Le nuove tasse introdotte dal governo Monti nel 2012

Filippo Panza
I fatti dell'anno


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Il calcolo preciso è piuttosto complicato, ma una stima molto vicina alla realtà afferma che sono circa 50 le tasse, nuove o semplicemente aumentate, che il governo Monti ha introdotto nell’ultimo anno. A rendere il numero così alto sono i numerosi incrementi dei pedaggi autostradali su tutta la rete viaria italiana. Tra le gabelle più discusse sicuramente ci sono l’Imu (Imposta municipale unica), l’aumento dell’addizionale regionale Irpef e della tassa sui rifiuti, il bollo sui conti deposito bancari e postali. Non è mancata una stangata sui trasporti con l’addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, le tasse sulle barche e sugli aerei e gli aumenti delle accise su gasolio, benzina e Gpl. Non si sono salvate nemmeno le imprese che, a fronte di una maggiore deducibilità dell’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), si sono trovate a dover pagare un pesante tributo al fisco. In attesa di un biennio 2013-2014 che preannuncia conti salati con l’aumento di un punto dell’Iva e 5,5 miliardi di euro di nuove tasse per le imprese, è il caso di soffermarsi ancora su quanto ci ha portato il 2012.

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Quest’anno, in sintesi, ha segnato un aumento del carico fiscale per le famiglie italiane di 1.133 euro annui. A dirlo sono i calcoli di Federconsumatori ed Adusbef. La parte del leone nella classifica dei rincari, secondo le associazioni dei consumatori, la fanno l’Imu sulla prima casa che vale 405 euro l’anno. Poi l’addizionale regionale e comunale che si attestano sui 245 euro l’anno. Il risultato è che la situazione della tassazione in Italia si è aggravata ulteriormente. Il Bel Paese, che già nel 2011 era arrivato ad una quota del 47,6 per cento, una delle più alte al mondo, nel 2012 ha raggiunto la soglia del 55 per cento. Per arrivare a questo livello, considerato spropositato da tutti gli operatori politici, economici ed istituzionali, si deve contare anche il Pil sommerso, oltre 170 miliardi di euro secondo i calcoli di Confcommercio. I colpi delle varie finanziarie, leggi di stabilità e spending review, particolarmente in voga dal 2008, anno di inizio della crisi economica globale, hanno trovato nel premier Monti un vero e proprio paladino a difesa del principio di riduzione del debito pubblico. Così la spending review, che dovrebbe assicurare allo Stato risparmi pari a 4,5 miliardi nel 2012, 10,9 miliardi nel 2013 e 11,7 miliardi nel 2014, ha previsto tasse universitarie più alte per i fuoricorso, l’addizionale Irpef più cara per le regioni in deficit sanitario, il tetto a 300mila euro per gli stipendi dei manager e dei dirigenti delle aziende partecipate dello Stato e tagli notevoli alla Pubblica Amministrazione e agli enti locali. C’è poi il disegno di legge sulla stabilità che, tra misure espansive pari a circa 13 miliardi nel 2013, 10 nel 2014 e 9 nel 2015 e misure restrittive per poco più di 10 miliardi nel 2013, 9,8 nel 2014 e 9 nel 2015, compensa l’aumento dell’Iva con detrazioni per i figli a carico, detassazioni per i salari di produttività ed esenzioni per le microimprese.

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A lanciare l’allarme sulla situazione dell’Italia ci ha pensato recentemente anche Morgan Stanley. Per la banca d’affari nel 2013 il nostro Paese avrà emissioni lorde per 401 miliardi di euro, con una redemption, cioè l’ ammortamento del debito, di 355 miliardi. Peggio sarà il 2014, con emissioni lorde per 417 miliardi di euro e redemption di 378 miliardi e il 2015, con emissioni lorde di 443 miliardi e redemption di 407 miliardi. Il consiglio dell’istituto finanziario americano è di non aumentare le tasse nei prossimi anni. Facile a dirsi, molto meno a farsi.
Gli indicatori economici sul Pil dell’Italia non lasciano intravedere nulla di buono per il prossimo futuro (-2,2 per cento nel 2012 e -1 per cento nel 2013, dati Ocse). In assenza della sfera di cristallo, ecco un elenco delle principali tasse che hanno caratterizzato i 12 mesi appena trascorsi.

