Nursing Up: Italia prende a calci chi ha combattuto il covid-19

Cro/Ska
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Roma, 27 lug. (askanews) - Un debolmente positivo un soggetto che continua a portare nel suo sangue tracce del virus, che tampone dopo tampone non vuole abbandonarlo. Un debolmente positivo per, non per forza di cose un "caso contagioso": una recente ricerca dell'Ospedale San Matteo di Pavia dimostra come sia sufficiente un esame di laboratorio supplementare per mettere in coltura il materiale proveniente dal tampone di questi soggetti e vedere se si replica e se ha reale capacit infettiva. Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, interviene sullo scabroso caso del giovane infermiere marchigiano, di stanza in Lombardia, Giovanni Formiconi. 24 anni appena, subito dopo la laurea, stato lanciato allo sbaraglio nella battaglia contro il Covid. Ha lottato, ha combattuto in trincea per la salute degli italiani. Giovanni uno di quelli che si ammalato per difenderci dal "Mostro". Ma oggi lo Stato e le Regioni lo hanno abbandonato a se stesso. La sua storia stata di recente riportata dal Corriere della Sera in un commovente articolo. "Mi vergogno di appartenere a questa Italia quando leggo questo vicende, esordisce De Palma. Questo ragazzo, neo dottore in Infermieristica, subito dopo il conseguimento della sua Laurea non si tirato indietro, per settimane stato in prima linea contro la pandemia. Oggi non pi considerato, n un uomo, n un infermiere, e questo dovrebbe farci gridare allo scandalo, tutti, indistintamente. Le Marche, sua Regione di origine, lo "rifiutano" come fosse un appestato. Per la Lombardia, laddove ha prestato servizio come "eroe", rischiando e cambiando letteralmente la sua vita, pu tranquillamente fare ritorno a casa per concludere il suo percorso accanto ai suoi familiari. Beffa delle beffe, Giovanni si ammalato per difendere i cittadini italiani: ma non ha mai avuto nemmeno un regolare contratto di assunzione. E poi ci chiedete perch noi infermieri siamo inviperiti come non mai, continua De Palma, e perch non abbiamo nessuna intenzione di seppellire l'ascia di guerra? Insomma, questo ragazzo ha sacrificato la sua vita, ha combattuto "al fronte" contro il nemico, giorno e notte, e oggi sembra un p come il personaggio di Tom Hanks nel film "The Terminal". Quando quell'uomo, in una situazione paradossale, fu costretto a vivere in un aeroporto perch n il suo Paese di origine, n l'America, gli permettevano di "varcare" quella "terra di mezzo". Ci rendiamo conto che per questa la realt e non una pellicola? Non una finzione? Giovanni un uomo, Giovanni un infermiere, oggi vittima del pressappochismo e della confusione di quelle Regioni che agiscono, nel nostro sistema sanitario, con un pericoloso libero arbitrio, sistemi autoreferenziali che creano solo marasma in un sistema sanitario non univoco, da territorio a territorio, con conseguenze disastrose. Ma una soluzione esiste? Intanto ci si accerti se Giovanni ancora realmente contagioso. E se lo fosse davvero, venga sostenuto finch non guarisce del tutto: ha combattuto per la salute degli italiani come tanti di noi, non si merita di essere trattato come un "appestato". Si tuteli la sua figura professionale, lo si collochi in una situazione dignitosa finch questa situazione perdura. E se si dovesse accertare che idoneo al lavoro, non lo si tenga ancora in isolamento. In questa situazione, in "questa terra di mezzo", un uomo, un infermiere, cos come nessun soggetto al mondo, merita di "sostare". La Sanit Lombarda vuole dargli il via libera per tornarsene a casa, rispettando le norme di sicurezza, dice ancora De Palma, vicino ai suo familiari, concludere con dignit il decorso della sua malattia e riprendere la vita di prima. La Regione Marche lo "rifiuta" come un figlio di nessuno. Oltre tutto Giovanni, che ha combattuto senza paura contro la pandemia, un precario, uno dei tanti precari italiani: da due mesi quindi, non lavorando, non percepisce stipendio. Come potrebbe mantenersi a Milano? Anche per questo vuole tornare a casa dai suoi familiari. Ma finito, suo malgrado, come in un "girone dantesco". Da cui ha paura di non poter pi uscire. Mi domando, dove sono i responsabili del nostro dicastero, Speranza e Sileri, di fronte a questi casi: qui che abbiamo bisogno di loro, della loro autorit, della loro competenza, del loro intervento, per distruggere un immobilismo che ci sta condannando senza appello. La politica torni a essere lo strumento pi idoneo per sostenere i cittadini e i lavoratori, non un triste gioco di poltrone e di chiacchiere senza senso. In un Paese civile degno di tal nome, un infermiere, un giovane uomo che si ammalato prendendosi cura degli altri, anche ammesso che sia davvero ancora contagioso, ha il diritto sacrosanto di essere tutelato e curato " con ogni premura" e per interessamento dei datori di lavoro responsabili della sua incolumit, quindi le Regioni e lo Stato, e gli va data senza indugio la possibilit di avvicinarsi a casa, dove potr essere ulteriormente seguito, e dove potr guarire supportato dall'affetto indispensabile di parenti e amici. Confermo la mia indignazione, e come Presidente di un Sindacato Nazionale di Infermieri, chiedo l'intervento immediato del Ministro della Salute Roberto Speranza".