Notre Dame: dopo le lacrime è il momento dei complottisti

Durante l’incendio della cattedrale fioccavano le tesi complottistiche, che spaziano dal terrorismo a un gesto volontario del governo francese. (Credits – Getty Images)

Non è certo una novità, né una sorpresa. Mentre ancora i vigili del fuoco erano impegnati in una corsa contro il tempo per spegnere le fiamme che stavano avvolgendo la cattedrale di Notre Dame e cercavano di salvare uno dei simboli della Francia e dell’Occidente, sui social network e in tv iniziava il balletto delle cause dell’incendio. E, ovviamente, fioccavano le tesi complottistiche, che spaziano dal terrorismo a un gesto volontario del governo francese.

All’indomani dell’incendio nella grande cattedrale di Parigi si sono moltiplicate le ricostruzioni più o meno astruse di quanto accaduto. A cominciare dall’ipotesi di un attentato terroristico, negata fin da subito dal governo e dallo stesso procuratore di Parigi. A questo hanno anche contribuito gli scivoloni di alcuni politici, come Nicolas Dupont-Aignan, leader del partito sovranista Debout la France, che ha affermato “bisogna sapere se si tratta di un incidente o di un attentato”. La tesi terroristica, ovviamente, ha avuto ampio spazio sui social, dove in molti hanno subito puntato il dito contro gli islamici, ricordando i diversi attacchi ai luoghi di culto cattolici in questi anni in Francia.

La causa dolosa dell’incendio, seppur smentita più volte, è stata riproposta spesso, con diversi utenti che hanno evocato sui social la pista di “due focolai” di incendio, rimettendo in qualche modo in dubbio l’origine accidentale del disastro. Altri sono arrivati a dire che lo stesso colore delle fiamme era la dimostrazione di un incendio doloso.

Poi, ça va sans dire, ecco che è spuntata anche l’ipotesi che dietro all’incendio ci fossero i gilet gialli, cioè quel movimento che più volte si è scontrata con le forze dell’ordine a Parigi in questi mesi. Il portavoce dei sapeurs-pompiers di Parigi, Phillipe Demay, ha dovuto respingere le voci circolate secondo cui un militante in gilet giallo, con indosso un casco, camminava tra le torri della cattedrale mentre infuriavano le fiamme. In diverse foto circolate sulla rete, si vede effettivamente un uomo in cima alla torre in pieno incendio. Ma come spiegato da Demay “si trattava semplicemente del comandante delle operazioni di soccorso. Se era lì in quel momento, era per fare il cosiddetto ‘giro del fuoco’, come fa ogni volta, per accertarsi che le squadre stessero intervenendo”.

Poi, ovviamente, ci sono state le teorie ‘divine’, con molti che hanno sottolineato come il fuoco sia divampato il primo giorno della Settimana Santa, parlando – dunque – di punizione divina. Ma a spopolare sono state le interpretazioni politiche. Secondo molti, sui social, la tragedia di Notre Dame è avvenuta in un momento perfetto per il presidente Macron. Lunedì sera, infatti, il presidente francese avrebbe dovuto tenere il suo discorso in risposta ai gilet gialli, ma è stato annullato a causa dell’incendio. Poi c’è chi ha visto l’incendio come una scusa per distrarre l’opinione pubblica dalla guerra il Libia, così come un tentativo di distrarre gli elettori a poche settimane dalle Europee.

Potrebbe anche interessarti:

Da Napoleone a Quasimodo, la lunga storia di Notre Dame

Notre Dame, ora la corsa dei turisti per una foto alla cattedrale ferita

Notre Dame, perché non si potevano usare i Canadair