I numeri indicano ancora una grande pressione sugli ospedali

·2 minuto per la lettura
situazione delle terapie intensive Regione
situazione delle terapie intensive Regione

L’Italia alle prese con la terza violenta ondata del coronavirus vede anche ancora una volta le proprie strutture ospedaliere andare in difficoltà con numeri ancora molto elevati di ricoveri, sia nei reparti di normale degenza che in quelli di terapia intensiva. I dati in tal senso parlano molto chiaro: solo ieri, 20 marzo, i pazienti ricoverati in reparti covid erano 30.932 a fronte dei 27.600 di domenica 14 marzo, il che vuol dire 3.322 posti letto in più occupati con un aumento del 12%. Secondo i dati forniti da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la situazione non è migliore per quanto riguarda le terapie intensive: al 21 marzo la percentuale nazionale di posti nei reparti di rianimazione occupati da pazienti con coronavirus è arrivata al 38%, ben otto punti percentuali in più rispetto alla soglia limite del 30% stabilito dal decreto del Ministro della Salute del 30/4/2020. La situazione è diversa da Regione a Regione, ma il dato non può essere sottovalutato. A far sperare, tra tutti questi numeri in peggioramento, è la crescita dei nuovi positivi che rispetto alla settimana precedente è in leggero calo, – 1,6%.

La situazione delle terapie intensive nelle Regioni

Analizzando il problema delle terapie intensive con il focus sulle singole Regioni si evince come la situazione cambi in base al territorio. Nello specifico nelle Marbche la soglia limite di posti letto è stata ampiamente superata ed è quota 61%. Stesso discorso vale per la provincia autonoma di Trento con tasso di occupazione in rianimazione covid al 58%, la Lombardia al 57%, l’Umbria al 52% e l’Emilia Romagna al 52%. In forte crescita anche il Piemonte, arrivato al 55% di occupazione dei posti in area critica, un +3% rispetto alla rilevazioni precedente.

In una situazione leggermente migliore, ma pur sempre ben oltre la soglia del 30% ci sono poi il Friuli Venezia Giulia al 46% dell’occupazione, la Toscana al 41%, l’Abruzzo al 40% e la Puglia al 37%. Oscillano poi interno alla cifra limite diverse Regioni come il Lazio al 34%, la Campania al 28% e la Liguria al 27% (- 2% rispetto alla rilevazione precedente).