Nuovi orizzonti: la guerra in Ucraina ostacola o spinge la svolta verde?

Nel nostro speciale ambiente Nuovi Orizzonti, ci domandiamo quanto l’urgenza energetica e la crisi economica causate dalla guerra in Ucraina ostacolino la transizione verde in Europa. Alcuni segnali sono inquietanti: ricordiamo che già lo scorso inverno a causa della forte domanda post pandemia di combustibile, in Europa si è registrato un picco di uso del carbone. Inoltre a volte chi vorrebbe approvvigionarsi con energia verde non trova il fornitore, resta imprigionato nella burocrazia o nella mancanza di fondi.

Chiediamo a Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club se è ottimista o pessimista. La guerra in Ucraina ostacolerà o spingerà alla transizione verde?

Silvestrini: "Bisogna distinguere. Sul breve periodo, in effetti, c'è stato un incremento dell'uso del carbone. C'è una grande attenzione sui rigassificatori. Però quello che sta avvenendo è uno sforzo notevole da parte di molti Paesi per liberarsi dalla dipendenza dai fossili. Ricordo che proprio qualche giorno fa, alla fine di ottobre, l'Agenzia internazionale dell'energia ha rilasciato un rapporto che da questo punto di vista è molto efficace e dice appunto che la guerra in Ucraina sta comportando una rivisitazione delle strategie di tutti i Paesi con una accelerazione delle rinnovabili. Ci sono alcuni Paesi che hanno già alzato i loro obiettivi: il Portogallo ha portato all'80 % la quota di produzione dei rinnovabili verdi nei prossimi anni, la Germania addirittura dopo l'aggressione russa alzato al 100% al 2035. Quindi, in effetti quello che sta avvenendo è un'accelerazione delle rinnovabili, come anche della mobilità elettrica".

Silvestrini, secondo lei dunque, non c'è il rischio che le imprese delocalizzano laddove gli standard ambientali sono meno stringenti? Perché non vogliono, non possono investire nella svolta verde?

"No, questo direi che è un rischio che non vedo. Vedo semmai l'inverso. Cioè, in questo momento, proprio per i problemi di approvvigionamento, pensiamo appunto anche al fotovoltaico, che è fortemente concentrato in termini di produzione in Asia. C'è una tendenza a un reshoring sia in Europa che negli Stati Uniti, cioè il tentativo di riportare la produzione da noi. L'Enel vicino a Catania sta installando un' industria di produzione dei moduli fotovoltaici che da 200 megawatt passerà a 3000 megawatt all'anno. Quindi, in effetti questi segnali sono molto positivi".

Un aspetto da non sottovalutare credo sia l'impatto della guerra sulle relazioni diplomatiche con Paesi come Russia e Cina, che sono grandi inquinanti e che ora sarà sempre più difficile coinvolgere, ad esempio nelle varie Cop. Che ne pensa?

"Beh, distinguerei. La Russia non è mai stata particolarmente entusiasta della transizione green perché vende fossili, gas, carbone e petrolio. Diversa la situazione della Cina. Adesso c'è un raffreddamento. Però va detto che la Cina sta correndo disperatamente per liberarsi del carbone. Lo fa in tutti i modi. Sta installando un po' di centrali nucleari ma soprattutto c'è un vero e proprio boom di sole e vento. Quest'anno installerà più di 100.000 megawatt di fotovoltaico. Un' accelerazione incredibile. Certo lentamente il raffreddamento dei rapporti tra Usa e Cina comporterà dei risultati non così eccellenti come avrebbero dovuto essere, come sono stati in passato alle varie conferenze delle parti. Quindi sì, questo è un elemento che peserà nell'evoluzione dell'ecodiplomazia".

Nel nostro speciale in collaborazione con Icons Innovation Strategies, poi, una sezione dedicata ai fertilizzanti per l’agricoltura; perché? Perché di questa categoria fanno parte anche l'ammoniaca e il nitrato di ammonio che sono sintetizzati a partire dal gas metano e vengono prodotti in larga misura in Russia. Con la guerra i loro prezzi sono esplosi creando enormi problemi in Europa ma anche spingendo qualcuno a trovare alternative sostenibili migliori... e c'è chi ha creato un fertilizzate con la lana di pecora.