Nulla di fatto per i lavoratori Almaviva, il ministero tenta una mediazione

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AGI - Sono ore di trattativa per il negoziato nella vertenza Almaviva, che vede fino al momento un nuovo nulla di fatto sulla 'clausola sociale' che potrebbe salvare il posto di lavoro di oltre 600 dipendenti del call center che operava per Alitalia. 

All'incontro di oggi - tenutosi da remoto e che fa seguito a quello di appena ventiquattro ore fa - hanno partecipato il sindaco Leoluca Orlando, l'assessora al Lavoro, Giovanna Marano, il direttore generale ed il capo di gabinetto del Ministero del Lavoro ed i rappresentanti di Covisian, Almaviva e Ita.

"Anche stasera - dichiarano Orlando e Marano - un altro nulla di fatto nell'incontro con il Ministero del Lavoro. Covisian continua a non presentare un piano di applicazione della clausola sociale in spregio di lavoratrici e lavoratori e dell'intero territorio. Ribadiamo l'irrinunciabilità per ragioni sociali e giuridiche della norma della clausola sociale prevedendo un percorso rapido di riassorbimento di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Un percorso che si accompagni all'adozione di ammortizzatori più sostenibili e meno onerosi socialmente. Per la tutela di un intero settore economico auspichiamo un ripensamento da parte di Covisian e Ita".

Il Ministero ha sospeso la riunione per tentare una diversa conclusione.  

La clausola sociale 

Al centro delle richieste l'applicazione della clausola sociale che, oltre a garantire diritti e retribuzioni ai lavoratori, garantisce alle aziende di poter contare su tutta la professionalità acquisita dai lavoratori in tanti anni di servizio, in un settore ad alto valore aggiunto qual è quello del trasporto aereo.

"Siamo certi che anche Ita e Covisian si siano resi conto delle difficoltà che presenta l'avviare il servizio di Customer Care partendo da zero - dicono i segretari territoriali dei sindacati e le Rsu di Almaviva - sembrerebbe, infatti, che alcuni operatori telefonici di Almaviva Palermo del servizio Alitalia siano stati contattati per essere assunti con trattativa privata e con condizioni contrattuali differenti rispetto a quelle attuali.

Se tutto ciò dovesse essere confermato, ci troveremmo davanti non solo a un tentativo di eludere una legge dello Stato (la legge 11 del 2016 sulla clausola sociale dei call center) ma nello stesso tempo al tentativo di depotenziare una trattativa sindacale, e il relativo tavolo di confronto, in cui il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali svolge il ruolo fondamentale di garante". 

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