Nuovi scontri a Barcellona, almeno 35 feriti e 10 arresti

Brahim Maarad

Sciopero generale, manifestazione oceanica e guerriglia urbana davanti al quartier generale della polizia: questo è stato il venerdì di protesta a Barcellona contro le dure condanne inflitte lunedì ai leader separatisti della Catalogna. Il primo bilancio è di almeno 35 feriti e 10 arresti.

Nel centro del capoluogo catalano si è riversato lo 'tsunami democratico' di 525 mila persone, partite in cinque lunghe marce da cinque città della regione. Hanno camminato per giorni prima di arrivare nel cuore di Barcellona. La città è rimasta bloccata: sono stati cancellati 57 voli, la Sagrada Familia è rimasta chiusa ai visitatori, l'Opera ha annullato il Turandot, la maggior parte dei negozi è rimasta con le serrande abbassate e il traffico sull'autostrada principale che collega la Spagna alla Francia è stato interrotto.

Il 'Clasico' Barcellona-Real Madrid, in programma alle 13 del 26 ottobre, è stato rinviato "per motivi di sicurezza". Probabilmente si giocherà nel mese di dicembre. Il clima era generalmente pacifico prima che un gruppo di manifestanti incappucciati prendesse di mira il quartier generale della polizia nazionale in via Laietana: decine di bidoni dell'immondizia sono stati dati alle fiamme. Gli agenti sono stati colpiti con pietre e altri oggetti. Hanno risposto con carico e sparando proiettili di gomma e gas lacrimogeni. 

L'adesione allo sciopero generale è stata del 90% nelle università, del 30% tra i funzionari pubblici e tra il 60% e l'80% tra gli esercizi commerciali. La fabbrica Seat di Barcellona ha fermato per evitare disagi e imbarazzi ai dipendenti che non volevano scioperare. 

Puigdemont si consegna e viene rilasciato

A mille chilometri di distanza, a Bruxelles, l'ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, si è consegnato alla procura belga in relazione al nuovo ordine di cattura internazionale della Corte suprema spagnola. Puigdemont ha respinto la richiesta di estradizione ed è stato rilasciato.

La polizia spagnola ha aperto un'indagine sull'app Tsunami Democratic che i manifestanti più facinorosi usano per darsi appuntamento. Lo stesso presidente della Generalitat, Quim Torra ha condannato "gli atti di vandalismo": "Non possiamo permettere che un gruppo di infiltrati danneggi l'immagine dell'indipendentismo", ha avvertito denunciando l'azione di gruppi estranei alla causa separatista. Poi ha rilanciato la sfida di un nuovo referendum entro due anni per l'indipendenza da Madrid. 

Il premier socialista spagnolo, Pedro Sanchez, ha invece attribuito le violenze a "giovani catalani coordinati". Torra deve scegliere "se vuole essere il presidente dei catalani o un attivista", ha affermato il ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska. 

Il consiglio comunale di Barcellona ha stimato che i primi tre giorni di scontri sono costati oltre 1,5 milioni di euro di danni, con oltre 700 grandi cassonetti incendiati, semafori, cartelli stradali, alberi e il servizio di bike sharing della città danneggiati.