in Amazzonia, dove la maggior parte delle comunità cattoliche sono guidate da donne, chiediamo che venga creato il ministero istituito di ‘donna dirigente di comunità', dando ad esso un riconoscimento, nel servizio delle mutevoli esigenze di evangelizzazione e di attenzione alle comunità”. I Padri sinodali chiedono la “revisione del motu proprio Ministeria quaedam di San Paolo VI, affinchè anche donne adeguatamente formate e preparate possano ricevere i ministeri del lettorato e dell'accolitato, tra gli altri che possono essere svolti”. Il paragrafo ha ottenuto 160 ‘placet' e 11 ‘non placet'.

Nel documento è previsto anche che “il vescovo possa affidare, con un mandato a tempo determinato, in assenza di sacerdoti, l'esercizio della cura pastorale delle comunità ad una persona non investita del carattere sacerdotale, che sia membro della comunità stessa”, immaginando che possa essere “un incarico a rotazione”. Ma resta sempre “il sacerdote, con la potestà e la facoltà di parroco, ad essere il responsabile della comunità”.

Il Papa nel suo discorso conclusivo ha parlato delle “élite cattoliche” che nel documento finale del Sinodo sull'Amazzonia “andranno a cercare le cosette e si dimenticheranno del grande. Mi sono ricordato di una frase” in cui si dice che ci sono persone che “siccome non amano nessuno, credono di amare Dio”, “perdono il contatto con le sfide che affronta l'uomo di oggi e si illudono di stare con Dio”.





Il Papa ha ribadito che la Chiesa deve “essere sempre riformata”, salvando pero' “la tradizione che è la salvaguardia del futuro, non la custodia delle ceneri”.