Nordcorea, Frassineti: "Esplosione atto dimostrativo per insoddisfazione su sanzioni"

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Un gesto "dimostrativo" per comunicare alla comunità internazionale, e specialmente agli Stati Uniti, "la profonda insoddisfazione" della Corea del Nord per non aver ottenuto il sollevamento delle sanzioni economiche malgrado l'apertura diplomatica inaugurata nel 2018". Così Francesca Frassineti, esperta di Corea del Nord dell'Ispi, spiega all'Adnkronos la decisione nordcoreana di far esplodere l'ufficio di collegamento tra le due Coree a Kaesong. Un elemento di "innegabile novità" è il ruolo di Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano, che con questa vicenda ottiene maggior "credibilità e legittimità" sul piano interno. 

Il regime nordcoreano ha usato il "pretesto" dei volantini di propaganda lanciati oltreconfine il 31 maggio da Ong sudcoreane, "per dare inizio ad una serie di minacce e provocazioni a bassa intensità", nota l'esperta, ricordando che vi sono state "minacce al vetriolo" e l'esplosione di un compound "vuoto", ma non rappresaglie militari.  

Con la sua apertura a Seul e al presidente americano Donald Trump nel 2018, il leader nordcoreano Kim Jong Un aveva "l'unico obiettivo" di ottenere l'allegerimento delle sanzioni. Pyongyang aveva anche annunciato una moratoria dei test nucleari e di missili balistici intercontinentali, che ha finora rispettato perché i test di febbraio e marzo riguardano missili a corto raggio. Di fatto, nota Frassineti, la Corea del Nord è rimasta entro "le linee rosse fissate da Trump" che infatti ha lasciato passare "in sordina" gli ultimi test.  

Con il gesto dell'esplosione nei confronti di Seul alleata degli Stati Uniti, Pyongyang sottolinea la sua insoddisfazione per non aver ottenuto nulla sulle sanzioni, afferma Frassineti, "bisognerà vedere fino a che punto tirerà la corda o se oltrepasserà linee rosse". "La Corea del Nord ha sempre cercato di tirare la corda, portare situazione sull'orlo dello scontro, per poi fare un passo indietro all'ultimo momento. E' un copione già visto, sicuramente - sottolinea - l'elemento di innegabile novità è il ruolo della sorella di Kim", che nel weekend aveva minacciato la distruzione, poi avvenuta, del centro di collegamento. 

Kim Yo-jong era emersa all'inizio del 2018 come capo della delegazione olimpica nordcoreana, come una sorta di "assistente del fratello". Dopo un periodo di assenza, rileva Frassineti, negli ultimi mesi la propaganda ufficiale le ha attribuito molte dichiarazioni, sta acquisendo una rilevanza per quanto riguarda la gestione dei rapporti fra le due Coree, è la vice direttrice di uno dei dipartimenti che si occupano delle relazioni inter coreane". 

"I fatto che la sorella di Kim stia acquisendo molta visibilità mostra l'intenzione del regime di rafforzare sul fronte interno la sua legittimità, credibilità, le sue credenziali gli occhi dell'elite e della popolazione nordcoreana. C'è soprattutto - afferma Frassineti - la volontà del regime di dare l'immagine di una leadership unita in questa fase. Non sappiamo quali siamo le condizioni salute del leader Kim, ci sono state illazioni, ma non abbiamo alcun elemento di certezza a riguardo. E' possibile che questo possa essere strumentale nel caso di una crisi del leader nordcoreano. Sicuramente in questo momento è fondamentale che l'unico altro esponente della famiglia Kim attivo all'interno della Corea del Nord acquisisca sempre più credibilità e rafforzi la sua legittimità, principalmente a scopo interno". 

"Nelle prossime settimane staremo a vedere se si concretizzeranno alcune minacce" fra cui quelle di stamattina, sulla rioccupazione nordcoreana delle postazioni sulla linea di confine, da cui si erano ritirate nel settembre 2018. "L'intervento eventuale dell'esercito in questo contesto potrebbe essere preoccupante", sottolinea l'esperta.