I nove siti geologici che segneranno l'Antropocene

Michael Nolan/ Robert Harding RF via AFP

AGI - Nelle prossime settimane, le comunità geologiche selezioneranno il sito più adeguato a dimostrare più efficacemente il modo in cui gli esseri umani hanno alterato la struttura della superficie del nostro pianeta. Nove i luoghi candidati, che comprendono, tra gli altri, i sedimenti marini nella baia di Beppu, in Giappone, e gli strati di fango nel lago Crawford di Ontario.

Le coordinate finali rappresenteranno l'emblema della fine dell'Olocene, che ha avuto inizio a conclusione dell'ultima era glaciale e ha visto la diffusione della specie Homo sapiens. Con il termine Antropocene, invece, gli esperti enfatizzano per la prima volta il ruolo dell'essere umano come fattore in grado di influenzare, plasmare e alterare la superficie del pianeta. Per quanto riguarda il principio di questo nuovo periodo, la maggior parte degli scienziati concorda nel datare l'inizio dell'Antropocene in concomitanza della fine della Seconda guerra mondiale, quando i Paesi di tutto il mondo intrapresero una massiccia espansione economica e industriale. Lo scorso anno, l'Anthropocene Working Group ha identificato un elenco di nove siti i cui sedimenti potrebbero contenere marcatori in grado di dimostrare i cambiamenti che hanno portato alla nuova epoca geologica.

Oltre alle due aree in Giappone e Canada, gli esperti hanno selezionato il Flinders Reef, in Australia, i sedimenti nel bacino di Gotland, nel Mar Baltico, il ghiaccio di Palmer, in Antartide, il limo del lago Searsville, in California e quello del lago Sihailongwan, in Cina, la torba nelle montagne dei Sudeti, in Polonia e i coralli della West Flower Garden Bank, nel Golfo del Messico. Il sito più votato sarà quindi contrassegnato con l'usuale targa di ottone, utilizzata per riconoscere i luoghi che meglio rappresentano l'inizio delle nuove ere geologiche.

I segnali della nuova era

"Siamo ormai certi che l'umanità stia svolgendo un ruolo importante nell'influenzare la geologia del pianeta - afferma Jan Zalasiewicz dell'Università di Leicester - questo lavoro ha l'obiettivo di individuare il punto che meglio esemplifica questa correlazione". Negli ultimi cento anni, è stato estratto circa mezzo miliardo di tonnellate di alluminio metallico, impiegato nella realizzazione di moltissimi strumenti, ma questa sostanza non è l'unico indicatore del passaggio all'Antropocene. Come altro esempio, gli esperti considerano il plutonio, un elemento molto raro, almeno fino alla nascita dell'era atomica. Le bombe atomiche, testate in atmosfera, emettevano plutonio che si depositava al suolo in quantità facilmente rilevabili. "Fino alla fine della Seconda guerra mondiale - sostiene Colin Waters dell'Università di Leicester - non si trovava molto plutonio nel terreno, mentre dopo le quantità di questo elemento sono aumentate significativamente".

Un altro chiaro segnale della nuova era geologica può essere individuato nelle specie aliene diffuse in tutto il mondo e nell'incremento della presenza di materie plastiche. "In un lontano futuro - conclude Zalasiewicz - tra decine di milioni di anni, le specie avanzate saranno ancora in grado di rilevare come abbiamo alterato la Terra. Edifici, strade, palazzi e costruzioni saranno già spariti, ma i sottili cambiamenti che abbiamo provocato sui sedimenti potranno testimoniare che una civiltà globale una volta dominava questo pianeta con effetti duraturi".