In Nuova Zelanda lockdown anche solo per un caso. Il problema dei pochi vaccini

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WELLINGTON, NEW ZEALAND - SEPTEMBER 04: Prime Minister Jacinda Ardern during a press conference in Parliament on September 4, 2021 in Wellington, New Zealand. Police shot and killed a
WELLINGTON, NEW ZEALAND - SEPTEMBER 04: Prime Minister Jacinda Ardern during a press conference in Parliament on September 4, 2021 in Wellington, New Zealand. Police shot and killed a

Senza vaccino non se ne esce. Un singolo caso può dar vita rapidamente a nuovi focolai e costringere le autorità a imporre nuovi lockdown. Ne è una dimostrazione il caso della Nuova Zelanda: uno dei paesi con il minor tasso di vaccinazione tra quelli più sviluppati (solo il 27 per cento della popolazione è vaccinata con doppia dose), si trova costretto a dover a chiudere e riaprire in continuazione.

Solo tre settimane fa, infatti, era scattato un nuovo lockdown nazionale, dopo la scoperta di un nuovo focolaio di variante Delta del coronavirus. 700 i contagi e una trentina le persone finite in ospedale. Auckland, la città dove viveva l’uomo da cui è partito il focolaio, e Coromandel, città dove era stato in visita, sono andate in lockdown totale per 7 giorni e il resto del paese per tre. Le persone erano tornate a fare la fila fuori dai supermercati, per fare scorta di articoli essenziali, come nei mesi più bui della pandemia nel 2020. Sempre a Auckland, il 4 settembre è stato registrato il primo decesso per Covid-19 in sei mesi.

Questo, tuttavia, non sembra spaventare il primo ministro Jacinda Ardern, che ha deciso di porre fine alle misure restrittive per il Covid questa settimana, specificando che le precauzioni resteranno comunque in vigore ad Auckland, epicentro dell’epidemia di Covid-19 nel paese.

Nella notte tra martedì e mercoledì, circa tre milioni di neozelandesi potranno uscire di nuovo, e le scuole riapriranno giovedì, per la prima volta in tre settimane, come ha precisato Ardern. Ad Auckland, invece, il lockdown rimarrà in vigore per almeno un’altra settimana, poiché l’epidemia non è stata completamente controllata. “Abbiamo avuto tanto successo nel controllare questa epidemia, il contenimento è stato efficace ma non è finita”, ha detto Ardern sottolineando che il paese non può “permettersi il minimo errore”. Gli abitanti del resto dell’arcipelago non saranno più confinati, ma la vita non riprenderà comunque il suo corso normale. Gli incontri all’interno saranno limitati a 50 individui, e le persone dovranno indossare una mascherina in alcuni luoghi chiusi e presentare un codice qr.

Nel frattempo la convinzione che si possa eliminare la variante Delta si sta indebolendo anche a Wellington. “Nessun Paese ci è riuscito”, ha osservato un consigliere del governo parlando con il New York Times. “Abbiamo visto cosa succede altrove se non riusciamo ad arrivare prima - ha detto Ardern - abbiamo solo una possibilità”.

Così, mentre le altre nazioni stanno tentando di arginare la diffusione, la Nuova Zelanda si trova ancora a dover combattere contro il virus, cercando di eliminarlo del tutto. Accelerare su una campagna vaccinale in ritardo, e tollerare una graduale riapertura delle attività, sembra essere l’unica soluzione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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