"Nuraghi patrimonio umanità", coro di appelli all'Unesco

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Pressing trasversale per i nuraghi ‘patrimonio dell’umanità’. In vista del verdetto che arriverà a fine marzo, è coro di appelli all’Unesco affinché i siti nuragici della Sardegna, un po’ le piramidi nostrane, siano riconosciute patrimonio dell‘umanità. Dai Gesuiti, agli scienziati agli archeologi per arrivare al mondo dello showbiz, attorno ai nuraghi e al prestigioso riconoscimento nel mondo si è creato un pressing trasversale sull’Unesco. Il tempo sta per scadere, gli appelli non si fermano.

Sono più di 7.000, secondo le stime, i nuraghi presenti ancora oggi in Sardegna; costituiscono una traccia importante della civiltà sarda antica di migliaia di anni. Si racconta che lo scultore Pinuccio Sciola avrebbe voluto proprio i nuraghi nella bandiera sarda al posto dei quattro Mori che richiamano le lotte degli Aragonesi contro gli Arabi.

Il valore dei nuraghi, da tempo è sostenuto dai Gesuiti. Padre Alberto Maria Centurione - tra il 1886 e il 1887 - su Civiltà Cattolica scrisse parecchi servizi dedicati ai nuraghi decantando "la loro singolarità, moltitudine ed alta antichità cui tutti ad una voce proclamano". La rivista, diretta oggi da padre Antonio Spadaro, tra i testimonial dell’appello all’Unesco, ha reso disponibili quei saggi.

Padre Spadaro, di recente, su Civiltà Cattolica ha scritto: "Indubbiamente la promozione dei nuraghi da parte dell’Unesco avrebbe una ricaduta diretta sulla Sardegna e sull’Italia. Essa andrebbe integrata in un ampio modello di sviluppo sostenibile, rispettoso delle comunità locali e dei valori culturali e identitari della civiltà sarda. Insomma, non può e non deve più valere la costruzione poetica dell’epoca nuragica intesa come un beato isolamento. Ma è chiarissima anche la rilevanza mondiale del riconoscimento".

Un "capolavoro del genio umano", per il gesuita secondo il quale i nuraghi "sono costruzioni che, per la loro architettura, unità e integrazione nel pae­saggio, meritano l’ambito riconoscimento del loro valore universale eccezionale sotto l’aspetto storico e artistico. Rappresentano un capolavoro del genio creativo dell’uomo, e mostrano un importante interscambio di valori umani, in un lungo arco temporale, sugli sviluppi dell’architettura e nel disegno del paesaggio. Sono testimonianza di una civiltà, in quanto sono un esempio straordinario di una tipologia edilizia che illustra una fase della storia umana. Questo certifica l’eccezionale valore universale e l’unicità dell’immenso patrimonio di lasciti della civiltà nuragica".

In attesa della decisione, Spadaro ricorda all’Unesco le parole di padre Centurione: ‘Mentre tutte le maggiori nazioni fanno a gara in promuovere lo studio non solo de’ monumenti patrii, ma degli stranieri, ben dee gradire l’Italia che sia fisso lo sguardo nella sua Sardegna coronata qual è di torri sfidatrici de’ secoli’.

Tutta la Sardegna insomma è unita nell’appellarsi all’Unesco affinché i nuraghi vengano riconosciuti nel mondo come ‘patrimonio dell’umanità’. A raccontare all’Adnkronos il significato dell’iniziativa e le molteplici realtà coinvolte, è Roberto Deriu, componente dell’associazione ‘Sardegna verso l’Unesco’: "l’idea è quella di fare riconoscere il paesaggio della Sardegna arcaica: i nuraghi, le tombe dei giganti, la Domus de Janas, attraverso la candidatura all’Unesco".

Per questa causa, come spiega Roberto Deriu, si è "mobilitata l’intera isola; e si sono unite le istanze di Conferenza episcopale, delle due università di Cagliari a Sassari, il Fai e un numero sterminato di associazioni". Agli appelli all’Unesco hanno aderito poi centri di ricerca e c’è stata la sottoscrizione di oltre 200 comuni sardi.

"C’è anche una ragione culturale: - spiega Deriu -la storia del mondo antico non annovera la Sardegna tra i centri di civiltà storiche invece la Sardegna ha sviluppato nei secoli una civiltà invidiabile: dal fondo del mare alla cima più alta. Insomma, c’è un mondo ancora da scoprire. E la Sardegna ha da riprendere il suo posto tra le civiltà più antica". All’istruttoria scientifica hanno preso parte gli archeologi di tutta l’isola.