Nuovi ceppi coronavirus, le parole dell'epidemiologo La Vecchia

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Varianti Covid, parla l’epidemiologo: “Inevitabile zona rossa a Brescia”
Varianti Covid, parla l’epidemiologo: “Inevitabile zona rossa a Brescia”

Nonostante la maggior parte del territorio italiano sia al momento in zona gialla continua a destare preoccupazione la diffusione delle nuove varianti Covid, con conseguente aumento dei contagi in molte zone del nostro Paese. Tra gli esperti interpellati sul tema c’è chi, come l’epidemiologo dell’Università Statale di Milano Carlo La Vecchia, ritiene inevitabile un ritorno alle vecchie zone rosse, senza però arrivare a misure estreme come il lockdown auspicato da Walter Ricciardi.

Varianti Covid: “Zone rosse inevitabili”

Intervistato da Fanpage, La Vecchia fa soprattutto riferimento ad alcune zona della Lombardia, che in questa ultima settimana hanno registrato un netto aumento dei contagi: “Eventuali chiusure ulteriori sono inevitabili in alcune aree. Penso alla bassa provincia di Brescia. Non parlo di un lockdown, ma di limitazioni da zona rossa come quelle viste in Umbria e a Bolzano”. Per la Lombardia si parla infatti di un aumento dei casi del 20% in appena sette giorni: Siamo tornati ai livelli di gennaio. Non è un incremento esponenziale, ma una risalita c’è sicuramente”.

L’epidemiologo esclude tuttavia un eventuale ricorso al lockdown, com’è stato invece egli ultimi giorni sostenuto – non senza aspre polemiche – da esperti come Walter Riccardi e Andrea Crisanti: “È una misura di estrema emergenza, che era giustificata a marzo-aprile dalla situazione fuori controllo. Ora i ricoverati sono molti di meno rispetto alla scorsa primavera, i morti da 10 a 20 volte di meno. Esiste una pressione sugli ospedale, ma è più moderata e limitata ad alcune zone con focolai”.

Le cause dei nuovi contagi

Ciò che resta da capire è infatti quanto l’attuale aumento dei contagi sia da collegare alle nuove varianti Covid e quanto invece alle graduali riaperture che si sono avute nelle ultime settimane. Per La Vecchia infatti su questo punto: “Non abbiamo dati precisi: una settimana fa le varianti incidevano per il 18 per cento a nazionale. È possibile che in Lombardia la percentuale sia maggiore, si parla del 30 per cento. Che tendano a diffondersi di più è normale e ce lo aspettiamo”.

L’incognita in questo caso rimarrebbero le decisioni della cabina di regia, che potrebbe imporre per molti territori un cambio di colore da zona gialla a zona arancione: “I criteri dell’Iss sono difficili da interpretare, questo Rt ha già causato problemi ed è difficile capire, ma sicuramente c’è un aumento contagi mentre negli ospedali la situazione è stabile o in lieve miglioramento. Decessi sono meno alti di prima, 50 al giorno anche se pur sempre intollerabile, ma non le migliaia al giorno di marzo dell’anno scorso”.