Nuovo rinvio per il processo a Patrick Zaki. La prossima udienza è il 7 dicembre

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AGI - Il processo a Patrick Zaki a Mansura è stato rinviato al 7 dicembre dopo una seconda udienza-lampo. La legale dello studente detenuto in Egitto, riferiscono all'AGI interlocutori dal Cairo, ha chiesto di avere una copia degli atti visto che finora aveva avuto la possibilità di visionarli solo tramite la cancelleria della Corte. Avere il possesso delle carte, infatti, permetterà ai legali del giovane studioso di preparere una migliore strategia difensiva e rispondere più efficacemente alle accuse.

La risposta del giudice si è fatta attendere piu' a lungo, circa un'ora. Ritiratosi per prendere una decisione, il massimo rappresentante della corte di Mansura ha deciso di rinviare l'udienza al 7 dicembre anche per concedere ulteriore tempo per allegare altri documenti al fascicolo del ricercatore. 

Zaki, arrivato ammanettato in aula, è rimasto in silenzio e, da quello che riferiscono gli interlocutori, non ha evidenziato problemi fisici particolari. Con lui in aula erano presenti anche la sorella e il padre.

La mobilitazione della comunità internazionale

Le fonti sentite dall'AGI spiegano come in aula fosse presente una compatta delegazione internazionale. Italia, Spagna e Canada hanno partecipato all'udienza mentre Germania e Usa hanno inviato lettere alla corte in cui hanno confermato che seguiranno il caso di Zaki con molta attenzione. A questo si aggiunge una lettera sottoscritta da 40 deputati europei alla presidente della Commissione europea e all'Alto rappresentante dell'Unione dove si sollecita "la necessità di un forte impegno dell'Ue per la liberazione di Patrick Zaki".

L'invio della missiva è stato invece reso noto da Fabio Massimo Castaldo (M5s) e Pierfrancesco Majorino (Pd) che hanno spiegato come il gesto sia stato fatto per "dare la giusta priorità e urgenza alla vicenda di Patrick Zaki e di assicurare che i suoi diritti fondamentali siano salvaguardati da qualsiasi violazione". In aula anche un dirigente della Ong Eipr per la quale Patrick lavorava come ricercatore.

Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, si tratta di "un rinvio lunghissimo, che sa di punizione. Quel giorno saranno trascorsi 22 mesi dall'arresto: 22 mesi di crudeltà e sofferenza inflitte a Patrick, ma anche di grande resistenza da parte sua

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