IRPEF. L’imposta sul reddito delle persone fisiche è stata e continua ad essere uno dei temi più discussi tra le iniziative del governo Monti. L’esecutivo di tecnici da un lato ha bloccato l’aumento delle aliquote e dall’altro ha concesso alle Regioni la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9 per cento all’1,23 per cento. Le decisioni sull’Irpef sono legate a doppio filo a quelle sull’Iva. L’orientamento del governo sembra essere quello di aumentare dal 1° luglio 2013 di un punto le aliquote Iva del 10 e 21 per cento. Questo dovrebbe consentire dal gennaio dell’anno prossimo di ridurre di un punto le aliquote Irpef del 23 e 27 per cento, applicate sugli scaglioni di reddito da zero a 15mila euro e da 15mila a 28mila euro. Benefici, per effetto della progressività del prelievo, dovrebbero esserci anche sui redditi medi e medio-alti. Prevista anche una franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef. Per queste ultime il governo ha fissato anche il tetto massimo di detraibilità a 3mila euro con l’assoggettabilità ai fini Irpef delle pensioni di guerra e di invalidità.

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Imu è tra le parole più cercate nel 2012 su Yahoo!. Scopri le altre.
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IMU. Nel 2012 la vecchia Ici (Imposta comunale sugli immobili) è tornata con un nome diverso. Si applica a tutti gli immobili, comprese le abitazioni principali e le loro pertinenze, con la stessa base imponibile della precedente imposta. I circa 16 milioni di contribuenti hanno potuto scegliere tra un pagamento unico a giugno, due (giugno e dicembre) o addirittura tre tranches (giugno, settembre e dicembre). Alle abitazioni principali e alle loro pertinenze si applica l’aliquota ridotta pari allo 0,4 per cento, modificabile dai Comuni in aumento o diminuzione sino 0,2 punti percentuali. L’aliquota applicata ai fabbricati rurali ad uso strumentale è pari allo 0,2 per cento, modificabile dai comuni in diminuzione fino allo 0,1 per cento. Il salasso è soprattutto per i proprietari di immobili diversi dalla prima casa. In questo caso l’aliquota media applicata è pari all’1,037 per cento, quella massima è dell’1,06 per cento. Previste delle esenzioni per l’Imu sulla prima casa. Non dovrà pagarla chi è proprietario di un’abitazione con un valore catastale già rivalutato del 60 per cento uguale o inferiore a 50mila euro. Il maggior gettito rispetto alla vecchia Ici dovrebbe essere garantito dall’ampliamento della base imponibile attraverso l’aumento fino al 60 per cento dei moltiplicatori previsti per i fabbricati iscritti al Catasto.

Continua a leggere: le tasse approvate nel 2012 che pagheremo il prossimo annoIMMOBILI ALL’ESTERO. Il 2012 ha segnato anche la nascita dell’Ivie, l’imposta sugli immobili all’estero. Si tratta di una gabella dello 0,76 per cento del valore dell’immobile (come avviene per le abitazioni tenute in Italia) da corrispondere in proporzione alla quota di titolarità della proprietà, rapportata ai mesi dell’anno nei quali si è protratta. Previsto comunque un credito d’imposta per le eventuali imposte patrimoniali dovute nel Paese in cui gli immobili sono situati. Le differenze, a seconda della realtà estera in cui si possiede l’immobile, possono essere anche dell’800 per cento. Dipende dal fatto che, a seconda dei singoli casi, per il calcolo dell’Ivie si può utilizzare la base imponibile estera sul valore catastale oppure il reddito medio ritraibile dai fabbricati come avviene in Francia, Malta, Irlanda e Belgio.

