Nuovo naufragio al largo della Libia

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"Tragico naufragio al largo di al-Khums, in Libia. Circa 60 sopravvissuti sono stati riportati a riva e diversi corpi sono stati recuperati, tra loro bambini". Lo scrive su Twitter l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in merito al naufragio avvenuto questa notte.  

Secondo la Guardia Costiera libica sono stati recuperati all'alba di oggi cinque corpi, compresi quelli di una donna e di un bambino marocchini.  

"Le équipe di International Medical Corps (Imc), partner di Unhcr, sono al punto di sbarco ad Al Khoms per assistere circa 60 rifugiati e migranti soccorsi in mare dopo che la loro imbarcazione ha iniziato ad affondare al largo della costa libica. Diversi corpi sono stati recuperati e si stima che 40 persone siano disperse". E' quanto si legge in un tweet dell'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. "Dalle prime ore di oggi - conferma un altro tweet dell'Unhcr - la Guardia costiera libica e pescatori della zona partecipano alle operazioni di soccorso". La maggior parte dei superstiti sono originari del Sudan, mentre altri sono cittadini di Egitto, Marocco e Tunisia. "Si stima che almeno 40 persone siano morte o disperse", twitta anche Charlie Yaxley, un portavoce dell'Unhcr, che riferisce di "terribili notizie" con dettagli ancora da mettere insieme, che stanno emergendo dai colloqui tra i soccorritori e i superstiti. "Se i tragici numeri di oggi saranno confermati, sfiorerà i 900 morti il numero delle persone annegate nel Mediterraneo nel 2019 - scrive - L'Unhcr chiede il rafforzamento urgente delle capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, compresa la revoca delle restrizioni alle barche delle ong". "Queste tragedie si possono evitare - incalza - Le ong devono essere libere di salvare vite in mare". 

A lanciare l'allarme era stato Alarm Phone su Twitter. "Un altro naufragio nel #Mediterraneo? La notte scorsa alle 3.30 circa, siamo stati contattati da una barca al largo della #Libia, a bordo circa 100 persone. Partiti da Al Khums 3 ore prima, erano in grave pericolo. Urlavano e piangevano, dicendo che alcuni di loro erano già morti", aveva scritto. "Abbiamo tentato di ottenere la posizione GPS, ma i naufraghi erano nel panico e non sono riusciti a comunicarla. La barca era molto vicina alla #Libia, e non abbiamo potuto fare altro che informare le autorità in Libia e in #Italia", avevano denunciato. "Temiamo che nessuno sia andato a soccorrerli. Non siamo più riusciti a comunicare con la barca. Alle 6 di mattina un parente ci ha chiamati preoccupato per le persone a bordo. Teme che siano morti. Non sappiamo cosa sia successo a questo gruppo di #migranti. Speriamo che siano ancora vivi ma temiamo il peggio", avevano detto. "Queste morti sono tua responsabilità #Europa. Le tue politiche di deterrenza uccidono", aveva scritto ancora Alarm Phone su Twitter. 

Nel frattempo 15 migranti dell'Open Arms sono stati trasferiti poco fa dall'Hotspot di Pozzallo e imbarcati sulla nave militare spagnola Audaz. A confermarlo all'Adnkronos è il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna.