M5s-Pd: nuova era, vecchie grane

Gabriella Cerami
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Agf (Photo: HPOST14)
Agf (Photo: HPOST14)

“Noi no: non moriremo populisti”. A tarda sera la ministra Teresa Bellanova, nonché capo delegazione di Italia Viva, citando una vecchia intervista rilasciata da Matteo Renzi, scrive: “Sarà la sinistra a costituzionalizzare M5s o M5s a grillizzare la sinistra? Dal giorno dopo, la questione nel Pd sarà questa”. E poi ancora: “Deve esser chiaro a tutti - spiega Bellanova - noi siamo geneticamente diversi dai 5 Stelle”. In sostanza collaborazione al governo sì ma alleanza strategica no. Anche se la differenza è piuttosto sottile. Comunque sia un ramo della maggioranza si sfila già e anche in maniera piuttosto dura proprio nel giorno in cui i grillini hanno ratificato il sì alle alleanze con i “partiti tradizionali”.

Le buone intenzioni ci sono, la svolta è di quelle epocali perché sa comunque di un liberi tutti, di un lasciapassare che in futuro potrà essere tirato da una parte o dall’altra. Per adesso gli occhi sono puntati sulle Marche, sulla possibilità che anche qui come in Liguria il simbolo M5s possa essere accompagnato da quello del Pd. “Ora basta tentennamenti, si faccia l’alleanza nelle Marche per Maurizio Mangialardi Presidente. I 5stelle diventino protagonisti di un progetto di rinascita della Regione dopo l’emergenza Covid”, dice il sindaco dem di Pesaro Matteo Ricci, che spinge per il ‘laboratorio Marche’ dopo il via libera dalla piattaforma Rousseau. Ma non è ancora detto che arrivi l’ok dei 5Stelle anche perché i distinguo sono tanti e i problemi sembrano essere sempre gli stessi.

Il Pd da un lato plaude con il segretario Zingaretti che accoglie con favore lo ‘sdoganamento’ delle alleanze, ma nello stesso tempo arriva una doccia fredda: “Non sosterremo mai Virginia Raggi”, sentenzia che grazio al voto su Rousseau ha avuto il lasciapassare.

Il risultato su Rousseau viene accolto con soddisfazione dai vertici M5s, che nelle ultime ore avevano dato la volata al ‘cambiamento’, ma non da tutta la base. Da Luigi Di Maio a Roberto Fico, tutti sono scesi in campo per spingere l’avvio del ‘nuovo corso’, ma la pensa in maniera diversissima Alessandro Di Battista.

L’esito del voto (la cui tempistica, a ridosso di ferragosto, ha creato qualche malumore) riaccende, in parallelo, anche la discussione sul futuro del Movimento e sulla sua ‘governance’. Ora bisogna convocare i “gia’ annunciati” Stati generali, afferma ad esempio il presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, “in un luogo e con tempi adeguati, con metodo democratico”.

Tornado al Pd il ‘cambiamento’ pentastellato viene visto con interesse, anche se tra i dem si levano voci dissonanti. Critico per esempio Matteo Orfini: “Le alleanze si decidono in base a visione del paese, progetti, programmi, cultura politica. Non con un improbabile sondaggio il 14 agosto su una piattaforma della Casaleggio. Il Pd recuperi autonomia e visione. E il coraggio delle proprie idee”. E il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, scrive sui social: “Rousseau dice sì all’alleanza col Pd. Non dico cosa penso di queste consultazioni via piattaforma, ma il Movimento 5 Stelle ha almeno fatto finta di chiedere alla base cosa ne pensasse. Il Pd manco quello”. Il nuovo corso potrebbe avere difficoltà a decollare.

In tutto questo il sogno di Grillo si è realizzato. Cioè spianare la strada a un’alleanza sempre più strutturata con il Pd e affinché ciò accadesse ha lavorato di sponda con il segretario dem e non è un caso se quest’ultimo è stato il primo a dire che è “positivo il voto degli iscritti. Si governa da alleati e non da avversari”. Di Maio non poteva non stare su questo tragitto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.