IMPOSTA SULLE ATTIVITA’ ECONOMICHE ALL’ESTERO. Introdotta un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia, indipendentemente dalla loro cit¬tadinanza o Stato di origine. Sono quindi escluse le società e gli enti in genere. La detenzione all’estero si verifica quando la persona fisica custodisce o ha depositato l’attività finanziaria presso un intermediario non residente o mediante intestazione a fiduciaria non residente oppure quando la detiene in una cassetta di sicurezza all’estero o nella propria abitazione all’estero. L’imposta non è dovuta indipendentemente dal luogo di deposito, invece, per le attività finanziarie oggetto di un contratto di amministrazione con una società fiduciaria residente o di gestione con un intermediario residente. Non si deve pagare nulla nemmeno quando il valore medio di giacenza annuo risultante dagli estratti e dai libretti è complessivamente non superiore a 5mila euro. Il pagamento è generalmente stabilito nella misura dell’1 per mille annuo del valore delle attività finanziarie. Tuttavia, per i conti correnti e i libretti di ris¬parmio detenuti in Paesi UE o in Norvegia e Islanda, l’imposta è stabilita in misura fissa pari a 34,20 euro.

BOLLO SUI CONTI DEPOSITO. Le novità hanno riguardato anche i conti deposito. In particolare è aumentata l’imposta di bollo per le comunicazioni relative a strumenti e prodotti finanziari. Se fino a tutto il 2012 l’importo è stata dello 0,10 per cento, dal 1° gennaio 2013 si passerà allo 0,15 per cento sulle somme depositate, con un minimo di 34,2 euro. Un aumento del 50 per cento che elimina anche il tetto massimo fissato fino a quest’anno a 1.200 euro. Sembrano già lontani i tempi in cui il bollo era pagato nella misura fissa di 1,81 euro su ciascuna comunicazione periodica trasmessa alla clientela. L’applicazione dell’aliquota proporzionale è estesa alle gestioni patrimoniale, alle quote di fondi di investimento italiani ed esteri, alle polizze vita e ai buoni fruttiferi postali oltre i 5mila euro.

ESTRATTI CONTO CORRENTI. Con il decreto Salva Italia, a partire dal 2012, è scomparsa l’imposta di bollo sui conti con giacenza inferiore ai 5 mila euro. Un’azione per andare incontro ai titolari di pensioni minime o sociali, che sono costretti ad aprire nuovi conti correnti dopo le norme che non consentono i pagamenti in contanti oltre i 500 euro. Le altre famiglie continueranno a pagare la vecchia imposta di bollo pari a 34,2 euro. Per i conti correnti intestati alle aziende, invece, c’è stato un rincaro da quest’anno: il bollo annuale è passato da 73 a 100 euro.

IMPOSTA SULLO SCUDO. E’ un tema delicato e viene spesso legato all’evasione fiscale. Monti ha deciso per la proroga del versamento dell’Imposta di bollo sull’anonimato dei capitali scudati nel 2001, 2003 e 2009. Ma il governo dei tecnici ha anche previsto aumenti sulle attività finanziarie “scudate” di chi vuole continuare a restare ignoto al Fisco italiano. L’ imposta di bollo speciale annuale, da applicare sulle attività finanziarie rimpatriate, è pari all’1 per cento per il 2012, all’1,35 per cento per il 2013 e allo 0,4 per cento dal 2014. La gabella si applica sul valore complessivo di mercato e sulle attività ancora segretate al 31 dicembre dell’anno precedente. Per il solo versamento da effettuare nel 2012 il valore delle attività segretate è quello al 6 dicembre 2011. Solo per quest’anno, inoltre, è istituita un’imposta straordinaria dell’1 per cento sulle attività finanziarie “scudate” che, alla data del 6 dicembre 2011, sono state prelevate o liquidate.

