Nuova cassa integrazione per 5 mila lavoratori ex Ilva

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AGI - È partita questa mattina una nuova tranche di cassa integrazione (stavolta ordinaria e non Covid) per il gruppo siderurgico ex Ilva, ora Acciaierie d'Italia. Durerà 13 settimane. Sono interessati 4 mila lavoratori a Taranto e 981 a Genova. I numeri in questione vanno intesi come massimo.

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sarà a Genova dove nei giorni scorsi, a seguito dell'annuncio della Cig, fortemente contestato dai sindacati, ci sono state accese tensioni. Per l'8 luglio, invece, il Mise, accogliendo la richiesta delle sigle Fim, Fiom e Uilm, ha convocato un tavolo al ministero con Acciaierie d'Italia e gli stessi sindacati presente anche il ministero del Lavoro.

A Taranto, inoltre, dall'1 luglio, per effetto della mancata proroga da fine giugno 2021 a fine gennaio 2022 da parte del ministero della Transizione ecologica, Acciaierie d'Italia dovrà fermare la batteria 12 della cokeria. Questo perché l'azienda non ha completato, entro la scadenza di fine giugno 2021, i prescritti interventi di messa a norma.

Per l'1 luglio associazioni e movimenti ambientalisti di Taranto hanno indetto un sit in davanti alla Prefettura per rivendicare la certezza della fermata della batteria 12. In quanto alla nuova tranche di cassa integrazione ordinaria che parte oggi nell'ex Ilva, nella comunicazione alle sigle sindacali il direttore delle Risorse umane, Arturo Ferrucci, evidenzia che a “marzo 2020 con l'inizio della pandemia Covid-19, anche in accordo con le organizzazioni sindacali”, l'azienda “ha dovuto fermare alcuni impianti di produzione”.

Nello specifico, scrive Ferrucci, “presso il sito di Taranto si è proceduto alla fermata non programmata dell'altoforno 2 che ha comportato la riduzione della capacità produttiva di ghisa di circa 5.000 tonnellate giorno. Il perdurare di tale blocco produttivo per un periodo di poco inferiore a un intero anno, ha inevitabilmente condizionato e limitato - evidenzia il direttore delle Risorse umane dell'ex Ilva - la possibilità di esercire a pieno regime gli impianti di laminazione e rilavorazione a valle del ciclo produttivo sia per lo stabilimento di Taranto ma anche per i centri di lavorazione e laminazione a freddo del Nord Italia (a titolo esemplificativo Genova, Novi Ligure, Racconigi)".

Adesso, invece, "nonostante nel generale contesto di mercato siano oggi percepibili segnali ottimistici nella crescente e maggiormente stabile domanda di acciaio, la società non è nelle condizioni di assicurare l'immediata e totale ripresa in esercizio di tutti gli impianti di produzione e del completo assorbimento dell'intera forza lavoro".

In tal senso, scrive Ferrucci ai sindacati, "è rilevante l'incidenza della mancata produzione di acciaio derivante dalla fermata di altoforno 2 che ha inoltre indotto la società  a riformulare i piani di intervento manutentivo sull'impianto altoforno 4, rinviati a causa della fermata di altoforno 2 e non ulteriormente differibili per ragioni tecniche, tanto da prevederne l'esecuzione durante un periodo di fermata dello stesso altoforno 4 di circa 60 giorni nel periodo aprile-giugno 2021, con ulteriore “mancata produzione” di circa 5 mila tonnellate giorno di ghisa”.

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