Nuovi investimenti per la ricerca sull'Alzheimer da Airalzh Onlus -3-

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Roma, 28 gen. (askanews) - Tre i progetti presentati nel corso della conferenza stampa tra quelli che hanno prodotto interessanti risultati nell'ambito della diagnosi precoce, dell'identificazione di nuovi bersagli terapeutici, dello stile di vita e della prevenzione.

Giorgio Fumagalli - ricercatore Airalzh presso il Policlinico di Milano - ha illustrato il suo progetto di studio dei solchi cerebrali per migliorare la diagnosi tra le diverse forme di demenza. Sul fronte della prevenzione, Manuela Leri - ricercatrice all'Università degli Studi di Firenze - ha studiato gli effetti dei polifenoli presenti nell'olio extra vergine d'oliva su alcune delle alterazioni che caratterizzano la patologia di Alzheimer, confermando un effetto diretto anti-infiammatorio dei polifenoli sulle cellule e la loro capacità di ridurre la formazione di placche amiloidi, recuperando la funzionalità dei neuroni. Per quanto riguarda l'identificazione di nuovi bersagli terapeutici, Silvia Pelucchi - ricercatrice all'Università degli Studi di Milano - ha scoperto una proteina (Cap2) responsabile della modificazione strutturale dei nostri neuroni durante i processi di memoria e apprendimento, gli stessi che vengono alterati nella malattia di Alzheimer. Questo studio permette di identificare un bersaglio farmacologico decisamente innovativo e fuori dagli schemi classici che possa intervenire nelle fasi più precoci di malattia.

'Siamo particolarmente orgogliosi del percorso fatto in questi pochi anni', sottolinea Sandro Sorbi, presidente onorario di Airalzh, Università degli Studi di Firenze, raccontando: 'Prima della nascita di Airalzh, nel 2014, l'Italia era l'unico Paese occidentale che non raccoglieva fondi per la ricerca sull'Alzheimer in analogia con quanto invece avveniva per altre patologie, chi voleva fare una donazione per curare questa malattia si rivolgeva ad associazioni di altri Paesi'.

'Nonostante la patologia sia stata descritta per la prima volta nel 1906 - spiega Alessandro Padovani, direttore della Clinica neurologica all'Università di Brescia - la scoperta della formazione della proteina amiloide, riconosciuta come uno dei principali responsabili della malattia, è avvenuta soltanto nel 1984, poco più di 30 anni fa. La ricerca sull'Alzheimer è quindi relativamente recente e ha ancora tanta strada da percorrere sia sul fronte dello studio che per la necessità di aumentare i finanziamenti per la ricerca'.(Segue)