NYT: "Giornalista saudita ucciso per volere dei reali e fatto a pezzi con una sega"

I massimi ufficiali della sicurezza turca hanno concluso che il dissidente saudita Jamal Khashoggi è stato assassinato nel consolato saudita a Istanbul per ordine dei più alti livelli della corte reale. Lo ha detto un alto funzionario citato da 'The New York Times'. L'uomo, secondo quanto scrive il giornale americano, sarebbe stato ammazzato entro due ore dal suo arrivo al consolato da una squadra di agenti sauditi, che avrebbe smembrato il suo corpo con una sega. "È come 'Pulp Fiction'", ha detto il funzionario. I resti del corpo sarebbe stato portati via occultati in un minivan nero.

Nel frattempo una televisione turca ha diffuso delle immagini di videosorveglianza che mostrano l'ingresso al consolato del giornalista, scomparso dopo essere entrato martedì 2 ottobre nella rappresentanza diplomatica, e della squadra sospettata di essere responsabile della sua scomparsa. Un fermo immagine di questo video era già stato diffuso da alcuni media, ma l'emittente 24 TV è la prima a diffondere i filmati. Khashoggi, editorialista del Washington Post critico nei confronti del potere a Riyad, si era recato al consolato su appuntamento, per delle pratiche amministrative. Secondo la polizia turca non è mai uscito dall'edificio, ma l'Arabia Saudita sostiene il contrario.

 Nel frame del video la squadra che sarebbe coinvolta nell'omicidio

Nelle prime immagini si vede un uomo che viene presentato come Khashoggi ed entra nel consolato saudita a Istanbul, alle 13.14. Posteggiato vicino, si vede un van nero. Successivamente si vede un van che entra nel consolato, poi esce, e secondo 24 TV alle 15.08 si reca nella vicina residenza del console. Secondo il capo-redattore del quotidiano Aksam, Murat Kelkitlioglu, che commentava su 24 TV al momento della presentazione delle immagini, è "certo" che Khashoggi sia stato trasportato su questo van, vivo o morto. Alcune fonti turche, citando l'inchiesta in corso, hanno effettivamente affermato nel fine settimana che i primi elementi indicavano che il giornalista era stato assassinato all'interno del consolato. Ma diversi media turchi martedì hanno suggerito la possibilità che sia stato sequestrato e portato in Arabia Saudita. Sabato la polizia turca ha rivelato che un gruppo di 15 sauditi ha fatto andata e ritorno per e da Istanbul e si è recato al consolato il giorno della scomparsa del giornalista. L'emittente 24 TV ha diffuso anche delle immagini che sostiene siano quelle dei membri di questo gruppo che arrivano all'aeroporto di Istanbul e poi nel loro hotel. Secondo la tv, hanno lasciato l'albergo in mattinata per recarsi al consolato, e poi sono ripartiti di sera.

Il quotidiano pro governo Sabah aveva riportato martedì che due aerei privati erano arrivati dall'Arabia Saudita a Istanbul quel giorno e che le persone a bordo avevano camere riservate in alberghi vicini al consolato. Alcune di loro hanno avuto solo il tempo di lasciare le proprie cose in hotel e sono uscite, per poi tornare a recuperarle il giorno stesso; alcune non hanno trascorso la notte in hotel, sempre secondo Sabah. Oggi il quotidiano ha pubblicato nomi, età e foto di 15 uomini presentati come "la squadra dell'omicidio". Il nome di una di queste persone, Salah Muhammed Al-Tubaigy, coincide con quello di un tenente colonnello del dipartimento saudita di medicina legale. Le autorità turche hanno ottenuto martedì l'autorizzazione a perquisire il consolato saudita, ma la perquisizione non è ancora avvenuta.

La fidanzata di Khashoggi intanto ha chiesto aiuto al presidente Usa Donald Trump, pregandolo di "fare luce" sulla vicenda. "Imploro il presidente Trump e la first lady Melania Trump di aiutare a fare luce sulla scomparsa di Jamal", ha scritto Hatice Cengiz.

Secondo quanto ha raccontato la fidanzata, turca, il reporter si era recato al consolato per sbrigare delle pratiche amministrative in vista del loro matrimonio, ma non è mai uscito dagli uffici. In un'intervista realizzata da Bbc tre giorni prima della scomparsa, Khashoggi aveva affermato di non avere intenzione di tornare in Arabia Saudita: "Quando sento parlare dell'arresto di un amico che non ha fatto niente che meriti un arresto, questo mi fa pensare che non devo tornarci. Io parlo, questo amico neanche parlava", aveva detto il giornalista.