Vietare il fumo ai nati dopo il 2004. Il nuovo approccio della Ardern non è solo proibizionismo

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·2 minuto per la lettura
(Photo: Mark Tantrum via Getty Images)
(Photo: Mark Tantrum via Getty Images)

“Abbiamo bisogno di un nuovo approccio”. La ministra associata della salute neozelandese Ayesha Verrall ha esordito così presentando la strategia per realizzare un ambizioso progetto: il paese libero dal fumo entro il 2025. Per raggiungere lo scopo, da tempo la Nuova Zelanda sta adottando politiche di limitazione. L’ultimo provvedimento annunciato dal governo progressista di Jacinda Ardern è il più drastico di tutti: vietare le sigarette ai nati dopo il 2004 per creare una generazione smoke-free. La questione è seria e l’approccio non può essere blando. “Circa 4.500 neozelandesi muoiono ogni anno a causa del tabacco e dobbiamo accelerare per essere in grado di raggiungere l’obiettivo di diventare smoke-free nel 2025″ fa sapere la ministra Verrall, come riportato sulle pagine del Guardian. Le sigarette in Nuova Zelanda provocano un decesso per cancro su quattro e circa mezzo milione di persone ha il vizio del fumo. Tra fumatori più incalliti ci sono i Maori. Tanto che il cancro è la causa principale di morte tra le donne della comunità indigena e la seconda tra gli uomini.

Mentre la notizia del divieto ai giovani si diffondeva, la parola più invocata da parte dei detrattori è stata “proibizionismo”, immaginando la Nuova Zelanda come gli Stati Uniti degli anni ’20. A quei tempi, per 13 anni, venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool, in un paese in cui il consumo eccessivo andava ad alimentare il problema della criminalità. Proprio la criminalità organizzata trasse però maggior linfa dal divieto. Nei ruggenti anni ’20 i gangster trovarono fortuna con la vendita illegale di alcolici. Anche per la Nuova Zelanda si teme una deriva simile. Lo stesso governo ha ammesso il rischio che il crimine organizzato veda prosperare ulteriormente il mercato nero.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.