Le nuove province italiane: ecco cosa cambia nella geografia del Belpaese

Una rivoluzione annunciata. Ancora una volta è colpa della crisi economica. Ma non si tratta di una sommossa provocata da operai, che hanno perso il lavoro o dalle tante persone che ormai fanno fatica ad arrivare a fine mese. Lo stravolgimento dell’esistente riguarda le nuove Province. Ed è un cambiamento radicale, pronto a partire. Il decreto legge del Governo Monti, che taglia ben 35 Province, è stato esaminato dal Consiglio dei ministri. Considerando solo le Regioni a Statuto ordinario, nel Belpaese avremo 51 Province, un numero che comprende anche le dieci Città metropolitane. Sarà la ‘morte civile’ per molti enti locali, che possono raccontare una storia lunga almeno quanto l’Unità d’Italia. E le modifiche non finiscono qui. Presto, infatti, al massimo nei prossimi 6 mesi, si aggiungerà una decina di cancellazioni nelle Regioni a statuto speciale, che potranno godere di una maggiore libertà sulle modalità e sulle scelte.

Le decisioni del Governo sono state annunciate dal ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. Dovrebbero garantire risparmi da 4,5 miliardi nel 2012, 10,5 nel 2013 e 11 nel 2014. E disegnano una nuova mappa territoriale. Da Nord al Sud i giochi sono ormai fatti.

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In Piemonte salve Torino (Città metropolitana) e Cuneo, accorpate Alessandria e Asti, così come Vercelli, Biella, Novara/Verbano/Cusio/Ossola.

In Lombardia rimarrà Milano (Città metropolitana) alla quale si accorpa Monza e Branzia; salve anche Brescia, Bergamo e Pavia. Accorpate Como, Varese e Lecco; Lodi, Mantova, Cremona; salva Sondrio, che inizialmnete avrebbe dovuto essere accorpata a Lecco.

In Veneto si salva Venezia (Città metropolitana), salve anche Vicenza e Belluno. Accorparte Verona e Rovigo; Padova e Treviso.

In Friuli Venezia Giulia rimangono le Province attuali, ma con compiti consultivi.

In Liguria saranno unite Savona e Imperia, mentre per Genova (Città metropolitana) e La Spezia non ci saranno cambiamenti.

In Emilia Romagna solo Bologna (Città metropolitana) e Ferrara resteranno invariate. Accorpate invece Modena e Reggio Emilia; Parma e Piacenza; Ravenna, Forlì/Cesena e Rimini.

In Toscana accorpate Firenze, Pristoia e Prato. Accorpate anche  Grosseto, Siena e Arezzo; Lucca, Massa Carrara, Pisa e Livorno.

In Umbria Perugia si unirà a Terni.

Nelle Marche restano Ancona e Pesaro/Urbino. Accorpate Ascoli Piceno, Macerata e Fermo.

Roma (Città metropolitana) unica Provincia che resterà invariata nel Lazio. Accorpate Frosinone e Latina, Rieti e Viterbo.

Si passa da quattro a due in Abruzzo: L’Aquila/Teramo e Pescara /Chieti.

Una sola in Molise con l’accorpamento di Campobasso e Isernia.

In Basilicata si uniranno Potenza e Matera.

Tre Province salve in Campania: Napoli (Città metropolitana), Salerno e Caserta. Accorpate Avellino e Benevento.

In Puglia Bari (Città metropolitana) e Lecce non subiranno variazioni. Accorpate invece Foggia con Barletta/Andria/Trani e Taranto con Brindisi.

Infine in Calabria resterà solo Reggio Calabria, Città metropolitana. Accorpate Cosenza e Crotone così come Catanzaro e Vibo Valentia.

La Sardegna invece ha già deciso con un referendum di dimezzare le Province, passando da 8 a 4: Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano.

Nessuna variazione infine per Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia. 

Le regole fissate con la legge sulla spending review hanno stabilito criteri molto rigidi. Saranno messe insieme le Province che hanno meno di 350 mila abitanti o un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Fatti gli accorpamenti, si procederà in maniera piuttosto spedita. Dalla fine di giugno del 2013 tutte le Province, anche quelle che non si vedranno toccare i confini, saranno guidate da un commissario, con la possibilità di trasferimento per i dipendenti. Ancora da stabilire se questa figura, che dovrà curare la transizione verso il nuovo regime istituzionale, sarà esterna, nominata dal prefetto, o se si tratterà del presidente uscente della Provincia. Le nuove realtà istituzionali eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità. Perderanno, invece, alcune funzioni tra le quali quelle che riguardano il mercato del lavoro e l’edilizia scolastica. Alle porte cambiamenti anche sui sistemi elettorali. Se la Corte costituzionale nei prossimi giorni darà il via libera, i consiglieri provinciali saranno eletti non più dai cittadini ma dai consiglieri comunali.

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