TASSA SU AUTO, BARCA ED AEREI. Possedere un mezzo di trasporto di lusso è diventato più caro nel 2012. E’ l’effetto di una politica di redistribuzione dei redditi che ha cominciato ad intravedersi. Nello specifico sull’auto è stata creata un’addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, da versare allo Stato, sulle auto di potenza superiore ai 185 Kw. Si tratta di 20 euro per ogni chilowatt superiore al limite che, per il momento, non sembra aver sortito gli effetti sperati. Si calcola un danno per l’erario di 114 milioni di euro di mancati introiti. Un parziale fiasco, secondo i primi dati, è anche la tassa sulle imbarcazioni. Incassati solo 24 milioni di euro rispetto ai 155 previsti. Le barche ormeggiate in Italia, con una lunghezza superiore ai 10 metri e in possesso di persone fisiche e giuridiche residenti in Italia, hanno preferito scappare nei porti di Francia e Croazia piuttosto che pagare un balzello annuale che parte dagli 800 euro e arriva ai 25mila euro per gli scafi di oltre il 64 metri. La tassa non si applica, tra l’altro, ai soggetti non residenti e senza stabili organizzazioni in Italia anche se ormeggiate nei porti italiani e alle barche di nuova immatricolazione per il 1° anno. Previste riduzioni del 50 per cento per le barche a vela e sconti per le imbarcazioni più vecchie (15 per cento se con più di 5 anni, 30 per cento con più di 10 anni, 45 per cento con più di 15 anni). Dal 2012, inoltre, è nata anche un’imposta erariale sugli aeromobili: si va da 1,5 euro al chilo per gli aerei fino a mille chili a 7,55 euro al chilo per gli aerei superiori a 10mila chili.

ACCISA CARBURANTI. Muoversi in macchina per gli italiani è costato di più nel 2012. La colpa non è soltanto delle quotazioni internazionali dei carburanti, ma anche delle nuove accise. Alle imposte ormai storiche, come quella sull’alluvione di Firenze del ’66 e sulla guerra di Etiopia del ’36, ad agosto di quest’anno si è aggiunto un aumento di 0,51 centesimi al litro. L’incremento si aggiunge ai 2,42 centesimi (Iva compresa) su benzina e diesel che servono per raccogliere introiti a favore del terremoto in Emilia. A fronte dei previsti benefici per le casse statali, dall’inizio del 2011 le accise sulla benzina sono aumentate di 16,44 centesimi, mentre quelle sul diesel di 19,44 centesimi, a cui va ad aggiungersi l’effetto moltiplicatore dell`Iva.

PEDAGGI AUTOSTRADALI. Il 2012 è iniziato con una brutta notizia per gli italiani. Dal 1° gennaio, infatti, sono scattati gli aumenti dei pedaggi autostradali, Un rincaro medio del 3,3 per cento, che si è fatto sentire soprattutto nelle Regioni del Nord Ovest del nostro Paese. Basti pensare al Raccordo autostradale della Valle d’Aosta con un incremento dei pedaggi del 14,17 per cento e alle Autovie venete (+ 12,93 per cento). Molto più contenuti gli incrementi per le Autostrade Meridionali (+ 0,31 per cento), la Torino-Savona (+ 1,47 per cento) e la Milano-Serravalle (+ 1,85 per cento).

TASSA SUI RIFIUTI. La rivoluzione è alle porte. Con il decreto salva-Italia, infatti, per questa gabella è stato previsto un aumento di 30 centesimi al metro quadro dell’addizionale comunale, che scatterà a partire dal 2013. I sindaci potranno elevarla fino a 40 centesimi. Il governo Monti ha anche stabilito che l’anno prossimo ci sarà un solo nuovo tributo comunale sui rifiuti che andrà a sostituire totalmente le vecchie tariffe esistenti. Dovrebbero scomparire, così, la Tarsu, calcolata sulla base dei metri quadrati dei locali e delle aree occupate senza tener conto del numero degli occupanti, la Tia1, che comprende una parte fissa per l’organizzazione del servizio e una variabile legata alle tipologie di utenza e la Tia2, qualificata come entrata non tributaria.

