“Non sprechiamo l’Europa”: i commercialisti per i fondi europei

“Non sprechiamo l’Europa”: i commercialisti per i fondi europei

Roma, 27 nov. (askanews) – “Non sprechiamo l’Europa”: i Fondi europei per il periodo 2021-2027 vanno utilizzati meglio di quanto l’Italia abbia fatto finora. Denaro che offre opportunità concrete anzi essenziali per lo sviluppo del paese. Se ne è parlato in un convegno a Matera organizzato dalla Cassa Dottori Commercialisti.

Il presidente della Cassa, Walter Anedda, spiega come la categoria si proponga anche come supporto per le istituzioni: “Oggi il suo ruolo è legato molto al sostegno delle imprese mentre un ruolo specifico può farlo anche in favore delle istituzioni favorendo la gestione, programmazione e rendicontazione di questi fondi”.

“Risulta fondamentale partire con una programmazione molto attenta alle esigenze del territorio. Un problema potrebbe sorgere con la prossima programmazione che potrebbe tendere a finanziare in modo particolare alcune attività: ricerca, innovazione, digitalizzazione. Queste sono attività spesso di difficile acquisizione da parte della piccola e micro impresa. Per questo è necessario accompagnare le scelte anche imprenditoriali su queste nuove opportunità”.

In questo quadro, il senatore Andrea De Bertoldi ricorda che mancano ancora i decreti attuativi della legge del 2017, quella che prevede che i lavoratori autonomi possano supportare l’azione dell’amministrazione pubblica: “Da Matera voglio lanciare questo messaggio: facciamo subito i decreti attuativi dell’articolo 5 della legge 81, in modo che i dottori commercialisti in primis possano fare quello che lo Stato non sa fare: possano entrare nella fase istruttoria, deliberativa e di rendicontazione dei contributi europei. Così potranno essere utilizzati al meglio, poiché non basta usarli, ma bisogna utilizzarli in imprese virtuose che producono Pil e posti di lavoro”.

Ma come aiutare le imprese? I fondi per l’innovazione sono in aumento, mentre dovrebbero calare quelli per la PAC, la politica agricola comune, e quelli per la politica di coesione cioè lo sviluppo dei territori svantaggiati. In questo quadro l’Italia dovrebbe comunque ricevere 36 miliardi di euro per la PAC e 43 miliardi per i fondi di coesione. Il problema è come usare questi soldi europei, poiché quelli del periodo 2014-2020 sono andati sprecati per la metà, sottolinea Tiziana Stallone, vicepresidente di Adepp, l’associazione degli Enti previdenziali privati: “Di fatto i professionisti sono a volte impreparati ad accedere ai fondi europei. Per questo come sistema Adepp la prima cosa che abbiamo fatto è stato rendere i fondi europei fruibili ai professionisti; costruiamo delle schede esemplificative dei bandi sia strutturali sia diretti perché sia più facile per il professionista accedere al credito. Noi sappiamo che nella passata programmazione avevamo più di 45 miliardi di fondi e l’Italia ne ha usati meno del 50%. C’è tanto da fare per i liberi professionisti, per le piccole e medie imprese, i nuovi target sono il lavoro, un’Europa più sociale, più intelligente. Siamo all’inizio di un percorso importante”.