I FATTI DELL'ANNO

Le nuove tasse introdotte dal governo Monti nel 2012

(LaPresse)Il calcolo preciso è piuttosto complicato, ma una stima molto vicina alla realtà afferma che sono circa 50 le tasse, nuove o semplicemente aumentate, che il governo Monti ha introdotto nell’ultimo anno. A rendere il numero così alto sono i numerosi incrementi dei pedaggi autostradali su tutta la rete viaria italiana. Tra le gabelle più discusse sicuramente ci sono l’Imu (Imposta municipale unica), l’aumento dell’addizionale regionale Irpef e della tassa sui rifiuti, il bollo sui conti deposito bancari e postali. Non è mancata una stangata sui trasporti con l’addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, le tasse sulle barche e sugli aerei e gli aumenti delle accise su gasolio, benzina e Gpl. Non si sono salvate nemmeno le imprese che, a fronte di una maggiore deducibilità dell’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), si sono trovate a dover pagare un pesante tributo al fisco. In attesa di un biennio 2013-2014 che preannuncia conti salati con l’aumento di un punto dell’Iva e 5,5 miliardi di euro di nuove tasse per le imprese, è il caso di soffermarsi ancora su quanto ci ha portato il 2012.

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Quest’anno, in sintesi, ha segnato un aumento del carico fiscale per le famiglie italiane di 1.133 euro annui. A dirlo sono i calcoli di Federconsumatori ed Adusbef. La parte del leone nella classifica dei rincari, secondo le associazioni dei consumatori, la fanno l’Imu sulla prima casa che vale 405 euro l’anno. Poi l’addizionale regionale e comunale che si attestano sui 245 euro l’anno. Il risultato è che la situazione della tassazione in Italia si è aggravata ulteriormente. Il Bel Paese, che già nel 2011 era arrivato ad una quota del 47,6 per cento, una delle più alte al mondo, nel 2012 ha raggiunto la soglia del 55 per cento. Per arrivare a questo livello, considerato spropositato da tutti gli operatori politici, economici ed istituzionali, si deve contare anche il Pil sommerso, oltre 170 miliardi di euro secondo i calcoli di Confcommercio. I colpi delle varie finanziarie, leggi di stabilità e spending review, particolarmente in voga dal 2008, anno di inizio della crisi economica globale, hanno trovato nel premier Monti un vero e proprio paladino a difesa del principio di riduzione del debito pubblico. Così la spending review, che dovrebbe assicurare allo Stato risparmi pari a 4,5 miliardi nel 2012, 10,9 miliardi nel 2013 e 11,7 miliardi nel 2014, ha previsto tasse universitarie più alte per i fuoricorso, l’addizionale Irpef più cara per le regioni in deficit sanitario, il tetto a 300mila euro per gli stipendi dei manager e dei dirigenti delle aziende partecipate dello Stato e tagli notevoli alla Pubblica Amministrazione e agli enti locali. C’è poi il disegno di legge sulla stabilità che, tra misure espansive pari a circa 13 miliardi nel 2013, 10 nel 2014 e 9 nel 2015 e misure restrittive per poco più di 10 miliardi nel 2013, 9,8 nel 2014 e 9 nel 2015, compensa l’aumento dell’Iva con detrazioni per i figli a carico, detassazioni per i salari di produttività ed esenzioni per le microimprese.

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A lanciare l’allarme sulla situazione dell’Italia ci ha pensato recentemente anche Morgan Stanley. Per la banca d’affari nel 2013 il nostro Paese avrà emissioni lorde per 401 miliardi di euro, con una redemption, cioè l’ ammortamento del debito, di 355 miliardi. Peggio sarà il 2014, con emissioni lorde per 417 miliardi di euro e redemption di 378 miliardi e il 2015, con emissioni lorde di 443 miliardi e redemption di 407 miliardi. Il consiglio dell’istituto finanziario americano è di non aumentare le tasse nei prossimi anni. Facile a dirsi, molto meno a farsi.
Gli indicatori economici sul Pil dell’Italia non lasciano intravedere nulla di buono per il prossimo futuro (-2,2 per cento nel 2012 e -1 per cento nel 2013, dati Ocse). In assenza della sfera di cristallo, ecco un elenco delle principali tasse che hanno caratterizzato i 12 mesi appena trascorsi.

(LaPresse)IRPEF. L’imposta sul reddito delle persone fisiche è stata e continua ad essere uno dei temi più discussi tra le iniziative del governo Monti. L’esecutivo di tecnici da un lato ha bloccato l’aumento delle aliquote e dall’altro ha concesso alle Regioni la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9 per cento all’1,23 per cento. Le decisioni sull’Irpef sono legate a doppio filo a quelle sull’Iva. L’orientamento del governo sembra essere quello di aumentare dal 1° luglio 2013 di un punto le aliquote Iva del 10 e 21 per cento. Questo dovrebbe consentire dal gennaio dell’anno prossimo di ridurre di un punto le aliquote Irpef del 23 e 27 per cento, applicate sugli scaglioni di reddito da zero a 15mila euro e da 15mila a 28mila euro. Benefici, per effetto della progressività del prelievo, dovrebbero esserci anche sui redditi medi e medio-alti. Prevista anche una franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef. Per queste ultime il governo ha fissato anche il tetto massimo di detraibilità a 3mila euro con l’assoggettabilità ai fini Irpef delle pensioni di guerra e di invalidità.

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