Nuove province, tanti stop al via

Filippo Panza
Yahoo! Notizie
20 novembre 2012

Per il riordino delle Province sembrava tutto già definito. Da Nord a Sud non erano servite le proteste più o meno accese dei paladini del campanilismo. Nemmeno gli allarmi sulle specificità territoriali calpestate e sui possibili posti di lavoro persi avevano fatto presa sul Governo. Il Consiglio dei ministri, guidato dal premier Mario Monti, era andato dritto per la sua strada. E così il 31 ottobre ha approvato il decreto legge di riforma che riduce, a partire dal 2014, il numero delle Province a statuto ordinario da 86 a 51, comprese le dieci città metropolitane. Ma ora l’incertezza torna a farla da padrona, proprio quando mancano meno di due mesi alla prima scadenza fissata, quella che dal 1° gennaio 2013 annulla le giunte provinciali mantenendo in carica solo il presidente e fino a tre consiglieri. La sindrome gattopardesca del cambiare tutto per non cambiare nulla sembra aver conquistato per l’ennesima volta le istituzioni italiane ai massimi livelli.

Il decreto legge sulle Province è attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Solo successivamente ci sarà il passaggio nell’aula di Palazzo Madama, quindi la discussione nella omologa Commissione della Camera dei Deputati e infine il voto di Montecitorio. L’iter parlamentare, che deve fare i conti con il mega-ponte natalizio e il concomitante esame della legge elettorale che il presidente del Senato Renato Schifani vuole in aula entro la fine di questo mese, rischia di bloccarsi già al primo ostacolo. La Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, infatti, dovrà decidere anche sulla pregiudiziale di incostituzionalità del decreto. I dubbi, sollevati nei giorni scorsi da molte Regioni e Province davanti alla Corte Costituzionale, riguardano l’intero processo di approvazione del provvedimento. Dalla decretazione d’urgenza alla presunta violazione del principio che la modifica delle circoscrizioni possa avvenire solo “su iniziativa dei comuni” e dopo avere “sentita la regione”, nell’occhio del ciclone sono finiti diversi articoli della Costituzione italiana.

Guarda la mappa delle nuove province

Nubi sempre più fosche si addensano sulla concreta realizzazione del decreto che, nell’ambito della Legge di stabilità, dovrebbe garantire risparmi per 4,5 miliardi nel 2012, 10,5 nel 2013 e 11 nel 2014. In Commissione, infatti, si dovrà affrontare anche la battaglia sugli emendamenti, un fronte che vede le Province molto agguerrite. E il tempo stringe di fronte alla portata dei provvedimenti di natura economica che aspettano il governo Monti entro la fine di quest’anno. Non meraviglia, dunque, la sfiducia che da alcuni giorni serpeggia nei corridoi del Parlamento. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato e Walter Vitali, senatore bolognese del Pd, hanno già chiesto una maggiore chiarezza su quale sia l’orientamento del Governo. Voci sempre più insistenti arrivano a dire che il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, potrebbe annunciare il ritiro del decreto dopo il previsto incontro con il presidente dell’Upi (Unione delle province italiane), Antonio Saitta.

La battaglia delle Province soppresse, intanto, continua. In molti non hanno gradito i due criteri, un’estensione di almeno 2.500 chilometri quadrati e una popolazione non inferiore ai 350mila abitanti, che hanno determinato la sopravvivenza di alcuni enti e l’eliminazione di altri. Senza contare che le nuove aggregazioni stabilite dal decreto legge, secondo molti amministratori e gran parte dell’opinione pubblica, sembrano fatte a tavolino e non tengono in conto le rispettive appartenenze. Per questo si sprecano le strategie e gli appelli dei singoli territori ai rispettivi rappresentanti in Parlamento. La speranza degli scettici è di ottenere almeno una modifica parziale in grado di salvaguardare l’autonomia e l’organizzazione di un’istituzione che, in alcuni casi, ha oltre 150 anni di storia.

Tra le Province in prima fila sulla barricata c’è Monza che, dopo aver rischiato di essere accorpata a Varese e Como, è ritornata sotto l’ala protettiva di Milano. I sindaci della Brianza, infatti, hanno appena approvato un ordine del giorno che chiede, di fatto, il ripristino della situazione precedente al decreto legge del governo Monti. “Ci impegniamo – si legge nel documento - ad essere solidali tra noi e a seguire con azioni conseguenti gli sviluppi degli atti parlamentari che orienteranno il destino del nostro territorio”. Non si dormono sonni tranquilli nemmeno in Campania. La nuova provincia che unisce Benevento ed Avellino, infatti, ha scontentato entrambi. L’Irpinia, in particolare, ingloberebbe il Sannio, ma perderebbe il ruolo di capoluogo. Il ricorso al Tar del Lazio, che punta a conservare per Avellino l’attuale status, è oggetto di polemiche visto che il commissario prefettizio della città irpina, Cinzia Guercio, ha deciso di non sostenere l’ente provinciale nella battaglia legale. La controffensiva sannita non si è fatta attendere. La Provincia di Benevento, infatti, si costituirà in giudizio dinanzi al Tar perché parte contro interessata per l’inammissibilità del ricorso presentato dalla Provincia di Avellino. In campo anche il consiglio comunale di Benevento che presto discuterà del ruolo del capoluogo nella provincia unica.

Il tema Province è caldo anche sul fronte dei tagli che la Legge di stabilità impone per il 2013. “Stiamo lavorando ad un monitoraggio dettagliato sullo stato dei bilanci delle Province e sulle ripercussioni che si avranno a causa del taglio di 1,2 miliardi per l’anno prossimo” annuncia il presidente dell’Upi, Saitta. Il timore di una netta riduzione della qualità e della quantità dei servizi erogati da questi enti pubblici è all’attenzione anche del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino e dei capigruppo parlamentari. Le provocazioni dell’Upi sulle conseguenze della spending review sono state già nei giorni scorsi al centro delle polemiche, anche mediatiche. Ha suscitato scalpore soprattutto l’annuncio delle Province di chiudere i riscaldamenti nelle scuole ed estendere le vacanze per gli studenti. I dubbi e i dissensi su questa decisione, che è legata anche alla mancanza di sicurezza dell’edilizia scolastica, non trovano tutti d’accordo. L’associazione dei consumatori Aduc, infatti, consiglia di tagliare prima riscaldamento, acqua e luce negli uffici delle Province italiane. Le prossime settimane dovrebbero donarci una maggiore chiarezza su questo e sugli altri aspetti. Di questi tempi sarebbe un risultato da non disprezzare.

La protesta di Avellino

AVELLINO CAPOLUOGO manifestazioneAvellino dice no al riordino delle province. Avellino CAPOLUOGO

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità