Nuovo picco di casi in Usa. Trump e Fauci divisi sui test

Massimo Basile

L'epidemiologo Anthony Fauci è ottimista sull'arrivo di un vaccino "entro la fine dell'anno", ma è preoccupato dallo "sconvolgente aumento" dei contagi in alcuni stati e chiarisce: "Trump non ci ha mai detto di frenare sui test". Ma proprio sulla politica dei controlli si potrebbe aprire una nuova frattura con il capo della Casa Bianca. L'audizione al Congresso del direttore del National Institute of Health era stata fissata per analizzare la situazione in un momento in cui gli Stati Uniti registrano un nuovo picco di casi, con focolai Florida e Texas.

Fauci ha confermato che la ricerca per un vaccino è entrata nella fase di "massimo sforzo", ma nel presente, ha aggiunto, "servono più test", non meno, come aveva chiesto Trump. Quasi in contemporanea, smentendo la stessa Casa Bianca, il presidente ha spiegato che la frase pronunciata al comizio di sabato, "ho chiesto di rallentare perché più test facciamo più casi emergono", riflette il suo reale pensiero. "Non stavo scherzando", ha ribadito.

Fauci non è sulla stessa linea d'onda: gli Stati Uniti, che hanno già testato 27 milioni di persone, "faranno ancora più test", ha detto l'epidemiologo al Congresso. "Siamo stati colpiti duramente - ha ammesso Fauci - i dati sono molto preoccupanti. Le prossime due settimane saranno decisive per capire quale sarà la nostra capacità di controllare l'epidemia".

Finora si sono registrati 2 milioni e 300 mila contagi e più di 120 mila morti. Resta da valutare quale sarà la reazione del capo della Casa Bianca dopo le dichiarazioni di Fauci, con il quale i rapporti sono freddi da almeno due settimane. "I media - si è lamentato oggi il presidente - non riconoscono il nostro grande lavoro per contrastare l'epidemia. Abbiamo salvato milioni di vite umane. Mentre poi leggo che Fauci ha un indice di approvazione molto alto, il 72 per cento. Ma se lavora con noi, perché allora non ci viene riconosciuto? Perché i media propaganda sono fake news".