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PENSIONI. E’ il settore su cui è intervenuta una delle riforme più importanti del governo Monti. Il passaggio completo al sistema di calcolo contributivo e l’aumento dell’età pensionabile, cardini della riforma del ministro Fornero, non sono state le uniche novità. A partire dal 2014, alla fine del percorso previsto anche dalla legge di stabilità, un pensionato da mille euro netti al mese avrà un assegno previdenziale da 900 euro. E’ il frutto del blocco delle indicizzaziona all’inflazione delle pensione oltre i 1.405 euro lorde al mese. Si tratta di una sorta di tassazione che, per i sindacati, avrà un effetto pesante sulla perdita del potere di acquisto: 40 euro al mese nel 2012 e altri 30 euro nel 2013, dunque 910 all’anno dal 2014, quando il blocco dovrebbe estendersi ai trattamenti oltre i 2.880 euro. Il premier Monti ha varato anche una stretta sulle pensioni d’oro. In particolare è arrivato un prelievo straordinario del 5 per cento sulla quota eccedente i 90mila euro e del 10 per cento su quella eccedente i 150mila euro.

LAVORO, CONTRIBUTI E TFR
. L’Italia è uno dei paesi con il costo del lavoro lordo più alto e con le retribuzioni nette meno elevate. Le tasse e i contributi, secondo le statistiche dell’Ocse, nel nostro Paese pesano sui salari per quasi il 47 per cento, uno o due punti in meno della Francia o alla Germania ma quasi il 10-15 per cento in più della Gran Bretagna e alla Spagna e addirittura oltre il 20 per cento in più rispetto agli Stati Uniti e alla Svizzera. Così un lavoratore italiano pesa sui conti della sua azienda per una cifra più che doppia del suo salario. A divorare le retribuzioni ci sono i  contributi pensionistici che arrivano sino al 33 per cento del salario a cui va aggiunto un altro 7 per cento circa per il Tfr (trattamento di fine rapporto), cioè la quota di stipendio accantonata tradizionalmente per la liquidazione. Il governo Monti ha cercato di intervenire sul fronte lavoro. E’ stata creata l’Ace (Aiuto alla crescita economica) e sono state introdotte la deducibilità dell’Irap dalla base imponibile Irpef e Ires e l’aumento delle deduzioni forfettarie (dalla base imponibile) Irap se tra il personale dipendente vi sono donne o giovani di età inferiore a 35 anni. Complessivamente queste misure valgono poco più di 2,5 miliardi nel 2012, 5 miliardi nel 2013 e quasi 6 miliardi nel 2014. Ma non sono mancati i provvedimenti che hanno aumentato le tasse per le imprese. In sintesi quest’anno ha registrato il raddoppio dell’Imu per i negozi e i laboratori (dal 2013 il prelievo sui capannoni aumenterà di circa l’80 per cento), l’incremento delle aliquote contributive Inps a carico degli artigiani e dei commercianti e la riduzione della deducibilità dei costi per le auto aziendali dall’anno prossimo. Inoltre sono saliti i contributi per i lavoratori autonomi. In particolare per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi sono aumentati dell’1,3 per cento quest’anno, poi l’incremento sarà dello 0,45 per cento fino ad arrivare ad un’aliquota del 24 per cento. Aumentano di uno 0,3 per cento l’anno (fino a raggiungere un’aliquota del 22 per cento) anche i contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps. Infine per la quota superiore al milione di euro del trattamento di fine rapporto si applicherà l’aliquota massima Irpef del 43 per cento.

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